Coronavirus e Venezuela: Trump conta i morti ma attacca Maduro

Giovedì 2 Aprile 2020 di Luca Marfé

928 morti in un solo giorno, il peggiore di tutti dall’inizio di questo dramma.
E poi più di 5mila vittime in totale e più di 216mila persone già contagiate.

L’oramai consueta conferenza stampa di Donald Trump sul coronavirus è un bollettino di guerra, ma, con un cambio di scena che ha dell’incredibile, pare che il presidente di guerra ne abbia in testa un’altra: quella contro il Venezuela di Nicolás Maduro.

Va completamente fuori tema, si agita, minaccia.
Il problema, di colpo, sono la droga e il narcotraffico.
Il rischio strisciante mosso ad arte e a danno degli Stati Uniti indeboliti dall’emergenza.

«Oggi lanciamo delle operazioni volte a tutelare il popolo americano da questi criminali», afferma con tono deciso nello stupore generale figlio di due dossier che non c’entrano nulla l’uno con l’altro.

Una presa di posizione netta, preceduta dalla taglia posta dal Dipartimento di Stato sulla testa di Maduro (15 milioni di dollari per chiunque contribuisca al suo arresto).

Una parentesi a metà tra il surreale e lo spot elettorale.

Per quanto improbabile, infatti, una ragione c’è, eccome. Ed è sempre la stessa.
La necessità quasi spasmodica di un nemico, di un cattivo di turno che possibilmente sia anche tradizionale e non invisibile e ingestibile come un virus.
Mista alla solita campagna 2020 perenne con cui punta a tenere caldi cuori e voti della destra a stelle e strisce.

L’orizzonte è cupo e promette tra i 100mila e i 200mila morti almeno.

A Trump serve altro per distrarre l’opinione pubblica americana, fosse pure soltanto per un attimo, da un fronte impossibile in relazione al quale tutti sono impreparati e tutti stanno improvvisando, lui per primo.

A Trump serve alimentare la sua narrativa contro ma soprattutto grazie a un rivale.
A Trump serve, mai come in questo momento, uno come Maduro, involontariamente perfetto.

Ultimo aggiornamento: 12:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA