L'accusa di Trump: «Hillary e i democratici pagarono per dossier Russiagate»

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di Luca Marfé

NEW YORK - Soldi del Partito Democratico per “inventare” il Russiagate. Fondi che sarebbero addirittura riconducibili al nome dell’eterna sconfitta della campagna elettorale 2016. A quello, cioè, di Hillary Clinton.

L’accusa è chiara, pubblica e per la prima volta precisa. La firma l’attivista conservatore Tom Fitton. E fin qui nessuno scossone epocale. La rilancia, però, Donald Trump in persona. E allora, di colpo, tutto cambia.
 


Nella rissa mediatica, ma soprattutto politica, che va in scena proprio in queste ore tra la Casa Bianca e l'Fbi ci finisce dunque in mezzo anche l’ala di sinistra del Congresso nonché colei che è ancora la testa di serie numero uno del partito.

«Hillary Clinton e il Partito Democratico hanno cercato di nascondere il fatto che abbiano dato soldi alla Gps Fusion (una società di ricerca e di intelligence basata a Washington, ndr) per strutturare un dossier che è stato utilizzato dagli alleati dell’amministrazione Obama per convincere una corte con l’inganno, a detta di tutti, a spiare il team Trump».



Un cinguettio pesantissimo.

Il presidente, in buona sostanza, non si limita a puntare il dito contro il Bureau accusandolo di abuso di potere in merito alla vicenda delle intercettazioni e dello spionaggio a danno di un ex consigliere del suo entourage.

Per quanto il fatto sia già di per sé molto grave, considerato che pone faccia a faccia l’istituzione più alta del Paese da una parte e l’ente investigativo federale dall’altra, Trump si spinge oltre e lo fa a modo suo. Con un tweet, appunto.

Alla regia di tali manovre ci sarebbe stata e ci sarebbe tuttora la politica. Quella contro la quale si è schierato sin dalle prime battute della sua discesa in campo. Quella che aveva promesso con il suo slogan «drain the swamp», «ripulire la palude», di prendere a spallate. Quella di Hillary Clinton, insomma.

In attesa che emergano ulteriori novità sull’operato dell’Fbi, e con il procuratore speciale Robert Mueller incessantemente al lavoro nell’ombra, destra e sinistra a stelle e strisce si allontanano ogni giorno un po’ di più e disegnano con tratti sempre più netti lo scenario di un Paese spaccato in due metà.
Venerdì 2 Febbraio 2018, 19:18 - Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio, 18:19
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