Trump scarica Giuliani e dichiara guerra al leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell

Mercoledì 17 Febbraio 2021
Trump scarica Giuliani e dichiara guerra al leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell

Donald Trump scatenato su più pronti. Da una parte scarica Rudolph Giuliani, dall'altra attacca  il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell.

Il tycoon ha fatto sapere che l'ex sindaco di New York resta un suo «amico ed alleato», ma attualmente non lo rappresenta più in alcuna questione legale. Eppure sono diverse le azioni penali e civili in cui attualmente Trump è coinvolto. Ma già dopo le elezioni presidenziali il tycoon aveva espresso la sua insoddisfazione per l'azione di Giuliani nel sostenere la tesi delle elezioni truccate.

 

 

 

Inoltre, forte dell'assoluzione nel secondo processo di impeachment, rompe gli indugi e dà il via all'operazione per il suo ritorno. E lo fa con una vera e propria dichiarazione di guerra contro il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell, reo di averlo indicato come «moralmente responsabile» dell'assalto al Congresso del 6 gennaio. «Bisogna scaricarlo, il partito repubblicano non può essere forte e rispettato con leader come lui ai suoi vertici», il monito rivolto ai senatori in una nota diffusa dall'ex presidente, che accusa McConell di «mancanza di visione politica, di saggezza, di talento e di personalità».

 

Ma, cosa più importante, Trump promette il suo sostegno in vista delle primarie per le elezioni di metà mandato del 2022 solo ai candidati rivali di McConnell, e a quelli che sposeranno in pieno la filosofia del Make America Great Again e la dottrina dell'America First. La resa dei conti nel partito, quindi, è ufficialmente iniziata. E Trump si fa forza anche grazie agli ultimi sondaggi tra i repubblicani che lo danno in vantaggio in modo siderale su tutti i potenziali avversari per le presidenziali del 2024. Poco importa se l'ex presidente entra nel mirino di nuove indagini.

La speaker della Camera Nancy Pelosi ha infatti annunciato la futura creazione di una commissione indipendente d'inchiesta sull'insurrezione contro il Capitol, sul modello di quella che studiò gli attacchi dell'11 settembre per quasi un anno e mezzo prima di mettere nero su bianco un rapporto di 585 pagine. «Dobbiamo andare sino in fondo e ottenere la verità su quello che è successo», ha scritto in una lettera ai deputati. Un'iniziativa che ha ricevuto subito la benedizione della Casa Bianca. La commissione, che avrà poteri più ampi di quelle delle singole commissioni parlamentari, potrà far luce su molti interrogativi rimasti senza risposta e perseguire anche la testimonianza degli alleati di Trump, che non sono stati sentiti nel procedimento di impeachment.

 

Un'arma che consentirà ai dem di tenere l'ex presidente sotto scacco almeno sino alle elezioni di Midterm nell'autunno del 2022, senza far dimenticare le immagini che hanno scioccato l'America e il mondo intero. Nel frattempo il deputato dem Bennie Thompson, che è anche presidente della commissione della Camera sulla sicurezza interna, ha presentato in una corte federale una denuncia contro Trump e il suo avvocato Rudy Giuliani accusandoli di aver cospirato con i gruppi armati di estrema destra Proud Boys e Oath Keepers per istigare l'assalto al Congresso e impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden. Si tratta della prima causa civile dopo l'attacco, ma potrebbero seguirne altre. Sostenuto dalla National Association for the Advancement of Colored People (Naacp), una delle prime e più influenti associazioni per i diritti civili Usa, Thompson ha invocato una legge del 1871, approvata dopo la guerra civile per combattere la violenza e le intimidazioni del Klu Klux Klan.

 

 

Se la causa procederà, l'ex presidente ed altre persone potrebbero essere costrette a deporre, portando all'eventuale rivelazione di prove che non sono state acquisite nel processo di impeachement. Trump resta nel mirino anche di altre inchieste, ma sta recuperando consenso tra gli elettori repubblicani.

Secondo un sondaggio Morning Consult/Politico, il 54% del campione lo sosterrebbe nelle primarie del 2024 per la Casa Bianca, dove farebbe il vuoto dietro di sé contro tutti i potenziali avversari: Mike Pence (12%), Nikki Haley (4%), Ted Cruz (4%), Mitt Romney (3%) e lo stesso figlio Donald Jr (8%). Il 59% ritiene inoltre che dovrebbe giocare un «ruolo importante» nel partito, con un aumento di 18 punti rispetto al sondaggio del 6-7 gennaio (dopo l'assalto al Congresso), mentre solo il 17% pensa che non dovrebbe avere alcun ruolo. La quota di repubblicani che lo considera in qualche modo responsabile per l'attacco al Capitol è scesa di 14 punti, al 27%. I big del partito sono ancora divisi sul futuro.

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McConnell, attirandosi le ire del tycoon, ha ribadito in un intervento sul Wall Street Journal che l'assoluzione «difende la costituzione, non Donald Trump», il quale resta «il responsabile morale» dell'assalto. Ma nel partito continuano le purghe contro chi ha voltato le spalle all'ex presidente: l'ultimo è il senatore Richard Burr, censurato dal Grand Old Party in North Carolina, dove potrebbe essere sfidato alle prossime elezioni da Lara Trump, la nuora del tycoon. Trump, che ha già annunciato il suo imminente ritorno sulla scena, resta però ancora privo di un megafono social. A breve Facebook deciderà se riammetterlo. Ma intanto, dopo un mese di assenza, anche se solo tramite un provider di dimensioni limitate come Epik, torna online Parler, la piattaforma che ha coagulato cospirazionisti ed estremisti di destra sostenitori dell'ex presidente.

Ultimo aggiornamento: 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA