Venezuela, un Paese
distrutto: chiude pure
la televisione

Giovedì 21 Maggio 2020 di Luca Marfé
Un Paese chiuso, distrutto.

L’ultima novità?
Chiusa pure la tv via cavo.

In tempi di pandemia coronavirus e in decenni di economia in frantumi, di certo non l’emergenza delle emergenze. Ma pur sempre un segnale inquietante, simbolico di un isolamento sempre più marcato del Venezuela dal resto del mondo.

L’americana DirectTV se ne va, chiude i battenti e lo fa proprio per effetto delle sanzioni volute da Washington.

L’amministrazione Trump ha di recente imposto l’ennesimo giro di vite nei confronti di Maduro e dei suoi e, tra le altre conseguenze, è scattata quella di non prestare più il fianco alla propaganda del regime comunista.


Giù due tessere dunque, quelle dei due canali (praticamente di Stato) Globovisión e PDVSA TV, che fanno cadere tutto il domino a seguire.

Il risultato è che più di dieci milioni di utenti si ritrovano da un giorno all’altro senza servizio e senza informazione, in un Paese senza luce né acqua né gas né internet.
Con un’inflazione impossibile da calcolare e con l’orizzonte di un futuro apocalittico, ammesso che di “futuro” si possa parlare.

Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente del Venezuela (l’organo “inventato” nel 2018 dal Partito Socialista per aggirare il Parlamento democraticamente eletto), già nel mirino della DEA per traffico di droga, minimizza e dichiara che «DirecTV non è la luce, non è l’acqua, non è il gas».

Forse qualcuno dovrebbe ricordargli, appunto, che non ci sono nemmeno quelli.

Ultimo aggiornamento: 11:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA