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WikiLeaks, i file segreti: «Putin aveva già deciso. I piani per l’invasione erano pronti nel 2008»

Mercoledì 2 Marzo 2022 di Anna Guaita e Flavio Pompetti
Russia contro Ucraina, i file segreti di WikiLeaks: «I piani per l invasione erano già pronti nel 2008»

Putin aveva già deciso quattordici anni fa di strumentalizzare la tensione intorno all’Ucraina per i suoi fini politici personali. Lo mostrano i cablo inviati a Washington dall’allora ambasciatore statunitense a Mosca, William J. Burns, e divulgati da WikiLeaks. Il diplomatico scriveva il primo febbraio del 2008 che l’ipotesi di un avvicinamento, o addirittura di un ingresso di Ucraina e Georgia nelle file della Nato, era una viva preoccupazione dell’establishment moscovita, e che il governo giocava con interesse questa carta per conquistarsi le simpatie dell’ala ultranazionalista. In particolare: «Riguardo all’Ucraina c’è il timore che (l’ingresso nella Nato, ndr) potrebbe spaccare il paese in due, generare violenza, e spingere nella direzione di una guerra civile, ipotesi nella quale la Russia sarebbe chiamata ad intervenire militarmente».
Lo scenario di una Ucraina partner atlantica secondo Burns «presenta enormi complicazioni per l’industria della Difesa russa, e per la possibile separazione delle famiglie» che verrebbe generata.

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I faldoni

Il carteggio fa parte della voluminosa documentazione resa pubblica da WikiLeaks nel 2016. Un cestino di faldoni elettronici diversissimi tra loro, tra i quali spiccava la collezione di circa 20.000 messaggi di posta elettronica rubati dal server privato che Hillary Clinton aveva usato negli ultimi anni da segretaria di Stato dell’amministrazione Obama, e poi da candidata nelle elezioni presidenziali contro Donald Trump. Al suo interno si trovano spiccioli di gossip che riguardano anche l’Italia, come le intercettazioni telefoniche del telefono casalingo di un pedofilo, con la moglie occupata a rassicurare amici e parenti della prossima cura medica che il suo coniuge riceverà.

Il capo di Apple

La pedofilia abbraccia una parte consistente della documentazione, con riferimenti in diversi paesi. Alcuni file specifici su reati sessuali relativi all’Italia si aprono su pagine criptate, impossibili da leggere. Altri raccontano invece il simbolo di un cuore che racchiude un cuoricino più piccolo, simbolo usato in forma di gioiello per identificare chi preferisce giovani donne, mentre è una simile coppia di triangoli a segnalare la preferenza di maschi. Tra le centinaia di titoli spicca il nome di Steve Jobs. Il link portava a due pagine esplosive, nelle quali si leggeva che il creatore di Apple si era rivolto ad un medico di San Francisco per farsi fare un test medico, dal quale era poi risultato positivo all’Hiv.

In questo caso Assange era caduto nella trappola di un falso. Dovette rendersene conto di fronte all’evidenza che il laboratorio citato nel referto era stato aperto in realtà solo due anni dopo il primo settembre del 2004, data riportata sulle pagine evidentemente contraffatte. A suo onore, va detto che il giornalista-spia australiano scrisse nello stesso 2008 una lettera di scuse a Steve Jobs.
Per tornare all’Italia, c’è un’altra intercettazione dell’ambientalista campano Walter Ganapini, che sembra implicare la presidenza della Repubblica e i servizi segreti nello scandalo del riciclaggio delle ecoballe. Ci sono anche indicazioni di una possibile consulenza della banca britannica Barclays, per permettere ad un’azienda italiana di evitare di pagare le tasse su una transazione finanziaria internazionale. Scampoli di scandali e di pettegolezzi, che segnalano la stagione già agonizzante di Wikileaks.

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La raccolta

La raccolta continua con gli argomenti più disparati, dai più banali ai più seri. C’è ad esempio tutto il carteggio di un professore di giornalismo della Ball State University che cerca di organizzare un appuntamento con una dominatrix. Quando le mail furono rese pubbliche da WikiLeaks il professore venne licenziato. E’ incluso l’imbarazzante errore della campagna elettorale del senatore repubblicano John McCain, che nel 2008 correva contro Barack Obama, che chiedeva sostegno finanziario all’allora ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin: è vietato chiedere finanziamenti a uno straniero, ma evidentemente la campagna aveva incluso il nome del russo in una lista di simpatizzanti.
Ci sono documenti che si sono poi rivelati falsi, come una presunta lettera di una banca svizzera ad Angela Merkel che faceva pensare che la cancelliera tedesca avesse un conto corrente segreto, ma anche cabli top secret di provata veridicità, ad esempio l’elenco dei siti, delle ricerche e dei laboratori nucleari Usa trasmesso dall’Amministrazione Obama all’Agenzia Atomica di Vienna nel 2009. O carteggi ancor più vecchi e delicati, come lo scambio epistolare fra la Cia e il Dipartimento della Giustizia, nel 2002, sulla possibilità di ricorrere a «strategie di maggior pressione nell’interrogatorio di esponenti di al-Qaeda»: in altre parole la richiesta del permesso di usare certe forme di tortura, permesso che viene concesso contro la persona di Abu Zubayda, il luogotenente di Osama bin Laden. Sono presenti minuziosi rapporti del Pentagono che indaga sui maltrattamenti dei prigionieri in Iraq nel 2006.

Hillary

Ci sono poi un’infinità di email di Hillary Clinton di scarso interesse geopolitico, se non per capire come, da segretario di Stato, si preparava prima di interviste o incontri con leader politici: la sua fidata assistente Huma Abedin le mandava il giorno prima dei concisi messaggi che di solito riassumevano articoli usciti su riviste o giornali.
C’è un piccolo trafiletto di “istruzioni” anche su Berlusconi nel settembre 2010: «Il governo del Primo Ministro Silvio Berlusconi ha da lungo tempo fatto affidamento su due gruppi che una volta erano considerati estremi – uno di essi l’ex partito fascista sotto Gianfranco Fini e l’altro la secessionista Lega del Nord di Umberto Bossi. Una frattura fra Berlusconi e Fini ha lasciato a Bossi l’attuale ruolo di kingmaker della politica italiana».

La strategia

Ma è da anni oramai che WikiLeaks non arriva sui media con nuove rivelazioni. Le “gole profonde” tendono a non fidarsi più di un sito che si è schierato apertamente con la Russia. Per l’appunto WikiLeaks sta tentando di recuperare autorità entrando nella questione ucraina e suggerendo a chi avesse informazioni di usare la piattaforma Briar. Si tratta di una app di messaggistica di tutto rispetto, già ampiamente sperimentata e ideata per proteggere la privacy dei propri utenti. Briar potrebbe essere di grande utilità agli ucraini, ma il solo fatto che l’abbia suggerita WikiLeaks li sta allontanando, nel timore che dietro ci sia di nuovo Putin.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA