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Ucraina, la vita sottoterra: in migliaia nelle gallerie antiatomiche della metropolitana di Kiev

Domenica 27 Febbraio 2022 di Mauro Evangelisti
Ucraina, la vita sottoterra: in migliaia nelle gallerie antiatomiche della metropolitana di Kiev

 «La chiamiamo “la toilette dei bambini”. Sì, li mandiamo a fare i loro bisogni sui binari» scherza una donna di Kiev. Cronache dal sottosuolo, dalla seconda vita sotterranea nelle stazioni della metropolitana. Alcune furono costruite anche a cento metri di profondità ai tempi dell’Urss. Scherzi della storia: Stalin le volle così perché potevano servire come rifugi in caso di guerra atomica. Oggi, ogni notte, ospitano migliaia di ucraini che si proteggono dalle bombe e dai missili russi, da un’invasione ordinata proprio da chi come Putin vorrebbe ricostruire l’impero. Tra marmi, colonne e archi, trascorrono le ore, il tempo passa tra chi canta l’inno ucraino e chi rassicura i bambini, spiegando loro che è solo un gioco. 

«Qui a Kiev - spiega Eleonora, un’italiana da vent’anni in Ucraina rimasta nella Capitale, insieme al marito, anche quando l’invasione è cominciata - ci stiamo abituando a una vita nel sottosuolo. E non solo nelle stazioni della metro. Ci sono palazzoni che hanno anche 1.000 inquilini che si sono organizzati, quando si sentono le sirene degli allarmi antiaerei, si corre nei garage. Dove invece non c’è questa possibilità, si va tutti nella metropolitana». I treni sono fermi, il sindaco ha spiegato che le stazioni restano aperte per ospitare e proteggere le persone. Spiega un’altra donna: «Quando arriva il momento, prendiamo i cani e i gatti, perché non li lasciamo certo in casa, e corriamo qua. Ti porti biscotti, gallette, acqua. E poi farmaci, coperte e power bank per i cellulari. Scatta la solidarietà, si aiutano i più anziani». 

L’altro giorno una foto ha fatto il giro del mondo: nel mondo del sottosuolo, mentre in superficie la follia dell’invasione russa illuminava la notte con la luce dei bombardamenti, una donna ha dato alla luce una bambina. L’hanno chiamata Mia. La mamma ha appena 23 anni, era ormai al nono mese. Sono cominciate le doglie e proprio come succede sempre nei film americani un poliziotto ha urlato di portare delle coperte e dell’acqua. Alcune donne hanno aiutato la giovane a stendersi sulla banchina, si è fatto avanti un medico che, con la collaborazione di alcuni volontari, ha aiutato la bimba a nascere. Prima le urla della neo mamma, poi il vagito della piccola, infine la commozione e gli applausi di tutti i presenti. Smartphone, video, foto, commenti da tutto il mondo alle immagini postate sui social. Retorica? Quando la tua città, il tuo Paese, è invasa dai carri armati e bombardata da una potenza straniera, serve anche la retorica. I pixel del faccino di Mia, avvolta in coperte bianche, moltiplicano le forze per resistere. 

Video

«Dentro le stazioni ci facciamo coraggio a vicenda» spiega al telefono la gente di Kiev. Su Twitter ha scritto Hanna Hopko, una ex parlamentare: «Mia è nata in un rifugio, in un ambiente stressante, durante il bombardamento di Kiev. Sua madre è felice dopo questo difficile parto. Putin uccide gli ucraini, chiamiamo tutte le madri di Russia e Bielorussia per protestare contro la guerra russa in Ucraina. Difendiamo la vita e l’umanità». Nella notte di Kiev un altro bambino è stato partorito sotto terra, in questo caso non nella profondità della metropolitana, ma nel seminterrato di un ospedale danneggiato dalle bombe. 

Arsenalna, considerata la stazione più profonda al mondo, Khreshchatyk, Teatralna, Universytet: sono solo alcune delle stazioni della metropolitana di Kyev che per tre notti si sono trasformate in un rifugio per una parte consistente dei cittadini che hanno preferito restare, non sono fuggiti. Su Instragram c’è chi ha affiancato due foto: una è datata Ukraine 2022, si vedono centinaia di persone stese sul pavimento di una stazione della metropolitana; l’altra, in bianco e nero, è molto simile, ancora persone stese per terra in una stazione della metro, si differenzia dall’altra foto solo perché non vi compaiono gli smartphone: è datata London, 1940. Il 7 settembre di quell’anno Adolf Hitler ordinò il bombardamento della Capitale britannica. Anche allora le stazioni della metropolitana divennero rifugi antiaereo. 

Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA