Vaccino, ecco dove è obbligatorio: dall'Indonesia al Tagikistan (e altri Paesi si preparano)

Sabato 4 Settembre 2021 di Francesco Padoa
Vaccino, ecco dove è obbligatorio: dall'Indonesia al Tagikistan e altri Paesi si preparano

Prevedere l'obbligatorietà della vaccinazione anti-Covid. E' l'indicazione venuta due giorni fa dal premier Mario Draghi e che, secondo i giuristi, sarebbe possibile attuare in tempi brevi con una legge ad hoc sulla base dei dettami costituzionali. Una strada, quella dell'obbligo, che mira a bloccare la diffusione del contagio ancora in atto ma che vede comunque posizioni differenziate anche tra gli esperti, una parte dei quali ritiene più opportuno un obbligo solo per categorie specifiche. Attualmente, l'obbligo vaccinale è previsto per medici e personale sanitario, e sono già scattate le sospensioni dei camici bianchi - che restano comunque una netta minoranza - non vaccinati. Per gli insegnanti è invece previsto l'obbligo del green passFino ad ora l’obbligo per il vaccino nel Paese è in vigore solamente per il personale sanitario. L’Italia è stata la prima in Europa ad introdurre questa misura, ad aprile, seguita a giugno dalla Francia.

 

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Nel mondo

Ma cosa accade negli altri Paesi? Quali sono quelli che hanno preso decisioni ancora più drastiche? Per ora si contano sulle dita di una mano, le nazioni che hanno reso obbligatoria la vaccinazione, e non si trovano nel panorama europeo. L’Indonesia ha reso obbligatorie le vaccinazioni contro il Covid-19 a partire da febbraio, prima ancora che partisse la campagna vaccinale. Il governo ha introdotto multe fino a 5 milioni di rupie, l’equivalente di circa 400 euro, per chi si rifiuterà di vaccinarsi. Il salario minimo nel Paese è pari a circa 250 euro. Guerra quindi ai no vax, considerati fuorilegge.  Il Tagikistan, repubblica dell’Asia centrale, ha reso la vaccinazione contro il coronavirus obbligatoria per tutte le persone con più di 18 anni da luglio. Tutti i tagiki maggiorenni non ancora vaccinati dovranno prendere un appuntamento per farlo, ma non è chiaro comunque come farà il governo ad assicurarsi che lo facciano. Anche il Turkmenistan dal 7 luglio ha reso obbligatoria la vaccinazione per combattere la pandemia per tutta la popolazione residente dai 18 anni in su. Gli Stati Federati di Micronesia, a est delle Filippine, che ospitano circa 100mila persone, hanno reso obbligatorio il vaccino per i cittadini a luglio. La Micronesia non ha riscontrato casi locali di Covid dall'inizio della pandemia, grazie alle severe misure adottate. 

Obblighi parziali

In altri Paesi l’obbligo vaccinale si fa strada a piccoli passi. In Australia l’obbligo vale solo per chi lavora a contatto con anziani, in case di riposo. In Grecia entro settembre tutto il personale sanitario dovrà essere vaccinato. Nel Regno Unito, a partire da ottobre, sarà obbligatorio per gli operatori delle case di riposo. Anche in Polonia sono previsti obblighi mirati nei prossimi mesi. Da maggio in Arabia Saudita è stata imposta la vaccinazione a tutti i lavoratori del settore pubblico e privato che desiderano frequentare il posto di lavoro in presenza. Dal 1° agosto sarà obbligatoria per entrare negli uffici governativo, nelle scuole e per i mezzi pubblici. In Kazakistan il vaccino è obbligatorio per i lavoratori nei settori dei trasporti, della vendita al dettaglio e delle banche, oltre che per i settori dell'ospitalità, dell'istruzione, della sanità e dell’intrattenimento. Anche in Pakistan obbligo solo per alcune categorie. Stati Uniti e Russia, le due grandi potenze mondiali, sono Paesi dove obblighi parziali sono decisi dalle autorità locali. 

«Obbligo inevitabile»

L'obbligo, come visto, attualmente presente in pochissimi paesi, tutti asiatici, «è una strada segnata - dice Amerigo Cicchetti, direttore di Altems, l'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica di Roma - per l'Italia come per le altre Nazioni, al fine di bloccare l'epidemia: a mio parere è una strada percorribile senza particolari problemi giuridici ma ritengo che l'obbligatorietà vada prevista non per tutti ma per categorie precise, a partire dalla scuola e Università, la PA a contatto col pubblico ed i trasporti». Per gli altri infatti, «i rischi si possono ridurre ricorrendo al green pass e allo smart-working». L'obbligo è giusto ma sarebbe più facile se indiretto secondo, invece, l' immunologo e componente del Comitato tecnico scientifico Sergio Abrignani: «Il miglior modo per contenere una pandemia è vaccinare tutti o quasi e per farlo serve una sorta di obbligo. Se è tecnicamente difficile fare un obbligo assoluto - spiega - ci si può arrivare con un obbligo indiretto, molto forte e sostanziale, ad esempio attraverso un green pass quasi totalizzante».

«Obbligo universale»

Propende al contrario per un obbligo «universale» per tutta la popolazione vaccinabile il virologo Fabrizio Pregliasco, prevedendo l'utilizzo dei servizi già presenti sul territorio, con la collaborazione dei medici di base. Dopo l'ultimo vaccino obbligatorio introdotto in Italia negli anni '90 contro l'epatite B, l'esempio più recente risale alla legge del 2017 dell'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha introdotto un obbligo vaccinale per la frequenza scolastica limitatamente ai vaccini dei primi anni di vita, come quello contro tetano, difterite, morbillo. Un obbligo, concludono Abrignani e Pregliasco, che ha portato a «ottimi risultati» con un forte aumento delle vaccinazioni tra i bambini.

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA