Migranti, l'ira di Berlusconi: «Via dall'Italia 600mila irregolari»

Lunedì 5 Febbraio 2018 di Marco Conti
Matteo Salvini sin dall'inizio non si è curato dell'appello a non strumentalizzare la vicenda xenofoba di Macerata fatto dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ed è andato subito all'attacco anche per cercare di scrollarsi di dosso il marchio di fabbrica leghista che è nel «curriculum» del giovane xenofobo maceratese che può vantare diverse foto con il suo leader. Silvio Berlusconi si era invece adeguato, insieme a Renzi e Di Maio, ai toni cauti di condanna. Ma la prudenza del leader dei moderati è durata ventiquattrore. Poi deve aver fiutato l'aria e, nel timore di cedere consensi alla destra di Lega e FdI, è comparso ieri sera sugli schermi del Tg5 per dire che occorre mandare via «600 mila immigranti» perchè «vivono di reati e sono una bomba sociale». Non una parola sul raid razzista del fascio-leghista Traini, ma la promessa di una mega deportazione che dovrebbe avvenire con l'ausilio dell'Europa. Se non fosse, sostiene il Cavaliere, che «a Bruxelles non contiamo niente». Delle difficoltà a stringere gli accordi di rimpatrio ne sa qualcosa uno che in Europa conta, come Antonio Tajani, presidente del parlamento Europeo, ma nel tritacarne della campagna elettorale finisce tutto e si scorda persino che la più grande sanatoria di immigrati la fece nel 2002 il governo Berlusconi con la legge «Bossi-Fini» che ne regolarizzò 600 mila. Lo stesso numero di migranti che ora il Cavaliere dice di voler espellere. «Ma i dati di Berlusconi servono solo a fare allarmismo sociale - sostiene Mario Giro, sottosegretario agli Esteri - coloro che hanno ricevuto protezione umanitaria hanno diritto di restare secondo le leggi internazionali (circa 100 mila ndr). Strumentalizzare ciò che è accaduto a Macerata non è degno della nostra civiltà».
 
Anche la visita del presidente turco Tayyip Erdogan entra nella polemica. Prima di partire verso l'Italia Erdogan non ha trovato di meglio che intervenire anche lui nella vicenda di Macerata: «L'attacco in Italia a Macerata mostra quanto grande sia diventata la minaccia della xenofobia. Non c'è differenza tra gli attacchi di un'organizzazione terroristica e attacchi razzisti di questo genere. In questa situazione si deve prendere una posizione decisa». Da qualche tempo il presidente turco si erge a paladino del mondo arabo musulmano, ma la frase non piace a Giorgia Meloni che riassume a modo suo il pensiero di Erdogan dicendo che per il presidente turco «quello che è successo a Macerata è un attacco razzista contro l'Islam. Finora gli unici che hanno sparato e ucciso in Europa in nome della religione sono i terroristi islamici. Il Governo e il Presidente della Repubblica pretendano le scuse dal nuovo sultano turco».

Ovviamente Erdogan non ha mai pronunciato la parola «Islam» ma ha parlato di «stranieri». Tantomeno la Meloni ricorda che «il sultano» tiene - pagato dall'Europa - nei suoi campi quasi tre milioni di profughi che premono ai confini del Vecchio Continente, e che senza la Turchia sarebbero già a spasso anche nelle strade della Garbatella. Ma nel centrodestra la corsa a chi soffia di più sulle paure non fa prigionieri e la Meloni calpesta non solo antiche alleanze ma anche sbandierate amicizie. Come quella del suo alleato Berlusconi con Erdogan che portò il Cavaliere anche a fare da testimone di nozze ad uno dei quattro figli del presidente turco.
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