«Hamza è stato ucciso», cosa cambia per al Qaeda dopo l'annuncio di Trump

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di Erminia Voccia

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato la morte di Hamza bin Laden, figlio dell'ex leader di al Qaeda Osama bin Laden e suo figlio preferito. Della morte di Hamza si era parlato lo scorso luglio, quando acuni media americani, inizialmente Nbc e poco dopo il New York Times, avevano diffuso la notizia riportando le dichiarazioni di funzionari Usa rimasti anonimi. “Hamza Bin Laden, alto responsabile di al Qaeda, è stato ucciso in un’operazione anti-terrorismo condotta dagli Stati Uniti nella regione dell’Afghanistan/Pakistan”, è stata la dichiarazione del presidente americano contenuta in un comunicato ufficiale. Fino a gennaio 2019 era noto che il figlio di Osama, probabilmente trentenne, si trovasse nella provincia di Kunar, appunto al confine tra l’Afghanistan e il Pakistan.

Il giovane Hamza, figura di spicco dell'organizzazione, era stato indicato come possibile successore alla guida di al Qaeda. Al figlio di Osama bin Laden, era stato conferito il titolo “al Sheikh”, riconoscimento riservato solo alle figure più autorevoli dell’organizzazione. Il giovane Hamza aveva spesso richiamato alla memoria gli attacchi perpetrati dal padre e aveva minacciato l'arrivo di una nuova ondata di atti di terrore contro l’Occidente. Ma la comunità di esperti del terrorismo jihadista non è stata mai unita riguardo la sua figura e l'importanza da lui rivestita all’interno del gruppo. Ritenuto troppo giovane per assumere, almeno a breve termine, la guida di al Qaeda, ha ricoperto certamente un ruolo di primo piano dal punto di vista mediatico. Per questo motivo, anche dopo la conferma della morte da parte di Trump, dovremmo ritenere le capacità operative di al Qaeda pressoché invariate. Come notano gli analisti di IFI Advisory, il danno della scomparsa di Hamza per il gruppo sarebbe dunque soprattutto un danno di immagine. Grazie alla figura di Hamza bin Laden il gruppo aveva inoltre recuperato la vecchia retorica di colpire il nemico lontano. Una strategia che negli ultimi anni al Qaeda aveva messo da parte, privilegiando invece quella del colpire il nemico vicino, ovvero i regimi apostati accusati di aver tradito i precetti dell’Islam. 

La notizia potrebbe potrebbe essere sfruttata sia da al Qaeda che delle sue filiali, per dare nuova linfa alla loro narrativa e per rafforzare la coesione ideologica tra i differenti branch regionali del gruppo. Hamza bin Laden, spiegano ancora gli analisti, è stato tra i pochi ai vertici di al Qaeda a non essere criticato da parte del sedicente Stato Islamico, nonostante il momento che vede le due organizzazioni prendersi di mira reciprocamente, sia dal punto di vista operativo che mediatico. 
Domenica 15 Settembre 2019, 10:30 - Ultimo aggiornamento: 15-09-2019 18:06
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