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Usa, Trump e l’impeachment: ora comincia la controffensiva di Donald

Giovedì 6 Febbraio 2020 di Luca Marfé
Usa, Trump e l’impeachment: ora comincia la controffensiva di Donald

Assolto.
100 senatori hanno già votato.
150 milioni di elettori lo faranno presto.

La politica da una parte, il popolo dall’altra.
Nel mezzo, Donald Trump, l’impeachment, la Storia.

Una storia finita, ma già pronta per ricominciare. Abuso di potere e ostruzione dei lavori del Congresso sono il passato. Ora, in ballo, c’è il futuro.
C’è il futuro di una nazione, chiamata a scegliere di nuovo. C’è il futuro delle settimane a venire, marchiate già da una campagna elettorale che si preannuncia di fuoco. C’è il futuro di un presidente, odiato e osannato come nessuno mai.

Sembra il copione di un film, invece è molto di più.

È un vortice di accuse, dubbi, sospetti, difese, barricate, certezze, promesse, slogan, strilli, tweet, comizi, giornali, radio, televisioni, famiglie, facce, fabbriche, banche, borse, imprese, multinazionali, militari, tasse, ospedali, scuole, università, riforme, tradizioni, donne e uomini.

È una maniera di intendere gli Stati Uniti. Anzi, sono due.

Quella della destra, seduta sul trono di The Donald.

E quella della sinistra, che ha provato a farlo cadere, ma che ora è chiamata a sua volta a rialzarsi. A reinventare se stessa, a scegliersi finalmente un capitano, a provare la via di un cambiamento che non passi per un’invenzione della giustizia.

Chi pagherà l’impeachment?
Chi salderà il conto di tutti questi mesi?

Della Russia prima, dell’Ucraina poi.

Trump?
Salvato dai repubblicani, ma magari punito dagli americani.

O tutti quanti gli altri?
Che proprio agli americani potrebbero aver dato una sensazione di presa in giro, quasi di nulla cosmico attorno a una narrazione vuota.

Assolto.
Il Senato ha già deciso.
Il domani, l’epilogo del 3 novembre 2020, ancora no.


Si spengono le luci del processo, la parola sui prossimi quattro anni di America passa al voto.
Non di 100 donne e uomini. Ma di tutti.

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