Siria e Turchia: scade la tregua. Erdogan incontra Putin, ma sogna la bomba atomica

Martedì 22 Ottobre 2019 di Luca Marfé
Altro che passo indietro.
Erdoğan vuole una «Turchia ancora più grande» e nel suo cassetto c’è un sogno marcio: la bomba atomica.

Lo scacchiere siriano è in fiamme e tutti i pezzi sono sul ciglio di un nuovo scontro.
Scade oggi, infatti, la tregua di cinque giorni concordata (e violata) con i curdi.
Il sultano incontra lo zar e il destino dell’intero Medio Oriente finisce nelle mani di Putin.

Tradimento o non tradimento, sono queste le conseguenze della scelta firmata Trump di riportare le truppe americane a casa.



Una Russia sempre più padrona della scena politica, militare e diplomatica e una Turchia pronta non soltanto a uscire dall’ombra dell’oramai ex alleato a stelle e strisce, ma addirittura a rilanciare un programma al tempo stesso ambizioso e spaventoso: quello nucleare.



A detta dello stesso presidente turco, «Israele è uno Stato completamente militarizzato e di fatto intoccabile», «l’Iran sta lavorando a cose grosse», «l’Arabia Saudita rischia di prendere la stessa direzione» e a questo punto «Ankara non avrebbe altra scelta se non quella di passare dall’energia» - per cui vanta un accordo proprio con Mosca - «alle armi».

Il timore, dunque, è una possibile escalation regionale in grado di far traballare il mondo intero.

Gli unici nella posizione di impedirla sono Putin e Trump (con un’Unione Europea come sempre non pervenuta).

Con il primo che con ogni probabilità si appresta a tracciare una griglia immaginaria di invalicabili linee rosse.
E con il secondo che, ha sì liberato la scena, ma si dice pronto a intervenire in qualsiasi momento.

Di chiaro non c’è molto, di semplice nemmeno.
Tutto ciò che è certo, però, è che Erdoğan vada arginato e basta.

Questo per impedire che le cause della sua retorica nazionalista si convertano in effetti della sua azione imperialista, attraverso una serie di passi in avanti da cui si rischia di non poter tornare indietro più.

Ultimo aggiornamento: 15:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA