CORONAVIRUS

L'anno che verrà: il 2022 tra soldi, politica, affetti e la voglia di ripartire (oltre il Covid)

Mercoledì 29 Dicembre 2021
L'anno che verrà: il 2022 tra soldi, politica, affetti e la voglia di ripartire (oltre il Covid)

Pandemia: vaccini e farmaci, l'Italia dovrà diventare autonoma

Se c'è una cosa che questa pandemia ci ha insegnato è senza dubbio che scienza e medicina devono essere il più possibile vicine alla gente. E quindi, oltre alla riforma della medicina territoriale, quello che mi aspetto dal prossimo anno e che ritengo rappresenterebbe una svolta vera per il Paese, è la rinascita della nostra capacità di mettere a frutto la ricerca scientifica. Un settore in cui non possiamo invidiare niente a nessuno, in tutto il resto del mondo.
In particolare, dopo che abbiamo affrontato un altro anno terribile come quello che ci apprestiamo a lasciarci alle spalle, dobbiamo avere la forza di puntare nuovamente sul settore farmaceutico. Questa pandemia finirà, è questione di tempo. Ma allo stesso modo prima o poi arriverà un altro virus. Anche se non saremo soli, noi dobbiamo essere in grado di affrontarlo con le nostre forze.
L'Italia in termini di competenze e potenzialità non ha nulla di meno dei grandi colossi farmaceutici. Anzi, spesso abbiamo fornito loro expertise e manodopera in questi mesi.

Sviluppiamo i loro farmaci da sempre. Produciamo i loro vaccini in conto terzi tempo. Ora però, è arrivato il momento di metterci in proprio. Già nella primavera dello scorso anno il governo ha annunciato la nascita di un polo-pubblico privato che sarà capace di renderci autonomi in tal senso.
Non è un progetto che si realizza in pochi giorni perché avviare la produzione di un vaccino richiede molte fasi e tanta programmazione. Probabilmente non basterà il 2022, ma quello che sta per iniziare è l'anno in cui ogni passo avanti può essere determinante per evitare che nel confrontarci con la prossima emergenza ci ritroveremo di nuovo costretti a chiedere aiuto ad altri Paesi. Non avrebbe senso e non possiamo permettercelo.
Oggi ci sono i fondi, le competenze e le strutture. Bisogna lavorare per metterle in rete, investendo sulle persone giuste per farlo. Ecco, se mi doveste chiedere cosa avrei voluto trovare sotto l'albero in un questo momento difficile, è proprio questo.

di Massimo Ciccozzi 

Politica: riforma elettorale non più rinviabile

Sarà decisivo nel 2022 decidere sulla legge elettorale. Lo sarà anche se, speriamo di no, si decidesse di lasciare tutto com'è. Il modo di scegliere la rappresentanza della nazione è dirimente: deve far in modo sia di produrre un sistema di governo capace di decidere, sia di dare al paese la consapevolezza che tutto si è svolto salvaguardando la partecipazione a pari titolo dei cittadini alla costruzione del bene comune.
Le alternative che sono in campo sono due in termini generali (poi ci sono un mare di tecnicalità spicciole). La prima è scegliere un sistema che produca innanzitutto un governo, cioè che faccia uscire dalle urne un vincitore indiscutibile. I sistemi di tipo maggioritario sono i più brutali da questo punto di vista: una maggioranza viene prodotta per forza. Funziona se quella maggioranza non è sentita come una prevaricazione su chi non ne fa parte, se ad essa non è consentito di fare l'asso pigliatutto.

Il caso Giustizia/ La riforma incompleta da ultimare ad ogni costo

Altrimenti produce il prodromo di una guerra civile si spera a bassa intensità, dove chi perde delegittima chi vince, il quale a sua volta si ritiene in diritto di tiranneggiare su chi ha perso.
La seconda modalità è optare per un sistema di tipo proporzionale che punta a fotografare la distribuzione dei consensi, limitandosi a prendere in considerazione quelli che superano una certa soglia che li rende significativi. Non fornisce che molto raramente un vincitore, ma chiede che i consensi frammentati si uniscano poi fra loro fino a formare una maggioranza, che però non sarà una maggioranza legittimata dal voto, ma dal negoziato per obiettivi fra le parti politiche.
E' facile argomentare e contro argomentare in entrambi i casi. Senza perdersi in disquisizioni di teoria politica o lasciarsi andare a calcoli su chi abbia più convenienza in un sistema e chi in un altro, il tema di fondo del 2022 sarà se le forze politiche riusciranno a produrre una normativa che: a) eviti le forzature a coalizzarsi per mere ragioni di convenienza (roba che dura poco, l'abbiamo già sperimentato); b) aiuti i cittadini a scegliere responsabilmente una classe politica senza cadere nelle spire del populismo che li porta ad occasionali scelte di pancia.

di Paolo Pombeni

Economia: la crescita dipenderà dal fattore inflazione

L'inflazione. È questo il parametro che terrei sotto controllo nei primi due mesi dell'anno, per avere un'anticipazione di come potrebbe essere il 2022 dell'economia italiana. Se il 2021 è stato un anno nel quale gli astri si sono allineati favorevolmente, è l'inflazione il fattore che, al contrario, può riportarci in una tempesta perfetta.
Sono tre le ciambelle che ci hanno salvato: un Parlamento debole che si è ricompattato attorno all'unica personalità, il cui prestigio è sufficiente per ribaltare in credito, antichi pregiudizi nei confronti dell'Italia. Un Piano di Rilancio di 200 miliardi finanziato dall'Unione che ribalta la carenza di investimenti pubblici che dura da trent'anni, in un intervento capace di trasformare il Paese. Infine, la politica monetaria della Banca Centrale (BCE) che ha iniettato 1,600 miliardi di euro nell'economia europea come risposta all'emergenza pandemica e di ridurre a meno dello 0,5% gli interessi che l'Italia paga su nuove emissioni di un debito pubblico di 2.750 miliardi. La contemporaneità di tali circostanze crea le condizioni per un miracolo in grado di farci crescere di più riducendo, allo stesso tempo, il debito che ci zavorra.

Tuttavia, saranno già i primi mesi del prossimo anno a dirci se il Paese appena nominato la stella del 2021 dall'Economist potrà continuare a brillare. E, qui, arriva l'inflazione. Infatti, è lo statuto della Bce che definisce che l'obiettivo principale della banca è conservare il tasso d'inflazione sotto il 2% nell'area euro ed è il suo servizio studi a dire che stiamo sfondando questo tetto: a novembre siamo arrivati al 4,9% che è il livello più da quando l'euro e la Bce sono nate.
Parte dell'aumento è legato ai prodotti energetici e, tuttavia, anche l'inflazione core (che li esclude) è al 2,6% e ciò costringe la Bce a considerare una progressiva chiusura di un programma che scade a marzo. Ciò produrrebbe un aumento degli interessi e del costo del debito pubblico e potrebbe spingere Mario Draghi a non affrontare una sfida doppia politica ed economica ancora più incerta.

di Francesco Cirillo 

Esteri: intesa Biden-Putin per scongiurare la guerra in Ucraina

Nel corso del 2022 Joe Biden e Vladimir Putin raggiungeranno contro tutte le previsioni un'intesa che eviterà una pericolosa escalation sulla crisi ucraina. Nessuno è disposto a morire per Kiev, con buona pace di quanti da anni rispolverano l'adesione della Ucraina e della Georgia alla Nato ben conoscendo le reazioni russe. La differenza con il passato è che nel 2022 giungerà a maturazione a Washington la consapevolezza della necessità di trovare un'intesa con la Russia, salvando, con un'attività diplomatica per dialogare, e non per confrontarsi, quelle forme e quella sostanza che consentono il raggiungimento della non-belligeranza senza pregiudicare i principi e i rapporti economici. Ai fini di quel risultato sarà importante il contributo che i maggiori alleati europei, Francia, Germania e Regno Unito, con l'Italia in testa, forniranno a Washington e a Mosca per ricreare una cornice di fiducia e di sicurezza. Cornice essenziale per consentire successivamente di affrontare altri teatri di crisi che minacciano la sicurezza in tutte le sue articolazioni, transatlantica, europea, balcanica, mediterranea e medio-orientale e transpacifica. L'intesa avrà ripercussioni positive su altri delicati teatri di crisi, come la Bielorussia, i Balcani, l'Iran, l'Afghanistan, e, se giocata con intelligenza, anche sulla Cina, nei cui confronti un nuovo rapporto di Washington con Mosca potrebbe dare quel valore aggiunto che gli Stati Uniti si illudono di trovare nel Quad indo-pacifico con Australia, Giappone e India.

 

 

E' un passaggio importante nel quale le principali organizzazioni internazionali mostreranno ancora una volta i loro limiti e dovranno astenersi dall'interferire con attività di sola facciata che non risolvono i problemi, ma anzi li creano. Putin non sarà il solo ad aver capito che la ripresa dei rapporti tra la Russia e la Nato sarà possibile come conseguenza di iniziative diplomatiche delle principali capitali che nel 2022 saranno meno pubbliche e più concrete delle tante dichiarazioni del recente passato, spesso più del tipo facite ammuina, che di sostanza.

di Riccardo Sessa 

Società: cambia pure l'amore, la passione filtrata da prudenze e paure

Non faccio oroscopi, e non scruto gli incroci delle lune con i pianeti. Sono soltanto un osservatore del costume. E usando il costume provo a rispondere a una domanda interessante: che ne sarà dell'Amore nel 2022?
Esistono vari tipi di amori. Quello per i figli, per i nipotini, per i genitori, quello religioso, quello per gli animali e la natura, ma soprattutto quello che infiamma i sentimenti tra gli uomini e le donne. Riguardo a quest'ultimo aspetto, l'amore come attrazione, l'amore passeggero, o a prima vista, o quello alimentato con tenacia nel tempo, credo che nel 2022 cambieranno molte cose. Dopo due anni di vero e proprio martirio psicologico dovuto al Covid e alle abitudini comportamentali derivate, l'amore subirà forzatamente delle limitazioni.
Tornerà la libertà di amare ma fino a un certo punto. Prima, incontravi qualcuno e se scattava la scintilla fatale era quasi normale coronare l'incontro subito. Nel 2022 non sarà più così. Per passare ai fatti concreti bisognerà verificare una serie di elementi: quante dosi di vaccino ha fatto? Di quale green pass è in possesso? Il possibile partner ha fatto o no un test nelle ore precedenti all'incontro? E così, tra dubbi e timori inevitabili, l'attrazione fatale sarà attenuata da pratiche burocratiche che limiteranno la libido e la passione divorante.
Anche l'amore domestico, soprattutto quello dei genitori per i figli piccoli, che sono i più vulnerabili per ragioni quotidiane di contatti scolastici, rallenterà inconsciamente gli abbracci e le effusioni d'affetto. La parola spupazzare perderà forza evocativa. Stessa cosa tra figli e genitori anziani. Saranno visti e trattati come animali in via d'estinzione.
Più che amati andranno conservati. Insomma, la nostra sfera emozionale sarà meno passionale e meno spontanea. Dovremo ragionare. Il contrario esatto di quello che rende l'amore così affascinante. Però, faremo meno stupidaggini. Quelle che un travolgente amore ci porta quasi sempre a fare. Sarà l'amore politically correct. Un disastro.

di Enrico Vanzina 

Spettacoli: RaiPlay, il futuro della tv sarà affidato al web

Il nuovo ad della Rai, Carlo Fuortes, poche settimane fa non si è perso in chiacchiere quando ha annunciato che «RaiNews.it sarà l'unica testata giornalistica online della Rai. Il nostro obiettivo è rivoluzionare quell'offerta digitale che finora è stata troppo povera». Insomma, qualcosa a Viale Mazzini su questo fronte si farà nella nuova veste Rainews.it è online da due giorni - ma con vent'anni di ritardo l'appuntamento con l'informazione sul web è ormai perso per sempre.
La Rai potrebbe agganciare davvero il ventunesimo secolo, invece, se il prossimo anno decidesse di puntare sempre più risorse sulla piattaforma RaiPlay, realtà online diretta dal 2019 da Elena Capparelli, romana, 53 anni, dal 1997 al lavoro in azienda (è online dal 2016, ma è partita veramente solo a fine 2019 con Fiorello e il suo Viva RaiPlay).
Dati alla mano RaiPlay è viva e vegeta e soprattutto guarda avanti. Pochi giorni fa, il 22 dicembre, risultavano registrati 20.6 milioni di utenti, di cui 6 milioni al mese tornano regolarmente per vedere 1.1 milione di ore di contenuti al giorno. Che poi vuol dire materiale degli archivi, programmi della tv lineare - l'offerta streaming dei canali in chiaro - ma anche 1400 film, 460 fiction, e un ampio bouquet di serie, documentari e show originali. Come l'ottimo Il giovane Old di e con Nicola Savino, che proprio negli ultimi giorni ha avuto buoni riscontri di critica e pubblico (l'ultima puntata sarà online il 5 gennaio e forse si farà il bis).
«Vogliamo sperimentare, abbattere gli steccati», spiega Capparelli, «e tracciare percorsi sempre più nuovi per arrivare a un pubblico diverso, fatto di giovani e giovanissimi, ma non solo. Il 51 per cento di chi ci segue con regolarità ha meno di 44 anni. Spazio quindi a documentari, a Sanremo ed Eurovision Song Contest, a format tipo Europei a Casa The Jackal, Ossi di seppia, Tu non sai chi sono io, Scialla, Italia e a un mio pallino: la sketch comedy». Per giocarsela davvero con Netflix, però, ci vuole una panificazione lunga e articolata e soprattutto soldi. Tanti soldi. «Con loro non c'è confronto, ovviamente. Non posso parlare del mio budget», chiude Capparelli. «ma da luglio a oggi i segnali, internamente, sono sempre stati buoni». Speriamo bene.

di Andrea Scarpa 


 

