Bankitalia, scintille tra M5S e Tria sul sì al vicedirettore Signorini

Sabato 9 Febbraio 2019 di Marco Conti

L'assalto ai tecnici del M5S continua e riaccende lo scontro dentro al governo che mercoledì sera proprio su questo nodo ha fatto le ore piccole in consiglio dei ministri. Tra i punti all'ordine del giorno c'era infatti la conferma di Federico Signorini alla direzione della Banca d'Italia. L'incarico scade lunedì e il ministro dell'Economia Giovanni Tria aveva portato al tavolo del cdm la richiesta di conferma formulata dal Consiglio Superiore di Bankitalia. Immediata la reazione contraria di Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro.
 
I due ministri hanno raccolto su Signorini un dossier con gli interventi di Signorini nelle commissioni parlamentari sulla legge di Bilancio. «Se Bankitalia vuole un governo che non tocchi la Fornero si presenti alle elezioni», fu la reazione di Di Maio. Allora era toccato a Signorini spegnere l'ottimisno sulla crescita che si immaginava del 3%. Oggi rischia di pagarne le conseguenze malgrado i numeri sembrano dargli ragione. Alla riunione del cdm era assente Matteo Salvini, impegnato in Abruzzo, ma raccontano che lo scontro sia stato soprattutto tra il ministro Tria e i colleghi pentastellati che chiedono una discontinuità rispetto al passato e, soprattutto, in cerca di rivincita dopo la mancata nomina di Minenna alla Consob.

La Lega si sarebbe schierata con Tria non tanto sul nome quanto sul principio dell'autonomia di Bankitalia che sceglie i membri del suo direttivo e li sottopone per un parere - non vincolante - al governo. Infatti secondo lo statuto di Bankitalia i rinnovi dei mandati «del Direttore Generale e dei Vice Direttori generali debbono essere approvati con decreto del Presidente della Repubblica, promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri di concerto col Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri». Un «sentito» che serve a proteggere l'autonomia di Palazzo Koch, ma i due ministri pentastellati non mollano e l'altra sera sono anche riemerse vecchie ruggini con il titolare di via XX Settembre e alcuni ministri che faticano a comprendere che se un Paese va in recessione e perde il 5% di produzione industriale nel giro di pochi mesi, forse non è per un complotto di funzionari ministeriali. Nella riunione sono volate parole grosse nei confronti del ministro Tria responsabile, per il M5S, di lasciare ancora senza deleghe i sottosegretari grillini, Castelli e Villarosa, e di aver assegnato alla superconsulente Claudia Bugno molti dei dossier delicati. Il ruolo della Bugno, assegnatole con decreto ad agosto, è quello di consigliere. Un compito fiduciario alle dirette dipendenze di Tria ma che Di Maio soffre forse perché la Bugno, per conto del Mef, segue dossier caldi, come Alitalia e Tim, particolarmente cari ai grillini Resta il fatto che la riunione del Cdm si è conclusa in un clima a dir poco gelido con il parere del governo fermo e Bankitalia che tiene il punto anche perché da palazzo Chigi non è arrivato alcun parere negativo. Particolarmente depresso per il clima interno al governo, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti,- schierato con Tria nella difesa dell'autonomia di Bankitalia: «Se continua così non arriviamo a fine mese».

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