Clausole sull'autonomia, le intese governo-Regioni non saranno blindate

Venerdì 27 Agosto 2021 di Andrea Bassi
Clausole sull'autonomia, le intese governo-Regioni non saranno blindate

Il cantiere dell'autonomia differenziata chiesto da Veneto, Lombardia e Emilia Romagna è riaperto. Ma l'impalcatura che dovrà sorreggere le intese che il governo centrale sarà chiamato a stipulare con le Regioni, sta assumendo connotati diversi da quelli che erano stati discussi durante il governo Conte uno e successivamente con il Conte due. La linea oggi, sembra quella di porre maggiori paletti attraverso la legge-quadro, la cornice entro la quale le intese dovranno essere sottoscritte, rispetto a quelli del passato. Il ministro per gli Affari Regionali, Maria Stella Gelmini, ha affidato questo delicato compito a una commissione tecnica guidata dal professor Beniamino Caravita. Una relazione che, al momento, non è ancora stata ufficialmente consegnata, ma i cui contenuti iniziano a circolare tra gli addetti ai lavori. Su due punti centrali, la Commissione Caravita, secondo quanto riporta chi ha potuto leggere quel documento, ha posto paletti più stringenti che in passato. Il primo riguarda il ruolo del Parlamento.

Non c'è infatti, nessuna legge che disciplini le procedure di approvazione delle intese tra governo e Regioni, con le quali vengono trasferite dal Centro alla periferia funzioni e risorse finanziarie. Il Veneto e la Lombardia, soprattutto, in passato avevano spinto per portare in Parlamento delle intese «immodificabili», non emendabili da deputati e senatori. Insomma, una volta raggiunto l'accordo con il governo, il ruolo del Parlamento avrebbe dovuto essere quello di una semplice ratifica. 

La Commissione Caravita, invece, si sarebbe orientata a dare un ruolo maggiore alle Camere. L'idea sarebbe quella di sottoporre non direttamente l'intesa al Parlamento, bensì le pre-intese. Insomma, l'accordo stipulato tra governo e Regioni non sarebbe considerato come un patto definitivo e blindato, ma solo come una bozza di intesa. Quest'ultima, dunque, verrebbe trasmessa alla Commissione bicamerale per le questioni regionali o alle Commissioni competenti per materia. Queste ultime esaminerebbero la bozza e potrebbero chiedere al Parlamento, attraverso un parere, delle modifiche al documento.

Non solo. La Commissione Caravita avrebbe anche proposto una procedura rafforzata nel caso in cui il governo volesse discostarsi dagli emendamenti del Parlamento. L'accordo, come modificato dal Parlamento, dovrebbe poi essere di nuovo sottoposto alla Regione che ha chiesto il trasferimento di competenze da parte dello Stato per trovare una nuova intesa con il governo. Una volta trovato il nuovo accordo, quest'ultimo dovrebbe essere ripresentato in Parlamento per l'approvazione finale. A quel punto le Camere, a maggioranza assoluta, dovrebbero solo accettarlo oppure respingerlo. 

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L'altro punto riguarda le risorse economiche che saranno trasferite alle Regioni insieme alle funzioni. Lo Stato passerà un pezzo di entrate fiscali per poter finanziare queste nuove competenze. Nelle vecchie intese una volta trasferite queste entrate, diventavano per sempre della Regione. Con una conseguenza non secondaria. Essendo Regioni ad alta crescita economica, l'aumento del Pil avrebbe comportato nel tempo anche l'aumento delle risorse derivanti dalle tasse trasferite, mentre le spese, tendenzialmente, sarebbero rimaste ferme. Questo avrebbe garantito un dividendo extra alle Regioni grazie all'autonomia differenziata. Adesso invece, almeno secondo quanto avrebbe proposto la Commissione Caravita, il trasferimento delle risorse non sarà definitivo. Periodicamente sarà rivisto. Inoltre, fuori dal trasferimento alle Regioni resterà una competenza pesante come la sanità, che da sola vale 1,3 miliardi circa di fondi da passare dallo Stato centrale a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Una delle ragioni che ha già fatto alzare il sopracciglio ai governatori del Nord. 

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