Ucraina, Biden in Europa: dalla guerra a Kiev alla Cina, gli obiettivi dichiarati (e nascosti) del presidente

Mercoledì 23 Marzo 2022 di Mario Ajello
Ucraina, Biden arriva in Europa: dalla Cina alla Nato, fino al ruolo degli Usa nella guerra. Gli obiettivi del presidente

La missione è cruciale. Lo scopo del viaggio di Joe Biden in Europa, dove è atteso tra poche ore per lo sbarco a Bruxelles, è quello di dare carattere, decisione e sostanza politica al motto «America is back». Ovvero la storica promessa di restaurare una qualche forma di protagonismo americano nel mondo e in questo mondo che la guerra russo-ucraina ha terribilmente infiammato con conseguenze che la stessa amministrazione di Washington - come tutti - non sa prevedere.

È in arrivo l’Air Force One e i tre vertici a Bruxelles (il G7, il summit della Nato e, autentica novità, il Consiglio europeo), prima che Biden venerdì vada in Polonia, assumono un’importanza strategica che riguarda naturalmente anche l’Italia. Questa missione si presenta come una delle più sostanziali dimostrazioni della leadership statunitense per mantenere unito e rendere ancora più efficace il fronte occidentale contro Mosca.

 

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Le tappe di Biden

In Polonia, dopodomani, non solo avrà un bilaterale col presidente Andrzej Duda ma visiterà anche le truppe americane e probabilmente incontrerà i profughi ucraini. Ma prima, nei tre summit brussellesi, il capo della Casa Bianca coordinerà la prossima fase dell’assistenza militare all’Ucraina e domani saranno annunciate nuove sanzioni alla Russia. Gli americani ci tengono, e assai, che ci sia uno sforzo comune per evitare che si evada da queste sanzioni o che ci sia il tentativo di qualsiasi Paese di aiutare la Russia che possa indebolire le sanzioni stesse.

Biden su questi punti è super determinato: non vuole fronde o timidezze nel fronte occidentale. Le sanzioni devono funzionare e funzionare «nella maniera più dura», parola di Presidente.  Il capitolo energetico è l’altra parte di questo viaggio. Biden annuncerà un’azione congiunta per garantire la sicurezza energetica dell’Europa e ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo»: così informano dalla Casa Bianca. Altro tema centrale sarà il ruolo della Cina nell’ambito del conflitto, tema su cui gli Stati uniti intendono «continuare a vigilare».

Il 1° aprile l’Ue terrà un vertice con la Cina. E quindi il viaggio di Biden sarà, in vista di quel summit, un’opportunità per gli Stati Uniti e i nostri partner europei per coordinarsi da vicino su quale sia il messaggio da dare a Pechino. Finora gli Stati Uniti non hanno alcuna prova di una assistenza militare della Cina alla Russia. I critici dell’operato di Biden sostengono che il presidente non è abbastanza impegnato nelle trattative diplomatiche per fermare il conflitto. Ma è lontana, del resto, la stagione in cui i presidenti americani facevano da mediatori diretti di tutte le crisi, da Dayton a Oslo, e ancora più lontano sembra il modello di Trump che fantasticava di risolvere controversie ataviche sedendosi al tavolo con Kim Jong-un o Putin. Biden ha tenuto aperto il canale di dialogo con la Cina di Xi Jinping e coordina le iniziative diplomatiche dell’area europea con Scholz, Macron, Johnson, Draghi.  Serrare i ranghi dell’Occidente per Biden è essenziale.

Il terzo viaggio

Si tratta questa volta del terzo viaggio internazionale dal suo insediamento come presidente degli Stati Uniti a gennaio dell’anno scorso. Anche gli altri due hanno avuto come destinazione l’Europa. Il primo, a giugno, ha visto tappe nel Regno Unito per il G7, il Belgio per il summit Nato e un faccia a faccia con i leader dell’Unione europea, la Svizzera per incontrare l’omologo russo Vladimir Putin.

Nel secondo, invece, il presidente era passato dall’Italia per il G20 e un incontro con papa Francesco, poi di nuovo nel Regno Unito, in Scozia, per la Cop26. Anche il quarto viaggio internazionale potrebbe essere europeo, visto che a giugno si terranno il G7 in Germania e il summit Nato in Spagna. Gli analisti tendono a credere che Biden non farà troppe pressioni sugli europei sull’estensione delle sanzioni contro Mosca ai prodotti energetici, già decisa da Washington e Londra, sapendo che molti Paesi, in primis Germania, Italia e Olanda, semplicemente non possono permetterselo.

Le divisioni all’interno dei 27 sono state confermate l’altro giorno nella riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue, dove alcuni come l’irlandese e i baltici si sono espressi a favore di un embargo su gas e petrolio, scontrandosi però con il chiaro rifiuto di Berlino e Roma. «Non si tratta se vogliamo o meno — ha ammesso con onestà la ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock — ma di quanto dipendiamo da olio e gas. La Germania e altri Paesi dell’Ue non possono fermare le importazioni da un giorno all’altro».

 

 

Il vertice Nato

Problemi per Biden potrebbero emergere al vertice Nato, dove la Polonia, che insiste per introdurre una No fly zone nei cieli ucraini, ha già annunciato di voler proporre formalmente una forza di pace internazionale da mandare in Ucraina nelle zone non occupate dai russi. Idea potenzialmente divisiva, che gli americani e lo stesso segretario della Nato hanno bocciato: «Appoggiamo gli sforzi di pace e chiediamo a Putin di ritirare le forze, ma non ci sono piani per schierare truppe di terra dell’Alleanza», ha detto il segretario generale dell’alleanza atlantica, Stoltenberg. E comunque, Biden si propone come il maggior leader del mondo multipolare: il che può fare comodo all’Europa ma c’è sempre il rischio che la Ue venga schiacciata dai colossi planetari e l’America è uno di questi, mentre l’altro è la Cina il cui gioco finora nella crisi russo-ucraina è quello della sfinge. E tra i compiti del viaggio di Biden, condivisi con la Ue, c’è anche quello di stanare finalmente il Dragone.

 

Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 14:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA