Trump, altro che impeachment: i democratici hanno cambiato idea

di Luca Marfé

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Impeachment.

Una parola pesante, talvolta abusata, che riecheggia negli Stati Uniti oramai da più di due anni. Da prima ancora, cioè, che Donald Trump mettesse piede alla Casa Bianca. Da quella notte dell’8 novembre 2016 in fondo alla quale, sovvertiti pronostici e sondaggi della vigilia e complice una certa incredulità, mezza America ha sentito forte il bisogno di aggrapparsi a qualcosa, di credere nella possibilità e addirittura nella necessità di dover rovesciare a sua volta ciò che era stato appena rovesciato. E così il Russiagate, gli scandali, l’impeachment, appunto.

La scorciatoia giudiziaria per consentire il sorpasso di una politica in affanno.

C’è un colpo di scena, però.

Ossia che il sogno di inchiodare il presidente alle sue vicende personali, professionali e istituzionali è già tramontato.

Parola di una delle figure più credibili di un’opposizione che fino all’altro ieri prometteva battaglia. Di quella Nancy Pelosi, cioè, che con indosso le autorevoli vesti di presidente della Camera striglia i democratici esortandoli a ricondurre la sfida sul terreno delle candidature, delle proposte e più in generale delle idee.

Il tycoon, insomma, va sconfitto alla vecchia maniera, senza escamotage né corsie di emergenza.

Anche perché alzare i toni dello scontro espone al rischio di spaccare ulteriormente un Paese che di fatto è già spaccato in due metà. E che ne paga ogni giorno le conseguenze.

Il messaggio della Pelosi è stato recepito, la platea dem si ricompone e si rimbocca le maniche in vista del 2020.

E mentre Trump continua a strillare, ovvero a giocare al gioco che conosce meglio, gli Stati Uniti avrebbero un bisogno persino spasmodico di tornare a ragionare.

Giovedì 21 Marzo 2019, 10:12 - Ultimo aggiornamento: 21-03-2019 19:28
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