Animali maltrattati e torturati: tanta rabbia ma la legge in Senato è al palo

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Valentino Di Giacomo

Ferma da mesi, arenata, come tante altre norme annunciate e poi riposte in un cassetto. È la legge per contrastare le violenze contro gli animali che da ormai un anno è bloccata in Parlamento in attesa di vedere finalmente la luce. Eppure i reati aumentano e le torture contro i nostri amici a 4 zampe sono sempre più frequenti.

Ogni giorno sono aperti circa 26 fascicoli per reati contro gli animali, uno ogni 55 minuti, circa 9.500 l'anno. Ogni 90 minuti circa è stata indagata una persona con 5.850 processi ogni anno. Un fenomeno tutt'altro che isolato come troppo spesso si è portati a pensare. Su 100mila italiani, quasi dieci vengono indagati per reati contro gli animali. Colpa probabilmente di pene ancora troppo blande per chi commette violenza verso esseri viventi che non hanno parole per ribellarsi. L'ultima vera legge per punire gli aguzzini risale al 1989, giudicata dalle stesse associazioni animaliste come un presidio di civiltà giuridica essenziale. In questi 30 anni la legge è stata certamente uno strumento capace di sottrarre al maltrattamento e salvare tanti animali ottenendo il loro sequestro. Grazie all'introduzione che ha previsto per questo reato di elevarlo da semplice contravvenzione a delitto, prevedendo inoltre la reclusione per i reati più gravi. Con la norma del 1989 anche i combattimenti tra cani sono diventati perseguibili, ma ora quella legge non basta più perché presenta dei vulnus quasi inspiegabili.

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Ecco perché la nuova norma chiesta da mesi dalla Lega Anti-vivisezione (Lav) prevede in caso di reati una nuova disciplina della confisca obbligatoria, al fine di impedire che l'animale resti in custodia e nella disponibilità del suo aguzzino. Una prassi che oggi si ripete spesso: chi commette violenze sugli animali può vederseli affidare nuovamente e può comunque continuare a tenere un altro animale come se risultasse una persona affidabile. Di qui la proposta di vietare a vita il possesso di animali per chi si è reso responsabile di violenze e atrocità nei loro confronti.

Oggi anche chi viene scoperto ad organizzare e lucrare sul combattimento dei cani può comunque tenere altri animali ed altri cani come se nulla fosse successo. Proprio sui combattimenti si concentra un enorme business dei clan che organizzano queste lotte clandestinamente per gente senza pietà che scommette somme ingenti sui combattimenti. Ogni anno sono a decine le operazioni di carabinieri e polizia per fermare questo giro di soldi che ha per vittime cani addestrati ad uccidere. In questo caso l'aumento delle pene consentirebbe anche alle forze dell'ordine di poter utilizzare le intercettazioni, laddove per pene più blande non è oggi consentito.

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Tra le norme previste dal nuovo pacchetto normativo c'è pure quella di comminare pene maggiori per chi commette violenze sugli animali in presenza di minori. «Una norma di civiltà - spiega Gianluca Felicetti, presidente della Lav - oltre che di buon senso. Se i minori assistono alle violenze sui nostri amici a 4 zampe come se fosse una cosa normale, in futuro anche loro considereranno normale avere lo stesso atteggiamento». Non solo, ma una serie di studi scientifici dimostrano come ci sia un nesso strettissimo tra violenze sugli animali e sulle persone. Famiglie in cui si sono verificati casi di violenza contro gatti e cani sono spesso quelle dove la stessa ferocia viene utilizzata contro madri, figli e genitori.

Tra i promotori delle nuove norme ci sono il sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, e il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, che più volte ha chiesto in questi mesi di accelerare per portare questo testo in Parlamento. Nel nuovo disegno di legge a firma dei senatori Gianluca Perilli e Alessandra Maiorino (che riprende l'originario testo presentato da Ferraresi nella scorsa legislatura), le associazioni animaliste chiedono inoltre che venga introdotto il reato di strage di animali per contrastare le uccisioni di massa, come ad esempio nei casi di avvelenamento di cui si registrano centinaia di casi ogni mese.

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L'altra novità prevista è che la norma sia posta a protezione dell'animale in quanto soggetto di diritto e non espressione di una vaga sensibilità rispettosa nei confronti dell'ambiente: una discriminante non da poco che andrebbe ad incidere in maniera significativa sulle pene comminate dai magistrati. Il presidente della Lav preferisce non aprire un fronte polemico con i parlamentari, anche se chiede di fare in fretta. «Siamo stati vicini all'attuazione del nuovo pacchetto normativo la scorsa estate -spiega Felicetti - ma prima la crisi di governo e poi la formazione del nuovo esecutivo Conte ha ritardato che venisse portato in Parlamento. Poi negli ultimi mesi le Camere sono andate di corsa per approvare la manovra finanziaria ed altre misure più urgenti, ma speriamo che già entro questo mese la politica ci dia buone notizie perché nel frattempo tanti animali sono maltrattati e le pene sono ancora troppo blande». 

Ultimo aggiornamento: 11:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA