Le molte vite di Angelino Alfano: il ministro più longevo della Repubblica

Lunedì 7 Maggio 2018 di Valentino Di Giacomo
«Angelino Sempreinpiedi», ministro dei record. Il titolare della Farnesina, Alfano, con 1836 giorni consecutivi alla guida di un dicastero comanda infatti questa particolare classifica nella storia della Repubblica italiana. Mai nessuno ci era riuscito per così tanti giorni. Il primato sarà definitivamente battuto domani, anche nel caso il presidente Mattarella, dopo l'ennesimo giro di consultazioni, riuscisse a dar vita finalmente ad un nuovo governo. L'eventuale esecutivo aprirebbe i battenti solo tra qualche giorno, in tempo per consacrare l'ex delfino di Berlusconi alla storia del Paese.

Una carriera, quella di Alfano, costellata tutta da ministeri pesanti, nell'ultima legislatura impreziosita dall'incarico al Viminale nell'esecutivo Letta di cui è stato anche vicepremier e conclusa, infine, agli Esteri con il premier Gentiloni. Già nel quarto governo Berlusconi, il politico agrigentino, aveva avuto un ministero importante come quello della Giustizia che aveva tenuto per ben 1175 giorni. Tremila giorni di governo in totale che lo hanno reso, per distacco, il ministro più longevo della seconda Repubblica.

Un curriculum da far invidia alla vecchia guardia della Democrazia Cristiana, il partito dove Angelino ha iniziato, sin da ragazzo, l'avventura politica seguendo le orme del papà, assessore democristiano al comune di Agrigento. Una carriera ministeriale che potrebbe arrestarsi a breve, ma mentre gli altri partiti litigano scambiandosi veti, accuse e attacchi al vetriolo, la Farnesina resta ben salda tra le mani di Alfano.
 
Dallo scorso 22 marzo, decidendo di non ricandidarsi, il ministro degli Esteri non è più neppure parlamentare, lo era stato ininterrottamente a partire dal 2001. Diciassette anni in Parlamento, quisquilie rispetto ai veri recordman di Montecitorio. Francesco Colucci, ad esempio, ha appena chiuso la sua lunga esperienza parlamentare proprio nell'ex partito di Alfano, il Nuovo Centrodestra, dopo ben trentanove anni di fila su uno scranno. Nessuno come il politico agrigentino è stato però capace di resistere ad ogni polemica, critica e invettiva. Berlusconi lo definì malignamente «l'uomo senza quid», la sinistra lo attaccava per aver elaborato il celeberrimo «Lodo Alfano», Salvini lo azzannava ogni giorno per le sue politiche sui migranti. Avversato da tutti, ma capace di dialogare con tutti. Basta guardare a molti dei consigli comunali e regionali dove gli «uomini del ministro» tengono in piedi giunte sia di centrosinistra che di centrodestra, anche quelle rette dalla Lega salviniana. «Arte della diplomazia» la definiscono gli amici del ministro, «opportunismo» i nemici. Di sicuro lo sbocco naturale per concludere la sua lunga carriera ministeriale non poteva essere che la Farnesina dove saper mantenere le relazioni con tutti è essenziale.

Ad Alfano sarebbero bastati pochi giorni per battere persino il record del suo padre politico, Silvio Berlusconi, capace con i suoi quattro governi di restare alla guida di Palazzo Chigi per 3291 giorni. E non è detto che in futuro non si possa battere quel primato. Mancherebbero poco più di 200 giorni per superare il cavaliere.

In un programma tv che mai lo ha amato particolarmente, Propaganda Live di Zoro, in onda su La7, hanno fatto scattare anche un countdown per consacrare domani la permanenza consecutiva di Alfano al governo. Sempre accusato di «poltronismo», a volte anche dai suoi stessi compagni di partito, aveva dato vita al suo Nuovo Centrodestra nel novembre del 2013 per continuare a garantire i numeri sufficienti al governo Letta. L'idea ambiziosa era di raccogliere l'eredità politica di Silvio Berlusconi dopo la sua decadenza da senatore in seguito alla condanna. Un progetto arenatosi definitivamente dopo l'arrivo a Palazzo Chigi di Matteo Renzi, con quel «Patto del Nazareno» che rimise pienamente in pista come leader del centrodestra Silvio Berlusconi.

Equilibrato, difficilmente una dichiarazione sopra le righe, un politico di «vecchio stampo», lontano dai proclami urlati e dal turpiloquio che va di moda tra i cosiddetti partiti populisti. Da mesi Alfano resta in silenzio, non rilascia interviste, le ultime apparizioni mediatiche risalgono alla sofferta decisione di non ricandidarsi. È lì, alla Farnesina, per il disbrigo degli affari correnti come impone la Costituzione. Da oltre 1800 giorni resiste. In attesa, chissà, che cambino i tempi, che la capacità di incassare i colpi arrivati da ogni parte politica dia i propri frutti. «Lascio il Parlamento, non la politica» - annunciò lo scorso dicembre. Nessuno si stupirebbe se tra qualche tempo lo ritrovassimo a rivendicare come da par suo «un altro gol della Squadra-Stato». Sempre in piedi. Ultimo aggiornamento: 14:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA