Autonomia, è battaglia su istruzione
e migranti: «Sulla scuola non si fa»

Venerdì 27 Settembre 2019 di Marco Esposito
«Siamo ancora in luna di miele», assicura il governatore veneto Luca Zaia. Ma la metafora appare ottimista. Le richieste ufficiali del Veneto, pubblicate ieri dal Mattino, non hanno evidenziato l'equilibrio e lo spirito di mediazione necessari per un buon matrimonio. La novità del richiamo all'unità della Repubblica, all'articolo 1 della proposta di legge, appare solo formale, così come il riferimento alla legge Calderoli del 2009. Nella sostanza, la formulazione conferma l'impianto di un disegno spacca-Italia. Il tema più delicato è ovviamente la scuola, che il Veneto - come la Lombardia - vorrebbe completamente regionalizzata. Lo Stato in materia di istruzione si dovrebbe limitare alla definizione di un quadro generale ma - attenzione - quadro che andrebbe definito concordandolo con le Regioni stesse. Uno schema che relegherebbe il ministro dell'Istruzione al ruolo di passacarte dei desideri delle Regioni.
 
Così ieri il titolare del Miur, Lorenzo Fioramonti, ha tagliato corto: «L'autonomia nella scuola non si fa». E subito si è beccato la risposta piccata di Zaia: «Prima di parlare di no all'autonomia nel settore della scuola, il ministro Fioramonti si legga la proposta del Veneto. Evidentemente non l'ha ancora fatto». Una risposta in automatico, perché a qualsiasi obiezione il presidente del Veneto replica che non è stato letto il testo, come se le numerose critiche al disegno autonomista mosse da costituzionalisti, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio siano umorali e invece che documentate.
Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, però, crede ancora alla luna di miele con Zaia e quindi, dopo un incontro a Roma con tutti i rappresentanti delle Regioni, ha rimproverato con garbo Fioramonti. «Evitiamo inutili polemiche. Le decisioni non spettano né a me né a Fioramonti ma al Parlamento». Nel merito della regionalizzazione della scuola, però, Boccia anticipa la decisione del Parlamento affermando che «i concorsi regionalizzati sono esclusi categoricamente» mentre cosa diversa è il tema «della continuità didattica». Per limitare i trasferimenti dei docenti, secondo il ministro si può ipotizzare un obbligo di residenza, nella sede dove si vince il concorso, «di cinque anni, di sette anni, di dieci anni».
Mere ipotesi, ovviamente, perché Boccia sta cercando soprattutto di creare una procedura, un metodo, che eviti sia il muro contro muro sia lo stallo. «Serve una cornice unica nazionale - ha annunciato - e poi diversi livelli regionali che saranno tutti sottoposti al voto del Parlamento, dopo trattative mi auguro non con ogni singola Regione ma con il tavolo della Conferenza delle Regioni, perché il tema riguarda tutte le Regioni, per aver un via libera, prima del Parlamento, cui toccherà l'ultima parola». Però il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, sente puzza di bruciato: «I Lep, i Lea e i costi standard ci sono da 10 anni e forse potevano essere applicati. Ma, è bene ricordarlo, non c'entrano niente con la richiesta di autonomia». Un'affermazione insensata perché è la stessa Lombardia nella sua proposta di autonomia a chiedere i costi standard, che puoi misurare solo se definisci i livelli essenziali delle prestazioni sociali. Fontana però teme che si perda tempo: «È lui, il ministro, a dettare le regole del gioco e noi dobbiamo subirle, ora si tratta di capire se la sua proposta è una cosa seria. È chiaro che se ci dice che i Lep, i Lea e i costi standard saranno pronti per la fine della legislatura sarà tutto una presa in giro».
I FLUSSI
Tra i tanti punti toccati dalla proposta del Veneto c'è la gestione dei flussi dei migranti. Ieri la Cgil con una nota a commento dell'articolo del Mattino ha sottolineato come «il fenomeno migratorio non possa essere affrontato in una logica regionalista. Infatti, non casualmente, l'immigrazione è indicata come competenza esclusiva statale dall'articolo 117. È necessaria una programmazione nazionale, in collaborazione con i territori, ma non è pensabile che ogni Regione abbia una programmazione autonoma o che il solo Veneto abbia la sua. Inoltre, questa logica va nella direzione completamente opposta rispetto a quella che si sta cercando di affrontare a livello europeo». A commento della proposta del Veneto è intervenuto anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris: «Faremo partire - ha annunciato - una grande operazione politica per stanare il governo ambiguo su questo tema e allineato alla Lega».
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