Aereo abbattuto dal missile in Iran:
«Sfida hi-tech, non decide un solo uomo»

Domenica 12 Gennaio 2020 di Gianni Molinari

Cieli sempre più affollati, non solo di aerei, ma anche dalle nuove subdole minacce dei droni. A una tecnologia diffusa e a basso costo si risponde con una tecnologia sempre più sofisticata e con regole di ingaggio sempre più definite.

L'artiglieria controaerei un po' una frontiera sia perché si confronta con il mondo dell'hi tech militare, sia perché ha adeguato e adegua la propria capacità di risposta appunto a un mercato delle minacce che costano sempre meno.

Gli artiglieri controaerei dell'Esercito sono un po' come dei segugi: scoprire, qualificare, e neutralizzare una minaccia è la loro missione. Ma certamente non decide un solo uomo chiarisce subito il generale di brigata Fabrizio Argiolas, Comandante dell'artiglieria controaerei dell'Esercito. Tre reggimenti operativi e uno addestrativo che specializza tutti gli artiglieri contraerei all'impiego di sosfisticate apparecchiature e sistemi d'arma.

La controaerei dell'esercito italiano si basa su tre sistemi di arma: il sistema missilistico SAMP/T, dotato di missili a lancio verticale, in grado di contrastare sia la minaccia aerea sia la minaccia di missili balistici, lo Skyguard-Aspide un sistema d'arma missilistico terra-aria a corta portata contro la minaccia aerea condotta alle basse e bassissime quote e gli Stinger, un sistema d'arma missilistico terra-aria impiegato contro la minaccia aerea alle bassissime quote.
 

 

La minaccia aerea è complessa e soprattutto si basa sulla sorpresa, quindi la velocità. Come si affronta uno scenario di questo tipo?
«Con procedure definite e alti livelli addestrativi. Nostro compito, anzitutto, è scoprire le minacce alla maggiore distanza possibile perché questo permette di approfondire le situazioni».

E poi?
«Bisogna identificare l'eventuale minaccia, cioè capire anzitutto attraverso i trasponder, ma non solo, se un aereo è qualificabile come amico o nemico. A quel punto si decide se il sistema d'arma deve essere impiegato. Sono attività complesse: di un aereo non si controlla solo il segnale trasmesso attraverso il cosiddetto Iff (amico o nemico), ma attraverso lo studio dei percorsi del velivolo, il suo comportamento e molti altri parametri».

Decide chi?
«L'artiglieria controaerei interviene in ambiti molto ampi e interforze, alla fine è un braccio di un'organizzazione. E decide, appunto, il livello più alto del comando e controllo. I militari che sono al sistema d'arma ricevono istruzioni ed eseguono».

Nessuna iniziativa.
«Non fa parte del sistema della difesa e della contraerea. Solo in situazioni molto degradate, da un punto di vista militare, e solo per autodifesa, è possibile l'attivazione da parte del personale che opera al sistema d'arma».

Ed è successo?
«Siamo in tempo di pace e non si presentano situazioni degradate. Noi lavoriamo per anticipare le minacce con la verifica, insieme all'Aeronautica Militare, dello spazio aereo. Anticipare e affinare l'identificazione delle eventuali minacce è la nostra attività strategica».

Non è mai successo di arrivare all'ultimo step, poco prima di lanciare i missili?
«All'ultimo step mai».

In grandi eventi come i funerali di Papa Giovanni Paolo II, la visita dei Capi di Stato di Stati Uniti e Russia, le riunioni dei vari G7 o G8 l'artiglieria contraerea è stata schierata a difesa dello spazio aereo.
«La Brigata è basata su unità mobili: studiamo l'area dove schierarci in funzione dell'ombrello di sicurezza da garantire in collegamento con un centro di controllo e comando che gestisce l'intera operazione. I nostri sistemi assicurano che quello spazio aereo è ben difeso».

Ben difeso che significa? Una volta identificata una minaccia come tale quanto tempo passa dal lancio di un missile all'intercettazione?
«Non più di dieci secondi».

Ora avete un altro problema: i droni
«L'Esercito risponde a questa nuova minaccia con un centro di eccellenza qui nel comando della Brigata a Sabaudia: però cambia tutto».

In che senso?
«Un drone ostile vola all'interno di dense aree abitate o vicino aeroporti: non si può abbattere».

E quindi?
«Un drone è telecomandato. E questo è anche il suo punto di debolezza: ne prendiamo noi il controllo e lo portiamo dove in sicurezza si può controllare ed eventualmente neutralizzare. Abbiamo già schierato le nostre unità alla cerimonia delle Universiadi a Napoli e per la visita del presidente russo, Putin».

Sempre alta tecnologia.
«Siamo operativi da 105 anni: il 10 gennaio 1915 quando fu costituito il primo Reparto di artiglieria controaerei del Capitano Augusto de Pignier l'avvistamento era a vista, oggi disponiamo della migliore tecnologia».

Ultimo aggiornamento: 11:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA