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Ucraina, l'avvocato è diventato partigiano: «La mia vita stravolta, ora imbraccio un fucile»

Sabato 26 Febbraio 2022 di Antonella Laudisi
Ucraina, l'avvocato è diventato partigiano: «La mia vita stravolta, ora imbraccio un fucile»

Ha lasciato i Codici e la toga nella casa di Kiev abbandonata in fretta, l'altra mattina poche ore dopo essere stato svegliato dalle esplosioni dei primi missili russi. Aveva Oleksij la Legge come arma, in ventiquattro ore s'è ritrovato con un fucile tra le mani e un'idea fissa nella testa: «Salvare la mia famiglia, salvare il mio Paese».

Ha trent'anni e Oleksij fa l'avvocato, anzi faceva. Da giovedì sera è uno degli ucraini, tra i 18 e i 60 anni, chiamati a combattere in una guerra che solo qualche mese fa non avrebbe neppure immaginato. La sua storia è quella di un ragazzo dell'Europa; di un giovane uomo che ha studiato, che ha viaggiato, che ha conosciuto altri ragazzi come lui, che vuole vivere e sognare, che sa che le bombe non possono fermare la sua voglia di far conoscere quanto sta accadendo in Ucraina. E scrive, Oleksij. Scrive perché gli amici che vivono (anche) in Italia possano «pregare per me e per l'Ucraina».

E intanto imbraccia il fucile, che lui neppure sapeva come si sparasse, e in poche ore impara. «Mio fratello è un ex ufficiale di polizia, a lui hanno dato un Ak» (l'Ak è un fucile mitragliatore); «mentre mia moglie sta costruendo molotov», racconta. 

Ecco come in una manciata di ore la vita di Oleksij, la vita sognata e per la quale aveva studiato, non sembra neppure essere mai esistita. «Giovedì io, mia moglie e mia sorella siamo stati svegliati intorno alle 4 di mattina a causa delle esplosioni. Abbiamo preso velocemente dei bagagli per l'emergenza con documenti, soldi, vestiti, medicinali, coltelli. Dal momento che ero preoccupato fin dalla scorsa settimana dalle news avevo già fatto il pieno alla macchina, il che mi ha aiutato successivamente. Nelle prime ore della mattina c'è stato il panico: file di persone agli sportelli, code di macchine, suoni delle sirene. Ho velocemente deciso di portare la mia famiglia al sicuro, nelle vicinanze di Kropivnicky, nel centro dell'Ucraina. Durante il nostro viaggio, abbiamo assistito ad un combattimento nel cielo: c'erano scie di missili e di infrared counter measurements», dice. 

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Appena poco dopo l'arrivo, la famiglia ha affrontato l'organizzazione della vita da profugo: «Siamo dodici persone in una grande casa che ospita 4 famiglie imparentate. Al momento abbiamo ancora un umore abbastanza positivo e delle scorte di acqua, cibo, gas e denaro. Ci prendiamo cura anche di 3 cani e 7 gatti. Abbiamo inoltre predisposto anche un rifugio nello scantinato con ulteriori riserve anche lì. La prima notte nel rifugio (tra giovedì e ieri) non è stata calma: le forze russe hanno attaccato con missili il vicino aeroporto, il boato delle esplosioni non ci ha permesso di dormire per la seconda notte di fila». Ieri mattina «mio padre ha detto a me e a mio fratello che tutti gli uomini capaci erano chiamati alle armi e abbiamo dovuto arruolarci nell'esercito ucraino». Sono in tanti ad aver accolto senza pensarci due volte l'invito del presidente Zelensky «ma anche arruolarsi nell'esercito non è immediato, ci sono lunghe file di volontari».

Il racconto di Oleksij, però, cambia prospettiva: non la sua storia di partigiano ucraino ma quella di un intero popolo che vuole restare libero, che poi la libertà è di tutta la nostra Europa: «Abbiamo un messaggio per l'Europa e per l'Italia», in un momento in cui «siamo molto delusi perché siamo stati abbandonati»: «Siamo contenti per qualsiasi aiuto che potrete darci, anche se il rifiuto dell'Italia a bloccare la Russia dal circuito Swift è stata una sorpresa non piacevole. Gli aiuti più utili sarebbero tuttavia quelli militari: l'Europa e la Nato dovrebbero dichiarare una no-fly zone sull'Ucraina». 

Oleksij ragiona di cuore e di testa, pensa da giurista e analizza la prospettiva di una Europa a rischio: «L'Unione deve eliminare ogni possibilità per la Russia di utilizzare missili balistici e le forze aeree. Sentendo il discorso di Putin circa la storia dei nostri Paesi è chiaro che mira a recuperare tutto quello che l'Unione Sovietica ha perduto; per questo motivo le vostre città saranno le prossime, non si fermerà all'Ucraina e occuperà qualsiasi Paese gli sarà permesso di occupare». E lancia un appello che fa tremare; e che ti salgono le lacrime agli occhi immaginandolo lì, al buio del rifugio mentre ti scrive in un inglese che è quello di tutti «ragazzi dell'Europa»; scrive Oleksij che è figlio e fratello di ciascuno di noi: «Andate alle ambasciate ucraine e fornite tutto il supporto che potete, se avete esperienza di combattimento arruolatevi come volontari, scendete in piazza e prendete dai vostri governi azioni più decise. Solo popoli liberi e uniti possono opporsi alle dittature e alla schiavitù moderna».

Se il dolore degli altri è dolore a metà, quello del popolo ucraino è a un passo dal diventare il dolore pieno e potente di ciascun europeo. Perché la guerra è contagiosa. 

Ultimo aggiornamento: 19:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA