Autonomia, servono 4 miliardi l'anno per garantire pari diritti tra Nord e Sud

Martedì 24 Settembre 2019 di Marco Esposito
Sei anni per scrivere il Rapporto Lep. Tre anni per (iniziare) a leggerlo. È la storia dei livelli essenziali delle prestazioni. Appunto: i Lep. Una sigla con la quale bisognerà familiarizzare perché ha valore costituzionale. Se non si fissano i «livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» ogni diritto, dall'asilo nido all'assistenza ai disabili, dall'autobus alla mensa scolastica, diventa ipotetico, fumoso, talvolta inesistente. Soprattutto al Sud.
 
E ieri a Venezia, per la prima volta, i Lep sono stati al centro della discussione. Da una parte del tavolo c'era il governatore del Veneto, Luca Zaia, con in mano la proposta in 68 articoli per l'autonomia della sua Regione su 23 materie. Dall'altra parte c'era il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, che ha fatto subito capire di non essere un signor No: «L'autonomia vogliamo farla, e farla bene: dovrà diventare una lotta alla diseguaglianze, tra Nord e Sud, tra Nord e Nord, tra Sud e Sud». La strategia di Boccia prevede un cambio di priorità. Non più, come nelle bozze Stefani, la definizione dopo un anno dei fabbisogni standard e dopo tre anni dei livelli essenziali di prestazioni: «Un meccanismo inaccettabile - l'ha definito Boccia - lo Stato ha la forza, le competenze e i numeri per definire subito i livelli essenziali. Vogliamo costruire un sistema che diventi subito una lotta senza quartiere alle diseguaglianze».

Ed ecco quindi che torna utile il Rapporto Lep. La legge che attua la Costituzione federalista del 2001, infatti, in un decreto delegato del 2011 assegnava alla Sose (società pubblica di proprietà del Tesoro e della Banca d'Italia) il compito di effettuare la «ricognizione dei livelli delle prestazioni che le Regioni a statuto ordinario effettivamente garantiscono e dei relativi costi». In base al report, il governo deve definire i Lep ogni anno in allegato al Def. Questo dice la legge. Il Rapporto Lep è stato completato dalla Sose all'inizio del 2017, quindi dopo sei anni, e consegnato in Parlamento. Ma nei tre anni successivi nessuno si è preoccupato di leggerlo, discuterlo, chiedersi per esempio come mai siano del tutto assenti i dati sul trasporto pubblico locale. Eppure ben due commissioni bicamerali - gli Affari regionali e quella per l'Attuazione del federalismo fiscale - sono direttamente coinvolte.

Il Rapporto Lep però c'è. Ha una introduzione di 40 pagine e una parte corposa con analisi e tabelle per altre 258 pagine. Ignorate per tre anni. Perché tanta disattenzione su un tema talmente rilevante, secondo la Costituzione? La risposta è tra le righe del documento: quando si scrive che «emerge in modo molto chiaro una marcata distanza tra il Nord e il Sud, specchio del dualismo che caratterizza il tessuto economico e sociale italiano. Il deficit di servizi che si registra nel Mezzogiorno e che si riflette poi nei livelli di spesa più bassi rispetto a quelli medi del centro-nord, pone molti interrogativi in merito a come il decisore politico potrà agire per giungere alla determinazione dei Lep, soprattutto in relazione alle risorse necessarie per il loro finanziamento». Urge una traduzione la quale, fuori dai denti, può essere questa: «Non è vero quel che si pensa e cioè che il Sud spenda più del Nord. Spende molto meno e quindi c'è un deficit di servizi. Ma garantire livelli uguali per tutti costa e ciò è un bel guaio». I tecnici della Sose arrivano a suggerire ai politici di interpretare la Costituzione nel senso che i Lep possano essere minori al Sud. Ma la proposta è irricevibile. Ecco perché i Lep sono stati finora trattati come dei fantasmi dei quali era meglio ignorare l'inquietante, per quanto fatua, esistenza.

Fino a ieri. Zaia ha accolto di buon grado l'osservazione di Boccia sulla necessità di far partire i Lep sottolineando (a ragione) che «tocca allo Stato definirli, se non lo ha mai fatto dal 2001 non è certo colpa nostra».

Ma quanto costano i Lep? Il Rapporto della Sose offre molte indicazioni ma tocca poi alla politica fissare l'asticella dei diritti da garantire in modo uniforme lungo la penisola. Una stima compiuta, del resto, è impossibile perché mancano del tutto le indicazioni sugli investimenti per il trasporto pubblico locale, perché soltanto il Molise tra le quindici regioni a statuto ordinario ha risposto ai questionari inviati dalla Sose. C'è quindi una spesa annua di 4,4 miliardi per rinnovare il parco treni e autobus che non si sa se sia adeguata ovunque per garantire la qualità del servizio.

Molto più avanti sono i conteggi per gli asili nido, i soli per i quali la Sose fa una serie di ipotesi alternative, sia sui modelli di gestione sia sul livello di copertura del servizio. Nella tabella in pagina si è utilizzato il target di copertura del 22% dei bambini al di sotto dei tre anni e, come prevedibile, il deficit più elevato è in Campania. Ma in tutte le regioni ci sono località dove il servizio dovrebbe migliorare. Per l'insieme dei territori servirebbe oltre un miliardo l'anno di incremento di spesa.

Anche sull'istruzione (limitata ai servizi accessori come la refezione, visto che gli insegnanti sono a carico dello Stato) sono soprattutto le regioni del Sud a dover incrementare la spesa per raggiungere un livello minimo, che qui la Sose ha individuato nella media nazionale. Naturalmente la politica può fare scelte diverse e più generose, ma già questa costerebbe quasi mezzo miliardo all'anno. L'importo più forte, intorno ai 2 miliardi, c'è sui servizi sociali a causa di fortissimi divari territoriali, soprattutto in Campania, se l'obiettivo è portare il trattamento di disabili e anziani non autosufficienti al livello dell'Emilia Romagna, la quale offre prestazioni sociali al triplo degli utenti della Campania, con molti meno abitanti. Il maggiore costo per i Lep arriva così a 3,7 miliardi l'anno per cui una stima intorno ai 4 miliardi non è lontana dalla realtà se si considera anche il trasporto locale. È una cifra rilevante ma non gigantesca. Zaia può vederla come la fiche per non far saltare il tavolo sull'autonomia. Ma per i cittadini del Sud, finora umiliati da servizi pubblici legati alla residenza, sarebbe una svolta storica. Ultimo aggiornamento: 10:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA