Antonio Tajani: «Lavoriamo con la maggioranza alla luce del sole per il rilancio del Paese»

Mercoledì 3 Giugno 2020 di Emilio Pucci
Una manifestazione in spregio ai valori della Repubblica? «Polemiche politiche strumentali. Ogni offesa al Presidente Mattarella è ignobile». Disatteso l’appello del Capo dello Stato all’unità? «Assolutamente no. Non c’erano bandiere, ma solo il tricolore che è di tutti. Abbiamo cantato l’inno di Mameli».

Centrodestra in piazza, il flashmob finisce in calca. Berlusconi: «Cattivo esempio»

Troppi selfie e poco distanziamento? «Abbiamo cercato di far rispettare le regole. Avevamo detto a tutti di non venire, è arrivata più gente del previsto ma questo è il segno del malcontento che c’è in Italia».

Antonio Tajani, vicepresidente di FI, respinge le critiche piovute sulla piazza del 2 giugno: «Da noi è arrivato un messaggio positivo per preparare insieme il futuro e unire il Paese. Il grido d’allarme delle categorie produttive è sempre più forte. La produzione industriale precipita, molte categorie soffrono, tanti bar e ristoranti non riaprono. Non bastano i finanziamenti a pioggia, serve una strategia, una cura di cavallo».

Quale? «Partiamo dal pacchetto di aiuti europei. Abbiamo la possibilità di spendere circa 255 miliardi. La Ue è pronta ad investire per sostenere i Paesi colpiti dal coronavirus, ma servono progetti. Cominciamo a lavorare insieme per il bene dell’Italia».

Propone un patto maggioranza-opposizione? «Propongo che questi progetti si scrivano insieme in Parlamento. Senza mischiare i ruoli, senza accordi sotto banco. Tutto alla luce del sole».

Una collaborazione sulle riforme? «Fisco, giustizia, mercato del lavoro, sanità. Utilizziamo tutti i fondi. Noi siamo pronti. Per il governo questa è un’ulteriore prova per recepire l’invito del presidente della Repubblica. Conte porti in Parlamento il pacchetto Ue, convochi l’opposizione, ascolti le categorie. L’Europa è il nostro faro, l’Italexit è una follia. Parta un confronto serio».

Anche sull’utilizzo del Mes? «Sì, al più presto. Quei soldi non hanno nulla a che vedere con quanto accaduto alla Grecia. Ripeto, avviamo una grande discussione sulle riforme, su come spendere tutti i finanziamenti. Per noi la strada della Ue è quella vincente. Anche grazie a Berlusconi ci siamo battuti a Bruxelles».

Però non tutto il centrodestra la pensa in questo modo. «E’ una coalizione plurale ma sulle riforme abbiamo un comune denominatore. Abbiamo sempre trovato la sintesi. E mi auguro che i nostri alleati si ricredano anche sul Mes».

Torniamo alla manifestazione. La maggioranza vi accusa di non aver rispettato le parole di Mattarella. «Sbagliato, ci siamo riconosciuti nelle sue affermazioni. Ieri è stata una festa. Anche la polemica sulla volontà di depositare una corona al monumento del Milite Ignoto non ha senso. Volevamo solo onorare i nostri caduti. Noi tutti siamo per l’unità nazionale. Ora facciamo come è accaduto dopo la seconda guerra mondiale. Uniamo le forze. Sosteniamo il turismo, l’artigianato, il commercio, le start up. Digitalizziamo l’industria, il mondo delle imprese. Incentiviamo gli investimenti. Tagliamo le tasse. Facciamo la flat tax, abbattiamo il cuneo fiscale per le imprese che assumono giovani. E ci sia una pace fiscale, con accordi vantaggiosi per chiudere i contenziosi senza condoni. E’ necessario un salto di qualità».

E’ consapevole che lo stesso appello ad un clima di condivisione è arrivato dal Pd di Zingaretti e Franceschini? «Ma perché non hanno fatto nulla finora? Perché il governo è sempre ricorso alla fiducia? Forse perché sono sotto scacco del M5S? Perché M5S non vuole rispondere alle istanze del Capo dello Stato? Fatti non parole».

Come giudica questo governo e l’operato del premier? «Conte è una persona gentile con la quale si può parlare. Forse non ha voluto costruire una collaborazione con il centrodestra che avrebbe creato un clima più sereno nel Paese. Se cade questo esecutivo sarà il Capo dello Stato ad indicare la strada ma per noi la via maestra sono le elezioni». In piazza sono scesi anche i gilet arancioni. «Non c’è nulla che ci accomuna, né ora ne mai, con chi dice che la pandemia non è mai esistita. E’ offensivo solo pensarlo». 
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