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Il bolscevico, il revisionista e l’esule: tre guru per Putin

Giovedì 7 Aprile 2022 di Ivan Ivanov
Il bolscevico, il revisionista e l’esule: tre guru per Putin

Un teorico dell’“uomo forte” russo salvatore della Patria, un revisionista storico, un tradizionalista integrale. Ivan Ilyin, Anatolij Fomenko, Aleksandr Dugin. Ecco chi sono i punti di riferimento dell’ideologia putiniana. Le loro concezioni sono state ripetute, rielaborate e riproposte più o meno nelle stesse salse negli anni dal capo del Cremlino. 

Il primo, un “russo bianco” esule all’estero dopo la Rivoluzione d’ottobre, ha avuto le sue spoglie riportate in Patria grazie all’interessamento del regista russo Nikita Michalkov. Sulla sua tomba, al monastero Donskoi, Putin ha posto un mazzo di fiori nel 2009. Stando al professor americano di Yale Timothy Snyder, uno dei suoi massimi studiosi, Ivan Ilyn è l’ideologo del “fascismo russo”, secondo cui «la Russia era l’unica nazione non corrotta e indebolita al mondo. Da una piccola regione attorno a Mosca, la Russia si era sviluppata in un impero ideale. Ilyn era convinto che si fosse espansa senza attaccare nessuno pur essendo costantemente sotto attacco da tutte le parti. La Russia era la vittima, perché gli altri Paesi non coglievano le virtù che stava difendendo, acquisendo maggiori territori». Per questo aristocratico moscovita, laureato in Giurisprudenza, la Russia doveva essere governata da un “gosudar”, ossia principe che i russi avrebbero riconosciuto come il “redentore”. «I partiti dovrebbero esistere solo per rendere rituali le elezioni» e ribadire «la subordinazione del popolo»; «il principio della democrazia è l’atomo umano irresponsabile»; l’individualismo deve essere superato dall’amore russo per la collettività. «Il ritorno della Russia a Dio – scrive Snyder – richiedeva non solo l’abbandono dell’individualità e della pluralità ma anche dell’umanità», concezioni in cui credevano anche Mussolini e Hitler. Di madre tedesca, Ilyn soggiornò a Berlino tra il 1922 e il 1938. Per anni vicino al fascismo italiano si allontanò dal nazismo, quando quest’ultimo evidenziò manifestazioni anti-slave. «I nostri compiti» è una collezione di scritti di Ilyn conosciuti da Vladimir Putin. Uno di questi, composti prima della morte avvenuta in Svizzera nel 1954, descrive cosa sarebbe successo in Russia col collasso del comunismo e l’introduzione della democrazia all’occidentale e del libero mercato. Ilyn predice caos e la »balcanizzazione della Russia», fenomeni che avrebbero portato al potere un «uomo forte» e alla riunione del Paese. 

Anatolij Fomenko è invece famoso per le sue teorie cospiratrici secondo cui la cronologia tradizionale storica non è reale. Matematico di professione, ritiene che la vera cronologia sia notevolmente più breve. Fomenko sostiene che la storia del mondo prima del 1600 avanti Cristo sia stata falsificata per ossequiare gli interessi del Vaticano, del Santo Romano Impero e della Casa Romanov di Russia con l’obiettivo di oscurare la vera storia, incentrata sull’impero globale, chiamato “Orda russa”. Prima del 17esimo secolo questo impero slavo-turco, secondo il matematico, ha dominato la storia euro-asiatica. I vari popoli, identificati nella storia antica e medioevale fino a quelli recenti come cosacchi, ucraini e bielorussi erano elementi di una singola “Orda russa”. 

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Il 60enne Aleksandr Dugin, con lo scrittore Eduard Limonov agli inizi degli anni ’90 uno dei fondatori del partito nazional-bolscevico, è diventato uno dei riferimenti delle estreme destre europee anche grazie al suo libro «La quarta teoria politica», edito nel 2009. La nuova ideologia presentata mira a contrastare il liberalismo e il suo rifiuto individualista di misticismo e delle tradizioni. «Siamo contro la postmodernità liberale», Dugin ha dichiarato una volta. Affinché possa tornare potente, la Russia deve assicurarsi che “l’Atlanticismo” – ossia il liberalismo, il libero mercato e la democrazia – perda la sua influenza sull’“Eurasia”, territori prima soggetti all’Urss, area in cui è necessario far albergare gerarchia, tradizione, rigida struttura legale. La Russia, ha scritto Dugin, «deve destabilizzare i processi politici interni americani», incoraggiare l’uscita del Regno Unito dall’Ue e iniziare l’annessione dell’Ucraina. Se Samuel Huntington nel suo “scontro di civiltà” del 1996 indicava nell’Islam lo sfidante dell’Occidente; il filosofo moscovita considera che la Russia debba lottare con l’Occidente per controllare l’Eurasia.

In breve, un miscuglio di queste teorie – passate in frullatore – con una spruzzata di esoterismo, con l’aggiunta di visioni collegabili al tipico ultraconservatorismo religioso di frange estreme della Chiesa ortodossa è alla base del putinismo e della concezione figlia, quella del “mondo russo” (russkij mir). Ma si badi “russkij” è l’indicativo etnico del popolo russo, mentre la stessa “Rossijskaja” Federatsija (Federazione russa) invero è riferita ai popoli russofoni. In breve, siamo davanti alla negazione di quanto è stato invero nella storia e nella cultura mondiale la Russia multietnica e multiconfessionale.
 

Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 18:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA