Ucraina e Russia, le «Exit Ramp» tra gli ostacoli della diplomazia e il rischio di una guerra

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Annan Guaita
Ucraina e Russia, le «Exit Ramp» tra gli ostacoli della diplomazia e il rischio di una guerra

NEW YORK - «Exit Ramp». A Washington non si fa che ripetere questo termine, che in genere indica le uscite dall’austostrada, ma nel linguaggio diplomatico rappresenta una via d’uscita da un situazione diventata pericolosa. Se Russia e Nato non riescono a imboccare l’exit ramp in tempo, il rischio è che presto avremo una guerra nel cuore del nostro continente. Tutte e due le parti sembrano correre lungo corsie predefinite, verso un continuo inasprimento militare, e solo una decisa volonta di diplomazia può fermarle. E siamo in attesa di sapere se la diplomazia ce la farà. Mercoledì sia gli Usa che la Nato hanno presentato al Ministero degli Esteri a Mosca la loro risposta alle richieste-ultimatum che la Russia aveva presentato a fine dicembre. La prima reazione, a caldo, è stata breve: la risposta occidentale non soddisfa le richieste russe, ma «c’è spazio per discutere». 

 

 

A che punto è la diplomazia?

Ieri il presidente Biden ha tenuto una conversazione telefonica con il collega ucraino Volodymyr Zelensky, con il chiaro intento di confermare il supporto americano all’ex repubblica sovietica. Ma si tratta di un supporto “esterno”. Niente soldati Usa nel territorio ucraino, e niente soldati Nato. Domani, giovedì, Putin parlerà al telefono con il collega francese Emmanuel Macron. E a giorni il segretario di Stato Antony Blinken incontrerà di nuovo il corrispettivo russo, Sergei Lavrov. Mentre fra una settimana il presidente turco Recep Tayyp Erdogan sarà a Kiev, per offrirsi di fare da mediatore con Putin. Se si parla tanto, assicurano i commentatori, è un fatto positivo. 

Quali sono gli ostacoli sulla strada della diplomazia?

Quello primario è il fondamentale rifiuto della Nato di accettare le pretese più clamorose di Putin. Al di là della netta richiesta che l’Ucraina non venga accolta nella Nato, il presidente russo pretende anche che tutte le armi nucleari americane siano rimosse dal continente europeo, e che vengano ritirate le truppe e le armi Nato presenti ora nelle ex repubbliche sovietiche che sono state accolte nell’Alleanza Atlantica dopo il 1997 (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croatia, Montenegro e Nord Macedonia). L’intenzione di Putin, nel 30esimo anniversario dello sfaldamento dell’impero sovietico, è di ricreare due aree di influenza in Europa, o per lo meno di diminuirvi fortemente l’influenza occidentale. Gli europei e gli Usa devono sperare che le loro offerte - negoziato sulle armi nucleari, trasparenza e coordinamento sulle rispettive attività militari - saranno sufficienti a soddisfarlo. 

Perchè Putin è concentrato sull’Ucraina?

Putin vede l’Ucraina come una semplice estensione della Russia, e non riconosce che il Paese è in questi anni diventato una grande Nazione democratica con una forte simpatia per la civiltà occidentale. Ma in parte questo recente sviluppo si deve proprio a lui: dopo l’invasione della Crimea nel 2014 e la guerra lungo la regione orientale ucraina del Donbas, cominciata dagli indipendentisti filorussi, il governo di Kiev si è avvicinato sempre di più all’Europa occidentale, e anche l’opinione pubblica che fino ad allora non aveva molta voglia di entrare nella Nato è diventata nella schiacciante maggioranza favorevole a un simile passo. Ma se vogliamo essere del tutto sinceri, è la Nato che adesso tentenna. Anzi sappiamo senz’altro che i diplomatici americani hanno spiegato a Zelensky che almeno per un’altra decina d’anni il loro ingresso nella Nato non sarà preso in esame. Precauzione comprensibile se si ricorda che l’articolo 5 della Nato prevede che se un Paese è aggredito, tutti gli altri devono correre in soccorso. E l’Ucraina è di fatto in guerra dal 2014. Ma ammettere sottovoce che l’Ucraina per ora non può diventare membro Nato non significa poterlo promettere solennemente a Putin, vorrebbe dire diminuire l’autorità dell’Alleanza e limitare il diritto di autoscelta di una Nazione indipendente. 

E se la diplomazia fallisse?

Il rischio di guerra è tangibile. Ci sono al momento 125 mila soldati russi schierati a ridosso delle frontiere dell’Ucraina con la Russia e con la Bielorussia. Putin li ha richiamati dalle postazioni orientali del Paese, e si calcola che un terzo della potenza militare russa sia al momento in assetto di guerra. Le truppe sono potenziate da bombardieri, carri armati, mezzi corazzati di fanteria, batterie lanciamissili. Numerosi esperti militari confermano che il dispiego non può che voler dire un’intenzione di invadere l’Ucraina. E per quanto il presidente Zelensky abbia invitato la popolazione alla calma, è noto che la popolazione sta invece correndo ai ripari, chi fa riserve alimentari, di benzina, di contanti, e chi si addestra anche all’uso delle armi pronto a una guerra partigiana. I Paesi occidentali intanto preparano le «durissime sanzioni» da imporre alla Russia e a Putin in persona. La Germania ha fatto sapere che sarebbe anche pronta a cestinare l'accordo sul gasdotto NORD STREAM 2, mentre il presidente Biden moltiplica gli sforzi per trovare fonti alternative di energia per l'Europa e la settimana prossima ospita alla Casa Bianca l'emiro del Qatar, Tamim Bin Hamad al-Thani, proprio per chiedergli quanto velocemente dagli sconfinati giacimenti dell'emirato si possono far giungere le supepetroliere ai porti del nord Europa. 

Che tipo di guerra progetta Putin?

Si dice di tutto. Che possa voler invadere l’intera Ucraina, che però è un Paese molto grande, con 40 milioni di abitanti decine di migliaia dei quali sarebbero pronti a darsi alla resistenza. Si parla di più verosimili incursioni limitate, magari con l’annessione definitiva del ribelle Donbas. E c’è chi ipotizza che Putin possa voler invadere invece dal nord, dalla Bielorussia, che è a due ore di automobile da Kiev, la capitale. Un rapporto dell’intelligene britannica di un paio di settimane fa sostiene che in quel caso Putin avrebbe pronta una figura fantoccio da imporre come presidente dell’Ucraina. Invadendo solo una parte del Paese, potrebbe di fatto impossessarsi di tutto il territorio con un colpo di stato contro Zelensky, sostenuto dalle armi. Potrebbe essere un blitz feroce come è stato il bombardamento di Aleppo in Siria, che nell’aprile del 2016 venne quasi rasa al suolo dai bombardieri russi alleati del dittatore Bashir al Assad contro i ribelli. 

E la Nato?

La Nato sta per ora mandando truppe e armi nei Paesi che confinano con l’Ucraina e che sarebbero immediatamente esposti anch’essi a possibili future invasioni. Le più a rischio sarebbero ovviamente le tre Repubbliche Baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, che sono quasi interamente separate dal resto dell’Europa dall’enclave russa di Kaliningrad e dall’Ucraina stessa. Ma se una vera invasione dell’Ucraina avvenisse, l’idea che la Nato e il resto dell’Europa possano rimanere del tutto neutrali è difficile da credere, se non altro perchè centinaia di migliaia di profughi si riverserebbero verso ovest. 

Ultimo aggiornamento: 10:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA