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Ucraina, il generale Giorgio Battisti: «Conflitto alla moviola, così si rischia il pantano»

Giovedì 5 Maggio 2022 di Mariagiovanna Capone
Ucraina, il generale Giorgio Battisti: «Conflitto alla moviola, così si rischia il pantano»

La Giornata della Vittoria si avvicina, e l'impressione è che la guerra in Ucraina si stia impaludando in vista del 9 maggio. Ne abbiamo parlato con Giorgio Battisti, generale degli alpini e veterano dell'Afghanistan, presidente della Commissione Militare del Comitato Atlantico Italiano. 

Generale Battisti, i russi ci hanno abituato in questi due mesi a mosse sempre molto discontinue così come i risultati, sebbene ci sia la certezza del Donbas in loro mano. La sensazione è che la vittoria di questa guerra sia altrove: qual è la città che una volta presa farà dichiarare vittoria ai russi?
«Non è una domanda facile, perché è proprio come dice, cioè le azioni russe sono variate moltissimo in due mesi e tolto il Donbas, già ampiamente russofono, non si comprende quale sia la città che potrà dargli soddisfazione al punto da dire: abbiamo vinto. Il focus ora è concentrato da Charkiv fino a Cherson, cinquecento chilometri di fronte russo dove si combatte però con estrema lentezza, conquistato un pezzettino alla volta. In altre aree ci sono bombardamenti come quello su Leopoli o Odessa che rappresentano sia dei diversivi per allentare la presa degli ucraini, che per distruggere eventuali depositi di armi o logistiche, ma non credo ci sia interesse di innescare un'offensiva più consistente. Le azioni russe non sono sistematiche, ma mirate a obiettivi singoli, sanno che sono arrivate le armi dagli stati Uniti, per esempio, e allora lanciano missili su un possibile deposito. Questo è un grosso dilemma perché bisognerebbe capire le vere intenzioni dei russi per anticiparne le mosse».

Anche il motivo dell'invasione in Ucraina è mutata in questi due mesi.
«Appunto, dopo l'iniziale andiamo a denazificare l'Ucraina riferendosi alle presunte azioni contro i russi che vivono lì, Putin ha cambiato idea e per voce del ministro degli Esteri Lavrov ha fatto sapere che vuole conquistare tutto il Paese, ma non c'è nessuna azione che lasci pensare che possano sfondare il confine determinato dal fiume Dnepr. D'altro canto, anche gli ucraini hanno cambiato atteggiamento e strategia: il presidente Zelensky è passato da richieste di No Fly-Zone a dichiarazioni più belligeranti, affermando che con le armi che stanno arrivando dai Paesi occidentali è in grado di riprendersi i territori in mano russa, però gli ucraini per capacità operative e numero di personale non sono in grado di azzardare questa controffensiva. Lo scenario di guerra, quindi, è totalmente cambiato, non è chiaro come qualcuno crede. E dire questo è il vincitore e questo lo sconfitto è ancora presto».

Intanto i russi hanno tutta la fascia sul mar d'Azov, stanno chiudendo con una pioggia di fuoco la questione dell'acciaieria Azovstal e lo sguardo è verso il mar Nero.
«I russi si sono spinti anche con dichiarazioni di acquisizione di tutto il litorale del mar Nero, quindi è molto probabile che non ci sia solo sguardo su quella striscia che separa Cherson da Odessa, ma qualcosa di più concreto. Tuttavia a mio avviso è una situazione ancora incerta per dire che lo faranno sul serio, perché è una grandissima città che non cadrà facilmente. Con Mariupol hanno penato, figuriamoci lì. Bisogna vedere dal punto di vista militare cosa dichiarerà Putin il 9 maggio. Dalle notizie che ci arrivano, a Mosca sta preparando una spettacolare parata militare, ma vuole a tutti i costi farla anche a Mariupol e credo che l'assalto all'acciaieria Azovstal di oggi (ieri, ndr) serva per preparare il terreno. Sembrava impensabile, mentre invece anche il sindaco ha riferito che i russi stanno pulendo le strade e liberare la città dall'ultima sacca di resistenza ucraina è quindi importante».

La faranno comunque anche se la resistenza nell'acciaieria non cederà?
«Seconde me sì. La Giornata della Vittoria è in memoria della sconfitta della Germania nazista dopo la seconda guerra mondiale, e il principale obiettivo di Putin è di liberarsi di questo nuovo nazismo, di cui sarebbe secondo lui, intrisa l'Ucraina. Questa parata servirà per ribadire che Donbas è tutto loro. Cosa accadrà dopo, nessuno può saperlo se non Putin».

Potrebbe essere una data di fine conflitto?
«Se Putin si accontenta del Donbas e gli basta così, potrebbe. Ma anche loro hanno cambiato obiettivo in corso d'opera quindi è improbabile. Inoltre il bollettino dell'intelligence inglese dice il contrario e cioè si parla di conflitto lungo, che durerà fino a settembre. Perché questa data precisa, poi, proprio non capisco. Non dispongo di informazioni tali da avvalorare questa ipotesi o smontarla ma se vera, dobbiamo assolutamente riprendere un dialogo diplomatico».

Dialoghi che sono fermi.
«Perché manca un vero mediatore. Inizialmente c'era Israele, che ci ha fatto ben sperare, ma poi i rapporti si sono incrinati e definitivamente spezzati con le dichiarazioni di Lavrov sul padre di Hitler, presunto ebreo. Poi ci hanno provato anche i turchi, ma Erdogan è poco credibile per la sua capacità di mantenere un piede in due scarpe: agli ucraini ha dato i droni Bayraktar, armi tanto micidiali quanto precise, che hanno usato con efficacia; e poi sta concedendo ingresso agli oligarghi russi per sfuggire alle sanzioni. La Cina non prende posizione, ma intanto schiera navi di fronte Taiwan, facendo immaginare un futuro attacco, resta quindi solo una figura neutrale capace di mediare sul serio: papa Francesco». 

Ultimo aggiornamento: 15:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA