​Donbass, la tenaglia russa: a Mosca il 25% dell’Ucraina

Sabato 28 Maggio 2022 di Gianandrea Gaiani
Donbass, la tenaglia russa: a Mosca il 25% dell’Ucraina

Sono giornate dure per l’esercito ucraino nel Donbass, costretto ad arretrare le linee di difesa, a subire ingenti perdite sotto il fuoco dell’artiglieria russa e sfuggire (ma non sempre vi riesce) alle manovre aggiranti dei russi. Come nella Seconda guerra mondiale, che vide il fronte passare da questa regione prima nel 1941 durante l’offensiva dell’Asse e poi nel 1943, durante la lunga controffensiva che portò l’Armata Rossa a Berlino, le operazioni offensive sono incentrate sull’aggiramento delle grandi unità militari nemiche per tagliarle fuori dalle linee di rifornimento e indurle alla resa. Oggi come allora le manovre aggiranti consentono di risparmiare a entrambi i contendenti un bagno di sangue che sarebbe inevitabile se ogni trincea e ogni caposaldo venisse espugnata.

I successi più rilevanti delle ultime ore riguardano l’accerchiamento di Severodonetsk, roccaforte ucraina difesa da 2.500 militari e da giorni attaccata su tre lati e ora circondata anche da sud. Più a ovest, la caduta di Lyman e di Bakhmut, investita dall’offensiva e dai martellamenti dell’artiglieria russa dalla vicina Popasna, rischia di chiudere in un’altra sacca almeno 10 mila soldati ucraini. Lyman è caduta ieri, secondo fonti delle milizie filorusse che avevano già reso noto di avervi catturato 500 militari ucraini durante gli scontri nella periferia dello snodo ferroviario, a nord est di Sloviansk e non lontana da Kramatorsk, città queste ultime che potrebbero costituire l’obiettivo finale dell’offensiva russa nel Donbass.

Lo Stato maggiore ucraino ha ammesso ieri i progressi del nemico «verso Bakhmut, l’esercito russo cerca di interrompere le linee logistiche e isolare le unità ucraine dalle forze principali». Più a sud i contractors del Gruppo Wagner hanno preso l’intera area di Svetlodarsk, caposaldo delle difese ucraine tra le regioni di Donetsk e Luhansk da cui le truppe di Kiev si erano ritirate. 

Sul fronte di Zaporizhzhia la Russia ha rafforzato le posizioni con battaglioni di blindati e rinforzi giunti dalla Crimea con colonne di equipaggiamenti pesanti e sistemi missilistici. Concentrazione di forze che potrebbe indicare un prossimo attacco contro la città dopo che una decina di giorni or sono un battaglione meccanizzato ucraino era stato annientato durante un fallito contrattacco. L’Esercito di Kiev potrebbe essere quindi vicino al tracollo, quanto meno del corpo d’armata schierato nel Donbass e composto dalle sue migliori unità combattenti e dai militari meglio addestrati. A dar credito alle notizie diffuse dalle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk sarebbero ornai 13mila i militari ucraini arresisi nel corso dell’offensiva, 8.000 a Luhansk e 5.000 a Donetsk. Numeri che nessuna fonte neutrale ha potuto verificare anche se negli ultimi giorni sono stati diffusi video di reparti ucraini che annunciavano la resa per essere stati «abbandonati dai comandi superiori senza armi, munizioni e ordini».Anche le dichiarazioni dei vertici ucraini, sempre più aggressivi e pretenziosi nei confronti dei partner NATO per la lentezza con cui a loro avviso arrivano le armi da Stati Uniti ed Europa, tradiscono un certo nervosismo. Il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, ha chiesto ieri armi pesanti per consentire di respingere le forze russe. «Abbiamo bisogno di armi pesanti. Senza artiglieria, senza sistemi a razzo a lancio multiplo non saremo in grado di respingerli». Kuleba ha detto che la situazione nell’est del paese, dove le forze russe sono all’offensiva, «è terribile come si dice. Direi anche che è anche peggio di quello che si dice. Abbiamo bisogno di armi. Se ci tieni davvero all’Ucraina, armi, armi e armi ancora».

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Il vicesegretario generale dell’Alleanza Atlantica Mircea Geoana ha fatto sapere che le forniture di armi dalla Nato continueranno «Fino a quando sarà necessario» mentre negli USA la CNN ha anticipato la disponibilità dell’amministrazione Biden a dare a Kiev anche i lanciarazzi campali MLRS o M142 HIMARS la cui consegna, specie se con munizioni a razzo con gittata fino a 70 chilometri o addirittura con missili tattici con raggio d’azione fino a 300, potrebbero consentire agli ucraini di colpire in profondità il territorio russo. E Mosca ha fatto sapere a più riprese che se armi occidentali dovessero colpire la Russia vi sarebbe una forte risposta. Proprio per questo fornire armi a lungo raggio a Kiev potrebbe risultare pericoloso considerato che gli ucraini, per scongiurare una disfatta militare che potrebbe essere alle porte, hanno tutto l’interesse a fare di tutto per coinvolgere la NATO nel conflitto.

Circa le prospettive, secondo uno studio della testata statunitense Forbes, la Russia controllava alcuni giorni or sono il 20,7% del territorio dell’Ucraina, cioè circa 125 mila chilometri quadrati: una superficie tripla rispetto al territorio controllato da Russia e milizie di Donetsk e Luhansk in Crimea e nel Donbass alla vigilia dell’operazione speciale varata da Mosca. 

Oggi non è arbitrario valutare che un quarto del territorio ucraino sia sotto il controllo militare dei russi e dei loro alleati del Donbass. Probabile che una volta raggiunti i confini amministrativi delle due province di Donetsk e Luhansk (per la Russia repubbliche popolari indipendenti) Mosca potrà consolidare linee di difesa vantaggiose e fermare l’offensiva annunciando di aver raggiunto gli obiettivi militari citati da Putin nel discorso che diede inizio alle operazioni in Ucraina.Più a est invece, le regioni di Kherson e Zaporizhzhia verranno probabilmente annesse alla Russia: vi circola già il rublo e la rete telefonica è inserita in quella russa mentre si parla di un referendum che sancirà ufficialmente l’annessione alla Federazione, simile a quello tenutosi in Crimea nel 2014.Le possibilità che il conflitto cessi o venga “congelato” sulle attuali posizioni militari sono legate quindi alla volontà del governo di Kiev di accettare perdite territoriali consistenti e alla eventuale capacità di Ue e Nato di indurre il presidente Zelensky a digerire il boccone amaro.In caso contrario la guerra continuerebbe ma non è certo che possa vedere una controffensiva ucraina coronata da successo. Per quante armi gli ucraini chiedano e per quante ne continuino ad arrivare dall’Occidente, i militari di Kiev sono sempre più spesso giovani reclute prive di addestramento ed equipaggiate con armi eterogenee al cui impiego sono stati addestrati sommariamente prima di venire inviati al fronte. Per questo la «guerra a oltranza per indebolire la Russia» tanto cara agli anglo-americani ma sempre più indigesta a un’Europa che comincia a fare i conti con il tragico bilancio economico di questa crisi, potrebbe vedere la totale devastazione dell’Ucraina e indurre i russi puntare su Odessa e sulla costituzione di un corridoio territoriale con la Transnistria. 

Ultimo aggiornamento: 10:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA