Trump-Kim, fumata (nucleare) nera: cosa succederà adesso?

Giovedì 28 Febbraio 2019 di Luca Marfé

«No agreement», nessun accordo.

Il colpo di scena arriva nella tarda mattinata di Hanoi e cancella il pranzo formale e la cerimonia ufficiale che erano in programma per le 2 del pomeriggio. Al loro posto, una conferenza stampa in cui Donald Trump e Mike Pompeo spiegano le ragioni della rottura.

«Alle volte, la cosa migliore da fare è andarsene», ha esordito il tycoon malcelando la sua delusione di fronte ad una folla di giornalisti increduli almeno quanto lui.
 


Il pomo della discordia sono state e resteranno per un bel po’ le sanzioni a danno di Pyongyang.

Kim Jong-un e la sua delegazione ne hanno formalmente richiesto la cancellazione immediata e totale.

Trump e i “falchi” di una Casa Bianca tutt’altro che diplomatica hanno risposto con un secco no.

Vicolo cieco, dunque.

Almeno per il momento, si riaccendono i motori dell’Air Force One e si torna a casa.

Difficile immaginare cosa possa accadere adesso.

Una delle poche certezze, confermata dallo stesso presidente americano prima di lasciare la sala stampa, è che non ci sono tracce di un eventuale terzo meeting con il suo omologo nordcoreano. Si è discusso di tutto o quasi, a quanto pare, ma non del prossimo appuntamento.

C’è il rischio, insomma, che le trattative siano congelate.

Un’altra avvisaglia l’ha lanciata ancora Trump, in una duplice direzione, citando Corea del Sud e Cina. Ovvero i due attori che, accanto ai protagonisti, vantano in seno a questa vicenda la parte più importante.

«Sentirò l’amico Moon al telefono per aggiornarlo e nei limiti del possibile tranquillizzarlo», ha detto del numero uno di Seul. «E avrò modo di parlare con Xi Jinping che immagino non voglia una potenza nucleare alle porte di casa», ha strizzato invece l’occhio a Pechino.

Ebbene, si torna al punto di partenza.

E cioè al ruolo fondamentale del dragone nel convincere Kim ad abbandonare ambizioni e programmi pericolosi.

Il punto è che Pyongyang, molto semplicemente, potrebbe non voler abbandonare proprio nulla, se non il tavolo dei negoziati. Nella speranza di ottenere delle concessioni in cambio di promesse e nulla più.

Trump, dal canto suo, gioca allo stesso gioco. Sbatte i pugni sul tavolo, se ne va e aspetta la reazione (la resa?) di un avversario il cui Paese muore letteralmente di fame.

Una partita a scacchi complicatissima tra due dei personaggi più singolari dell’intera storia delle relazioni internazionali.

Un rebus la cui fine, che sembrava ad un passo, torna di colpo lontana.

Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 10:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA