Alleanze alle Regionali, Grillo
gela Di Maio: «Stop piagnistei»

Domenica 13 Ottobre 2019 di Gigi Di Fiore

È il finale schioppettante di un'autocelebrazione entusiasta, che ha coinvolto premier, ministri, sottosegretari, il presidente della Camera e il vice presidente del Senato. Il movimento 5 Stelle diventato forza di governo celebra i suoi dieci anni di vita e lo fa a Napoli, dove già nel 2005 fu costituito il primo meet up grillino.
 

 

Nel grande palco dell'Arena flegrea alla Mostra d'oltremare, allestito con una scenografia nera e grigia e due schermi, ecco Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte accolto alla kermesse come una superstar. A loro spetta chiudere il primo giorno di festa, dinanzi a molta gente che è lì anche per il concerto di Eugenio Bennato, Lucariello, Maurizio Capone, che inizierà subito dopo.
 

Per il presidente del Consiglio, c'è la passerella nei viali d'accesso, come era stato già nel pomeriggio per Di Maio e per il presidente della Camera, Roberto Fico, tra richieste di selfie e cori di simpatizzanti. L'alleanza con il Pd e la crescita di un Movimento «post ideologico» che diventa partito sono i temi dominanti.

 

IL MOVIMENTO
Di Maio entra in scena, introdotto da una band rock. Si muove sicuro, viene interrotto da un gruppetto di giovani che urlano «No alle armi alla Turchia» e lui non si scompone, ma si appropria del loro slogan, rassicura che condivide le loro richieste. Poi fa un bilancio in positivo di dieci anni, indica i risultati raggiunti al governo, fiero soprattutto del taglio dei 345 parlamentari e del reddito di cittadinanza. Accenna al libretto giallo di cartone, consegnato con il biglietto agli spettatori: «Ci sono indicati i nostri obiettivi, ognuno di voi potrà spuntarli man mano che li raggiungiamo, lo faremo insieme». Ma spiega con chiarezza che, dopo dieci anni, il Movimento, nato dall'intuizione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, deve fare un salto di qualità organizzativa. Dice: «Siamo diventati forza di governo e dobbiamo avere una rete organizzativa sul territorio. Lo preciserò a chiusura di questa festa, coinvolgeremo 80 persone che, a livello regionale e nazionale, contribuiranno a far crescere il Movimento. Soprattutto figure regionali, che contribuiranno all'organizzazione territoriale del Movimento». Da movimento a partito, come dimostrato da una festa che non ha nulla da invidiare a quella dei partiti della prima Repubblica, con gadget, punti ristoro, gazebo. Proprio sui territori locali e le prossime elezioni regionali con la possibile alleanza con il Pd, Di Maio replica all'invito di Nicola Zingaretti e dice: «I patti regionali e nazionali con il Pd non sono all'ordine del giorno». Eppure, Beppe Grillo, che è a Napoli ma non interviene sul palco, fa sentire il suo pensiero proprio sull'alleanza con il Pd. Bacchetta chi tra i 5 Stelle, come Di Maio, esita sui patti regionali: «Stop ai piagnistei sulle alleanze con il Pd, non voglio che rimanete qui a dire sempre Pd. Fanculo a voi, stavolta, non avevamo scelta».
Ma Di Maio aveva ben chiarito l'ideologia-non ideologia dei 5 Stelle che ha consentito al Movimento l'alternarsi al governo di alleanze prima con la Lega e poi con il Pd: «Siamo il Movimento del post ideologico; come sosteneva Casaleggio non esistono cose di destra o di sinistra, ma solo cose buone o non buone e lo abbiamo messo in pratica, costringendo la Lega a votare il no alle trivelle e il reddito di cittadinanza. Ora dobbiamo fare un salto di qualità e coinvolgere più persone nel nostro progetto». Della stessa idea è Roberto Fico: «Dobbiamo guardare avanti, la strada di una organizzazione nuova con più collegialità è molto importante».
Del progetto farà parte il premier Giuseppe Conte? Di Maio lo invita sul palco e giù gli applausi, i cori. Conte smentisce di voler formare un suo partito «perché ci sono già molti soggetti politici», ma sulla sua iscrizione a un meet up 5 Stelle dice soltanto: «Lavoro benissimo con il Movimento e considero le esperienze dei meet up molto felice, perchè sono focolai di partecipazione dal basso».
LA MANOVRA FINANZIARIA
Il Movimento è al governo e la prima scadenza impegnativa da affrontare sarà la manovra finanziaria. Ne parla il premier Conte: «Faremo un consiglio dei ministri il 15 e poi riunioni preparatorie. Di sicuro l'abbassamento dello spread ci porterà 18 miliardi in tre anni. Agiremo su spese improduttive, sul taglio al cuneo fiscale per gradi. E poi, in casi conclamati di gravi evasioni, non capisco perché non si debba andare in carcere». Critici sia Di Maio sia Conte sulla sentenza della Corte di Strasburgo sull'ergastolo ostativo ai mafiosi. Su questo, con Nicola Morra, presidente della commissione antimafia, e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, la sintonia è piena. La scena finale sul palco dell'Arena, prima dell'avvio del concertone, è tutta per Conte, che annuncia: «Giovedì ci sarà la riunione del premier europei e lunedì quella dei ministri degli Esteri europei. Io e Di Maio ribadiremo il no ai ricatti di Erdogan e proporremo lo stop dell'Unione alla vendita della armi alla Turchia». Giù gli applausi, mentre parte la musica e le scritte della scenografia ripetono il «buon compleanno al Movimento».
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Ultimo aggiornamento: 13:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA