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Ucraina, il dramma dei bambini uccisi persino dentro gli ospedali. E per gli orfani il rischio della tratta

Giovedì 24 Marzo 2022 di Maria Latella
Ucraina, il dramma dei bambini uccisi persino dentro gli ospedali. E per gli orfani il rischio della tratta

Una catastrofe nella catastrofe. Madri separate dai loro figli bambini. Storie e volti che arrivano dall’Ucraina e che, inutile girarci attorno, richiamano alla memoria l’orrore rimosso, quello che abbiamo visto nei vecchi video della Seconda guerra mondiale, quello delle famiglie straziate e avviate a Dachau o a Auschwitz. Non si uccide così anche il futuro?

Un milione e mezzo di bambini sono diventati rifugiati, tre milioni sono sfollati nel loro Paese (fonte Unicef). Si fa fatica a credere che tutto possa ripetersi, eppure ce lo confermano le Ong che lavorano da tempo in Ucraina: 109 bambini sono stati uccisi in questo primo mese di guerra (fonte SOS Children’s Village Ukraina ma di qualche giorno fa), altri, tanti, impossibile fornire una cifra attendibile, sono stati portati via dalle famiglie, secondo i russi per proteggerli: si trovano ora sparsi, in parte pare in Romania. 
Ai bambini più fortunati tocca la fuga all’estero, la mano stretta a quella delle madri perché i padri restano in Ucraina, molti a combattere. Altri fuggono con le famiglie: chi ha figli piccoli non resta ed è un esodo di cui avremo contezza solo nei prossimi mesi. 

 

 

Ripeto: quella del destino dei bambini ucraini è una catastrofe nella catastrofe, come sempre nelle guerre. In questa, però, ci sono risvolti specifici. C’è il dramma dei piccoli malati di cancro: non ci si pensa, in guerra, a chi stava già soffrendo prima. «Devono battersi sui due fronti, la malattia e il conflitto», ha detto Olena Zelenska, la moglie del premier. Quando curarli nei rifugi anti-bomba è diventato impossibile, la first lady ucraina ha contattato Brigitte Macron e con l’aiuto di altri Paesi, Italia inclusa, ha organizzato prima il trasferimento in Polonia e poi quello negli ospedali europei.

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Ci sono i neonati di madri surrogate, quelli ancora rimasti in Ucraina, curati da infermiere che a loro volta non vedono i loro figli. Ogni anno nel paese ora martoriato dalla guerra nascono duemila bambini che sono stati “comprati”, diciamo le cose come stanno, da coppie europee o americane. Ci sono, c’erano, cinquanta cliniche a questo dedicate. E ora ci sono madri e padri in ansia perché quel neonato tanto atteso non può essere accolto, e bambini di pochi giorni o poche settimane nascosti in un rifugio.
Infine il lato più inquietante e tragico della catastrofe infanzia. I bambini che nella guerra si sono persi, i bambini che lasciano il Paese da soli, senza un adulto a guardarli. Sappiamo bene che cosa può significare. Dalla tratta dei piccoli per farli diventare oggetto di violenze sessuali alla loro morte. Se non li uccide la guerra, può ucciderli un trafficante di organi.

 

 

E’ una catastrofe nella catastrofe, una maledizione che peserà sul futuro di una generazione di piccoli ucraini. Nelle strade di New York, dove ora mi trovo, davanti alle sedi delle grandi banche d’affari, le pubblicità video comunicano ai passanti distratti dai loro personali problemi che l’emergenza dei bambini ucraini è un enorme problema che richiede una urgente soluzione. Lo ricorda qui, nella Manhattan delle enorme diseguaglianze, dove ad ogni angolo c’è un essere umano che soffre. Noi europei siamo fortunati. E inconsapevoli del privilegio che ci consente, per ora, sanità e scuola quasi gratuite. Per questo, e non solo perché l’Ucraina è più vicina a Roma che a New York, dovremmo essere consapevoli che il destino dei bambini dell’Ucraina ci riguarda da vicino. Oggi sappiamo più di quanto non si sapesse settanta anni fa. Sappiamo quanti e quali danni procurati alla psiche di un bambino possano diventare una miccia esplosiva quando questi sarà divenuto adulto. Se Putin o chi con lui collabora alla devastazione dì una generazione non ci pensa, dobbiamo pensarci e ricordarlo noi, ogni giorno. Per non uccidere, col presente, anche il futuro dì un Paese.

 

 

Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 09:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA