Vietato parlare di “lager nazisti polacchi”: Varsavia approva la legge. Israele: «È negazione dell'Olocausto»

di Franca Giansoldati

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È scontro aperto tra Polonia e Israele dopo l'approvazione la scorsa notte nel Senato di Varsavia, della legge bavaglio sull'Olocausto: il testo vuole difendere l'immagine del Paese e prevede fino a tre anni di carcere e la multa per chi definisca 'polacchi' i campi di sterminio installati dai nazisti in Polonia durante la seconda guerra mondiale. Chelmo, Belzec, Sobibor, Treblinka, Auschwitz-Birkenau (che faceva parte del più ampio complesso di Auschwitz) e Maidanek. In Israele e' esplosa l'indignazione, accompagnata da una tempesta politica: Varsavia vuole "riscrivere la storia" e la legge equivale alla «negazione» dell'Olocausto. 

«Israele valuta molto gravemente ogni tentativo di sfidare la verita' storica», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nahshon, che ha aggiunto: «Nessuna legge cambiera' i fatti». Il ministro Likud, Yisrael Katzc, ha chiesto al premier, Benjamin Netanuyahu, di richiamare l'ambasciatore a Varsavia. Un altro ministro Yoav Gallant ha parlato di «negazione dell'Olocausto», l'ex ministro degli esteri Tzipi Livni ha detto che e' stato come «sputare in faccia a Israele.E' una distorsione della verita' storica».

La legge, in attesa della firma del presidente Andrzej Duda, e' stata approvata dal Senato (57 voti favorevoli, 23 contrari e due astenuti) nella notte, nonostante le rassicurazioni al governo israeliano che ci sarebbero state consultazioni con Israele prima del voto. Per i conservatori polacchi, l'uso del termine «campo di sterminio polacco» induce a pensare che la Polonia abbia avuto responsabilita' nell'olocausto nazista. Israele invece contesta il tentativo di negare la partecipazione di alcuni polacchi allo sterminio degli ebrei e persino la possibilita' di perseguire i sopravvissuti all'olocausto che potrebbero evocare tali casi.

«E’ assurdo penalizzare chi fa un accenno o una dichiarazione in cui contesta l’indifferenza o la complicità di molti polacchi nello sterminio». Lo ha detto l’ex presidente della Comunità ebraica di Roma di origini polacche, Leone Paserman, a Tv2000. «E’ vero – ha aggiunto Paserman - che ci sono stati 6 mila polacchi riconosciuti come ‘giusti tra le nazioni’. È il numero più alto tra tutte le nazioni ma è anche vero che in Polonia su 3 milioni di ebrei se ne sono salvati 200 mila».

A Kielce, in Polonia, città originaria della sua famiglia, ha ricordato Paserman, «nel 1946, un anno e mezzo dopo la fine della guerra e dalla liberazione di Auschwitz, il 4 luglio c’è stato un pogrom dove sono stati ammazzati 42 ebrei. La maggior parte dei sopravvissuti ai lager rivoleva le case di proprietà dove vivevano e che erano state nel frattempo occupate da altri polacchi. Si creò una situazione di conflitto tale che alcuni sono stati buttati giù dalle finestre e altri sono stati uccisi sul posto. Mia madre finché è stata in vita mi ha impedito di ritornare in Polonia. Volevo andare a trovare dei miei parenti ma sono riuscito ad andare a Kielce solo nel 1983».

«Molti ebrei polacchi che si sono salvati – ha concluso Paserman - hanno ricordi pessimi dei polacchi. Un cugino di mia moglie, Emilio Foa, che si era salvato da Auschwitz, diceva che i polacchi erano peggio dei tedeschi. Questo è una opinione comune a tanti. Per questo in Israele sono così arrabbiati».
Giovedì 1 Febbraio 2018, 09:29 - Ultimo aggiornamento: 02-02-2018 23:13
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