Ucraina in bilico tra Usa e Russia: guida al conflitto che nessuno può permettersi

Sabato 22 Gennaio 2022 di Luca Marfé
Ucraina in bilico tra Usa e Russia: guida al conflitto che nessuno può permettersi

Il conflitto che nessuno può permettersi, il mondo che osserva alla finestra, col fiato sospeso.

La tensione tra Stati Uniti e Russia è alle stelle e il destino dell’intera Comunità Internazionale è appeso al filo dell’Ucraina. In particolare al futuro dei territori a sud-est di Kiev, dove Mosca sta ammassando truppe e armamenti.

100mila uomini: il Cremlino non intende giustificarsi, la Nato bolla le manovre come «inusuali», il Pentagono teme l’invasione di terra.

«All’inizio del 2022», come messo persino nero su bianco in un report dei Servizi Segreti di Washington, lasciato trapelare di proposito con un intento preciso e chiarissimo: Biden vuole che Putin sappia, e sappia molto bene, che l’America non soltanto è consapevole di ciò che sta accadendo; ma anche e soprattutto, che l’America è pronta a intervenire. E a intervenire militarmente.

Già, perché la diplomazia è già in affanno. Per qualcuno ha addirittura già fallito.

L’incontro tra Blinken e Lavrov, appena andato in scena a Ginevra, è servito (si fa per dire) a ribadire le rispettive posizioni di forza e nient’altro.

Con il segretario di Stato americano che, per concludere, non è riuscito a trovare una formula migliore di «vediamo che cosa succede nei prossimi giorni». Parole non esattamente rassicuranti né concilianti, di certo non risolutive.

Con il suo omologo che addirittura glissa, tanto in Russia decidono i personalismi dello “zar”.

E infine con la soffiata di benzina sul fuoco che arriva da un altro report, prodotto dal ministero della Difesa di Kiev, stando al quale i numeri in mano agli americani sarebbero già vecchi e dunque superati.
Non 100, bensì 127mila al confine, tra cui personale di aria, di mare e, peggio ancora, impianti di missili tattici e balistici operazionali.

Un autentico arsenale, insomma, paradossalmente puntato da Mosca proprio sulle regioni amiche di Mosca.
Anche in questo caso, con un intento preciso e chiarissimo: sostenere i separatisti filo-russi di Donetsk e Luhansk, ovvero di quelle geografie conosciute come Donbas, per chiudere il conto e prendersele.
Per annetterle, cioè, esattamente come fatto con la Crimea nel 2014.
Senza peraltro che gli Stati Uniti, o la Nato o la Comunità Internazionale in generale, abbiano fatto alcunché per impedire o a posteriori correggere le smanie espansionistiche di Putin.

A margine, una nota dolente: sul palco di tanti attori, Unione Europea non pervenuta, viceversa del tutto assente.
Al punto che a vestire i panni del grande mediatore spunta una figura che si commenta da sola: quella del democraticissimo presidente turco Erdoğan, roba da comiche finali.

Nella speranza ultima, invece, di un colpo di scena buono, di un finale diverso dallo scontro.

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