Sport: rivoluzione in Qatar, i Mondiali di calcio nel mezzo dell'inverno

Il 2022 si chiuderà col Mondiale numero 22, l'ultimo del calcio che fu e il primo del futuro, che è già qui. Il Qatar ne ha strappato l'organizzazione con il celebre colpo del 2010, quando sembrava che assegnassero i mondiali del 2018 all'Inghilterra e quelli del 2022 agli Usa, invece la Fifa scelse Russia e Qatar, e iniziò la caduta di Sepp Blatter e Michel Platini. L'Italia ancora non sa se parteciperà: a marzo il verdetto. Saranno gli ultimi mondiali a 32 squadre, dal 2026 si passa a 48.
I primi in Medio Oriente, in un paese da tre milioni scarsi di abitanti, poco più grande dell'Abruzzo, solo il 10% nativi e il resto stranieri, gli uomini il triplo delle donne. Il paese più ricco al mondo per reddito pro capite, è solo deserto ma siede su mari carsici di petrolio e gas, la sua influenza economica sull'Europa è già poderosa, quella politica sul Medio Oriente pure. E' il paese più piatto che esista dopo le Maldive: a Doha c'è la pista ciclabile continua più lunga del mondo, 33 chilometri. Così potente il Qatar, da spostare i calendari dei campionati nazionali per poter giocare i mondiali tra il 21 novembre e il 18 dicembre, altro inedito, perché lì d'estate fanno 45 gradi all'ombra, in autunno va meglio ma ci saranno stadi refrigerati, promettono. Sarà la Coppa con meno spostamenti di sempre: gli otto stadi, nuovissimi, sono a una distanza massima di 56 chilometri tra loro.
Gli infernali ritmi nei cantieri sono costati la vita ad almeno 6.500 lavoratori, per lo più da India, Nepal, Bangladesh: una carneficina che ha sollevato proteste ovunque, tutte cadute nel nulla. Norman Foster ha progettato lo stadio della finale, da 80 mila spettatori. Si trova a Lusail City, una città sorta dal nulla negli ultimi cinque anni, stanno ancora finendo di costruire sia la città sia lo stadio, tutto futuristico e a impatto zero sull'ambiente. Il Qatar vieta per legge l'omosessualità, così il Comitato organizzatore ha già avvertito: i gay evitino manifestazioni d'affetto in pubblico, siamo un paese conservatore. Il cartello di benvenuto ai Mondiali del futuro.

di Andrea Sorrentino 

Tecnologia: Cybersecurity, una svolta contro i governi pirata

Si vorrebbe essere ottimisti, ma recitare quella dannata giaculatoria andrà tutto bene già utilizzata senza particolare successo in atmosfera pandemica potrebbe non rivelarsi la mossa migliore.
Le minacce si accatastano come la legna su una pira. Si può sperare che nessuno abbia con sé fiammiferi o zippo, ma è consuetudine che prima o poi qualcuno risponda sì alla timida istanza ha da accendere? di chi gira con una sigaretta tra le dita.
Si è assistito inattivi o semplicemente inermi alla industrializzazione del crimine tecnologico e all'esasperazione della vulnerabilità dei sistemi informatici. La libera iniziativa poco alla volta è slittata nelle avide mani dei governi, determinando l'evoluzione degli attacchi cibernetici. Dalle azioni State-sponsored, quelle gradite al management politico di alcune nazioni e da questo incentivate, si è passati a quelle State-controlled: il 2022 consacrerà il transito dai corsari legittimati dalle Autorità, agli eserciti agli ordini diretti di questo o quel ministro della Guerra.
I conflitti in corso tra Usa, Russia, Cina, Iran e India assumeranno l'ufficialità finora mancata. Ma le eventuali dichiarazioni formali consegnate nelle mani dei diplomatici di turno non delimiteranno certo il campo di battaglia. Le loro bombe virtuali continueranno a cadere fuori dal perimetro delle vivaci scaramucce tra diretti contendenti. E' forte, infatti, la consapevolezza che si può conquistare chi pur estraneo agli scontri in essere non ha la forza di tutelare le proprie risorse.
A farne le spese saranno vaste aree continentali che non hanno investito in ricerca e sviluppo, che sono vincolate dai sistemi operativi e software congegnati e dominati da terzi, che usano hardware e controller di rete tanto economici quanto inaffidabili, che non hanno ancora capito che la faccenda è seria.
Il rischio di una Apocalisse hi-tech è dietro l'angolo. Si chieda alle aziende e agli enti che vittime di ransomware hanno perso i loro dati e sono stati paralizzati fino al pagamento di cifre milionarie in bitcoin. Cosa succede il giorno in cui nessuno chiederà il riscatto?

Ultimo aggiornamento: 14:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA