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Ucraina, la guerra scoppierà nel Donbass? Perché è così importante per la Russia, come sono nate le tensioni e la risposta di Kiev

Venerdì 18 Febbraio 2022
La guerra scoppierà nel Donbass? Perché è così importante per la Russia, come sono nate le tensioni e la risposta dell'Ucraina

Mentre nei palazzi del potere si combatte la guerra dei nervi e delle minacce, nel Donbass - regione orientale dell'Ucraina - si è già passati ai fatti. Ieri mattina un colpo di mortaio ha colpito un asilo senza mietere vittime. Poi, nel pomerggio, un altro colpo d'artiglieria è esploso nel cortile di una scuola superiore. Ancora nessun morto.

Ma le violazioni del cessate il fuoco sono così all'ordine del giorno, che anche eventi come questi finiscono in cavalleria senza fare troppo rumore. Per gli abitanti di quel pezzo di terra, che durante la seconda guerra mondiale era stato teatro dello scontro tra russi e nazisti, e dove si sta giocando "la partita" più importante in questo frangente della crisi, un colpo di mortaio in più, ormai è l'abitudine. E lo è almeno dal 2014.

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Cosa succede nel Donbass?

Da anni le truppe di Kiev sono costrette a tenere a bada i separatisti filorussi, che si scagliano contro quel vento che sta spingendo l'Ucraina verso l'occidente. La voglia di Europa, di entrare nella Nato, ma soprattutto di staccarsi definitivamente dall'influenza della Russia, che invece ritiene l'Ucraina troppo importante. Un governo occidentale nella nazione più importante tra quelle che componevano l'ex Urss, sarebbe un disastro per Mosca. Tanti dei perché dell'escalation arrivano dal Donbass. E proprio da lì potrebbe scoccare la scintilla del non ritorno. «Sono 60 le violazioni del cessate il fuoco in 24 ore da parte dei separatisti filorussi»: è il ministero della Difesa ucraino a denunciarlo stamani. La tensione è altissima.

Le intelligence dell'alleanza atlantica fanno sapere che Putin aspetta solo un pretesto per far partire l'invasione. Se l'esercito ucraino reagirà colpendo i separatisti, la Russia potrebbe partire all'attacco. Ma da Kiev fanno sapere che, nonostante le provocazioni sia costanti, gli ordini sono di non colpire. Ma cosa sarebbe successo quei colpi di mortaio nelle scuole avessero ucciso?

 

 

Come è nata la crisi nel Donbass?

Le tensioni nascono nel 2014, quando a febbraio il popolo ucraino apre all'occidente cacciando il presidente Viktor Yanukovich, molto vicino a Putin. Viene instaurato un governo ad interim filoeuropeo che Mosca non riconosce. Il Cremlino, che ha sempre rivendicato un "diritto storico" sull'Ucraina, reagisce annettendo la penisola di Crimea e appoggia i separatisti filorussi che nel Donbass inforcano le armi per ribellarsi al nuovo governo. La "scissione" dalla Russia però va avanti, nonostante le proteste in piazza di molti ucraini che non riconoscono la nuova autorità filo-occidentale di Kiev. 

Il 7 aprile viene proclamata la Repubblica popolare di Donetsk. Viene eletto presidente ucraino Pietro Poroschenko, che lancia un’operazione ‘antiterrorista’ (ATO) per tentare di riprendere le città del Donbass, finite in gran parte in mano ai separatisti. Dopo mesi convulsi, nel 2015 vengono firmati gli accordi di Minsk 2, con il quale si stabiliva il cessate il fuoco, mai rispettato. 

 

I giacimenti di carbone

Per Mosca l'importanza del Donbass è anche economica, ovviamente. L'Ucraina è uno dei Paesi più ricchi al mondo di giacimenti di carbone. E proprio nel Donbass si concentra la maggiorparte della ricchezza mineraria. Per questo motivo, mantenere il controllo della regione è fondamentale. Putin teme che l'Europa possa mettere le mani sull'oro nero di quella regione ucraina, togliendo potenza economica alla Russia. Uno dei tanti motivi, per cui l'Ucraina non può e non deve staccarsi da Mosca. E che rendono le trattative così difficili e delicate. 

Ultimo aggiornamento: 16:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA