MARIO DRAGHI

Balneari, via alla riforma con tutele e indennizzi per le imprese famigliari

Martedì 15 Febbraio 2022 di Francesco Bisozzi e Alberto Gentili
Balneari, via alla riforma con tutele e indennizzi per le imprese famigliari

Mario Draghi accelera sulla riforma delle concessioni balneari. Secondo fonti di governo, il provvedimento arriverà già oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri. Si va verso una soluzione che protegga i piccoli concessionari, come anticipato già nei giorni scorsi al Messaggero dal ministro del Turismo Massimo Garavaglia. Obiettivo: difendere il settore ed evitare nel contempo che la procedura di infrazione europea si traduca in una maxi-sanzione.
La riforma dovrebbe essere introdotta con un emendamento al disegno di legge delega sulla concorrenza, attualmente all'esame del Senato.

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Si ragiona sulla possibilità di concedere dei punti in più in fase di gara agli attuali concessionari e in particolare alle imprese a conduzione familiare del settore. Inoltre, al fine di tutelare gli interessi legittimi degli attuali concessionari verranno riconosciuti loro indennizzi adeguati per gli investimenti che hanno fatto nel caso dovessero perdere la concessione. Le gare partiranno nel 2024 e richiederanno non meno di sei mesi per essere portate a termine.
IL COMPARTO
Almeno 30mila le imprese balneari interessate dalla riforma, mentre ammontano a circa 2 milioni i lavoratori diretti del comparto.

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Al provvedimento a Palazzo Chigi hanno lavorato fino a notte. La spiegazione: «Ci sono interlocuzioni politiche in corso». Di certo, la decisione di Draghi di accelerare sulla riforma delle concessioni balneari ha stoppato, di fatto, la discussione alla Camera innescata da una mozione di Fratelli d'Italia sulla direttiva Bolkestein. La maggioranza per tutta la giornata ha tentato di raggiungere un accordo su un documento unitario, ma il tentativo è fallito. E Lega, Pd, FI, Iv e Leu - di fronte alla mossa del governo - hanno deciso di rinviare a domani la mediazione. Anche il Pd, con Piero De Luca, si era schierato con i balneari: «Abbiamo il dovere di dare stabilità e certezze a questi operatori, avviando il rinnovo dell'affidamento delle concessioni tenendo conto tuttavia del legittimo affidamento maturato, della forza lavoro, del valore delle aziende, degli investimenti fatti negli anni».
E mentre il 5Stelle Sergio Battelli aveva invocato «lo stop alle proroghe automatiche in aperto contrasto con le normative europee», il renziano Marco Di Maio aveva messo a verbale: «Diciamo sì alla concorrenza e no alla mortificazione di chi in questi anni ha lavorato e ha contribuito anche allo sviluppo del nostro sistema turistico nazionale». FdI con Fabio Rampelli aveva infine fatto appello a Draghi: «Il governo deve mobilitarsi per riaprire un negoziato sulla Bolkestein, la cui applicazione su balneari, commercio ambulante e guide turistiche, è frutto di una lettura sbagliata della direttiva».

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È stata una sentenza del Consiglio di Stato di novembre a limitare la proroga sulle concessioni balneari varata dal primo governo Conte, fissando la deadline alla fine del 2023. Del 2016 la prima procedura Ue di infrazione contro l'Italia per il mancato rispetto delle norme comunitarie sul mercato unico e la concorrenza. Poi alla fine del 2020 la Commissione europea ha avviato una nuova procedura d'infrazione: per Bruxelles le concessioni vanno date per un periodo limitato e sulla base di una procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri trasparenti, non discriminatori e oggettivi. Per il Commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni, le concessioni esistenti vanno riassegnate tramite gare, tenendo conto degli investimenti fatti finora. Le Regioni tuttavia devono ancora finire di mappare le concessioni attive e il ritardo accumulato non aiuta. I balneari che al governo chiedono un riconoscimento della loro professionalità in fase di gara, sono inevitabilmente in apprensione.

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LE POSIZIONI
Per Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia, aderente a Federturismo Confindustria, così si rischia l'effetto boomerang: «In un momento di grande difficoltà economica per il Paese e le sue imprese, distruggere un comparto così importante per il settore del turismo italiano, come sono gli stabilimenti balneari, appare irresponsabile e inopportuno. Il governo deve favorire il rilancio, la ripresa e la tutela delle piccole e medie imprese italiane». Sulla stessa linea di frequenza il Sindacato italiano balneari collegato a Fipe Confcommercio, che ha richiesto con urgenza un intervento legislativo per impedire eventuali provvedimenti penali e iniziative amministrative dei Comuni in direzione delle gare. Mentre per Marco Maurelli, presidente di Federbalneari, è necessaria «una riforma che stabilizzi l'attuale modello a tutela degli investimenti e del comparto del turismo».
 

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 08:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA