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Ucraina in trincea, allarme voli: «Via gli aerei civili dal Mar Nero»

Lunedì 14 Febbraio 2022 di Anna Guaita
Ucraina in trincea, allarme voli: «Via gli aerei civili dal Mar Nero»

Non è chiaro se nella telefonata di ieri Joe Biden abbia dato al premier Volodymyr Zelensky le prove «sicure al 100% che un’invasione russa è imminente», come l’ucraino aveva richiesto pubblicamente il giorno prima, ma poco dopo la conclusione della conversazione, Zelensky ha chiesto un immediato incontro con Vladimir Putin. Nel rivolgersi al presidente russo, Zelensky si è appellato al documento di Vienna che impegna i Paesi membri dell’Ocse alla massima trasparenza nel caso di esercitazioni belliche. 

Gli osservatori ne hanno tratto la conclusione che Biden abbia almeno in parte convinto il collega ucraino dell’esistenza di reali urgenti pericoli per il suo Paese. Infatti Zelensky poco dopo ha lanciato l’allarme voli sul Mar Nero. La telefonata fra il presidente americano e quello ucraino è durata quasi un’ora e pare sia stata più cordiale di quella di due settimane fa, e Biden ha assicurato Zelensky che gli Usa reagirebbero «in modo rapido e deciso a ogni ulteriore aggressione russa contro l’Ucraina». I due hanno comunque riconfermato la certezza che bisogna «continuare a perseguire la diplomazia e la deterrenza». Il malumore del presidente ucraino per quello che ha definito l’«allarmismo» dell’Occidente è stato comunque sopraffatto ieri dal rullare sempre più assordante dei tamburi di guerra. Altri due aerei americani carichi di rifornimenti militari - missili anticarro e 180 tonnellate di munizioni - sono atterrati a Kiev, mentre la Lituania ha fatto arrivare in Ucraina un aereo che portava i lancia missili anti-aereo da spalla Stinger, di produzione americana, secondo gli accordi presi dalla Nato un paio di settimane fa. 

 

D’altro canto, l’intelligence turca ha constatato che a 20 chilometri dal confine dell’Ucraina, la Russia ha disposto numerose divisioni di artiglieria pesante 2S7M Malka, i cui proiettili hanno una portata di 37 chilometri. Per l’appunto secondo le ultime dichiarazioni della Casa Bianca, se Putin attaccherà ci si aspetta che lo faccia prima con aerei, missili e artiglieria e poi con un’ondata di carri armati. A meno che – come ieri si sono augurati sia il consigliere per la sicurezza nazionale Jack Sullivan che il cancelliere tedesco Olaf Scholz – non si riesca a convincere Putin ad accettare una soluzione diplomatica. Scholz ci proverà domani, dopo essere stato oggi a Kiev per consultazioni con Zelensky, ma è bene ricordare che finora la processione di leader a Mosca ha ottenuto ben poco, neanche i tanto pubblicizzati viaggi del presidente francese Emmanuel Macron e del premier britannico Boris Johnson, neanche gli ammonimenti di Biden che ha promesso sanzioni severissime. Anzi, quasi a farsi beffe dell’americano, l’ambasciatore russo in Svezia, Viktor Tatarintsev ha commentato: «Scusatemi per l’espressione, ma non ce ne frega niente di tutte le loro sanzioni». 

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Se dunque la diplomazia sembra impantanata, le attività militari non rallentano. L’intelligence Usa continua a rendere pubblico quello che sta raccogliendo, e Sullivan ha voluto mettere in chiaro che lo fa «allo scopo di evitare una guerra e non, come è successo nel passato, per cominciarne una», per tacitare tutti coloro che ricordano il martellamento dell’intelligence Usa (poi risultato falso) nel 2003 prima dell’invasione dell’Iraq. A differenza di quella situazione ora, sottolinea Sullivan: «Gli alleati hanno visto le nostre fonti, le hanno controllate anche loro e sono giunti alle stesse conclusioni». Ma anche la società civile sembra stia giungendo alle medesime conclusioni. Ad esempio, la Polonia ha annunciato che aprirà le frontiere a tutti gli americani che volessero fuggire a piedi o in automobile. La linea aerea Klm ha bloccato tutti i voli verso l’Ucraina, memore dei 198 cittadini olandesi che furono uccisi nel volo della Malaysian Airline abbattuto dai ribelli pro-Russia nel 2014. E l’agenzia per il controllo dei voli ammonisce che non è sicuro volare sopra il Mar Nero, dove le navi da guerra russe sono così vicine alle acque territoriali ucraine da aver spinto Kiev a sostenere che si è creato un blocco navale di fatto al porto di Odessa. Non può sfuggire che ci siano anche sei navi da sbarco nella flotta che si allena vicino alle coste dell’Ucraina. 

Ultimo aggiornamento: 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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