Trump si arrende a modo suo, non vuole concedere la vittoria a Biden ma evoca la sconfitta: «Altri faranno il lockdown»

Domenica 15 Novembre 2020 di Flavio Pompetti
Trump si arrende a modo suo, non vuole concedere la vittoria a Biden ma evoca la sconfitta: «Altri faranno il lockdown»

«Questa amministrazione non ordinerà mai il lockdown. Forse lo farà la prossima». Donald Trump è apparentemente fiero della sua ostinazione che ha contribuito a creare 180.000 nuovi casi e 1.389 decessi venerdì. Ma nella sua prima uscita in pubblico ad undici giorni dal voto, le sue parole per la prima volta sembrano alludere al fatto che a breve gli Usa avranno una diversa amministrazione e un diverso presidente: Joe Biden. L’ipotesi è che possa cedere venerdì, o subito prima, al termine della conta dei voti della Georgia. Del resto i media hanno già deciso da un paio di giorni che le elezioni si sono concluse con la vittoria di 306 voti del collegio elettorale per il candidato democratico, e 232 per l’attuale presidente, ma a parte quello che potrebbe essere stato un lapsus involontario di Trump durante il briefing sul Covid, l’evidenza della sconfitta non ha ancora una conferma ufficiale. I portavoce della Casa Bianca sono sguinzagliati su tutte le reti televisive a sconfessarla, e una folla di sostenitori ha invaso ieri il centro di Washington per celebrare il secondo mandato del loro amato presidente. La strada processuale per sovvertire il verdetto delle urne si sta facendo sempre più stretta. L’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, amico personale di Trump e legale non ufficiale della Casa Bianca, è stato incaricato di coordinare i ricorsi, finora con poca fortuna.

 

Due giudici in Pennsylvania hanno infatti rigettato sei ricorsi venerdì, a poche ore dalla loro presentazione, e gli stessi avvocati di Trump stanno ritrattando le accuse che avevano sollevato con le denunce in almeno un paio di casi. L’ultimo tentativo è quello di chiedere l’invalidazione di 700.000 schede inviate, sempre in Pennsylvania, dopo la data della chiusura dei seggi. Ma la corte suprema si è espressa in merito già a fine ottobre, quando ha confermato la costituzionalità dell’estensione della data in Pennsylvania e in Nord Carolina. Non ci sono più i numeri per rovesciare a favore di Trump il risultato di un voto che ha consegnato al suo avversario 5,5 milioni di preferenze in più, e il 3,6% di distacco. La fine del ri-conteggio manuale delle schede in Georgia venerdì prossimo potrebbe essere l’ultimo capitolo di questo strascico elettorale, ma le pressioni, anche in campo repubblicano, stanno montando intorno al presidente perché pronunci il discorso di ammissione della sconfitta molto prima di quella data. 

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L’ex capo del gabinetto del presidente, l’autorevole generale John Kelly, ha ammonito che il ritardo della dichiarazione «sta mettendo il Paese in pericolo», e uno dei maggiori finanziatori delle cause conservatrici, il miliardario Charles Koch, ha chiesto scusa per «l’incredibile pasticcio» che lui stesso ha contribuito a creare. Koch intendeva promuovere un taglio drastico del debito pubblico quando ha aiutato a promuovere la crescita del tea party nel 2007. Oggi ammette: «Abbiamo sbagliato tutto», di fronte al debito in ascesa verticale, e un Paese piagato dalla polarizzazione politica. La folla dei sostenitori che ieri ha marciato dalla Freedom Plaza in prossimità della Casa Bianca all’edificio che ospita la Corte Suprema, sembrava completamente ignara del dibattito in corso. Alcune migliaia di persone, in gran parte sprovviste di mascherine, hanno risposto all’appello di “Stop the steal” (fermate il furto), l’organizzazione fondata quattro anni fa dagli amici e consulenti di Trump Roger Stone e Steve Bannon. Trump ha fatto passare tra la folla, che a un certo punto si è scontrata con manifestanti di segno opposto, la lunga carovana di auto blindate che lo stava portando a giocare a golf, con grande gioia dei manifestanti. 

Ultimo aggiornamento: 16:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA