Berlusconi fa saltare il piano di Salvini e Di Maio

Venerdì 20 Aprile 2018 di Marco Conti
A differenza dei capponi di Renzo Tramaglino, Di Maio e Salvini continuano a beccarsi ma conoscono il loro destino e stanno facendo di tutto per evitarlo. «Qualcuno tifa per il governo tecnico» tuona il leader della Lega dopo il buco nell'acqua fatto dai partiti nel secondo giro di consultazioni. Un sospetto, quello di Salvini, che ha anche un sospettato: Silvio Berlusconi che non cerca un governo tecnico alla Monti, ma un governo del presidente e con tutti dentro. E se Salvini teme di finire con il dover dar vita ad un governo di tutti, Di Maio ha capito che deve riporre in un cassetto il sogno di palazzo Chigi.

Malgrado il flop certificato ieri, tra Salvini e Di Maio il rapporto resta ed è ormai una costante dal 5 marzo. Gli obiettivi sono però diversi e di questo il Quirinale non potrà non prendere atto dopo il report della presidente incaricata. Approfittando della voglia matta di Di Maio di andare al governo, Salvini ha sempre tenuto la carota alta proprio per evitare che con il M5S si insedi un governo stabile, in grado di durare una legislatura e rinviare troppo in là l'opa del Carroccio su tutto il centrodestra. Per tenere FI e Pd fuori gioco, Salvini ha bisogno di non mollare di un centimetro il rapporto con il M5S, ma dopo ieri qualcosa potrebbe cambiare.

LA STORIA
Ma andiamo con ordine. Ieri al Cavaliere il leader della Lega, prima dell'incontro a palazzo Giustiniani con la Casellati, aveva proposto l'avvio di un tavolo sul programma con il M5S «con tutto il centrodestra» assicurandogli il via libera di Di Maio che aveva appena sentito al telefono. Pur storcendo il naso, l'ex premier ha in un primo momento assecondato quella che poco dopo Salvini si è venduto come «novità» che avrebbe dovuto annunciare il leader grillino. Uno schema che prevedeva la scrittura di un programma a quattro, ma con sotto solo due firme: quella di Di Maio e di Salvini come leader di tutto il centrodestra.

Un mancato riconoscimento politico inaccettabile per il Cavaliere che, secondo i due, avrebbe dovuto anche sostenere il governo dall'esterno - insieme ai FdI della Meloni - ottenendo in cambio la rinuncia a palazzo Chigi dello stesso Di Maio e magari qualche figura più o meno scolorita al governo. Un'ipotesi che, nel corso del colloquio dei tre leader del centrodestra con la presidente-incaricata, si è schiantata quando la Casellati ha chiesto direttamente a Berlusconi se FI fosse disposta all'appoggio esterno. Forse la presidente del Senato conosceva già la risposta ma in questi casi la forma è anche sostanza. E così il Cavaliere ha potuto mettere agli atti un «non esiste» che ha tagliato le gambe anche all'idea di Salvini di avviare un tavolo di programma in modo da prendere altro tempo e arrivare al voto del Friuli per dimostrare che il centrodestra è ormai quasi solo Lega.

Rimasto ancora una volta spiazzato dalle promesse del mancato alleato, Di Maio è uscito dall'incontro con la Casellati scuro in volto, senza nemmeno l'ipotesi di un terzo giro di consultazioni, visto che l'idea di lavorare ad un tavolo sul programma - senza Berlusconi - era stata azzerata dall'andamento dell'incontro precedente. D'altra parte il mandato affidato da Sergio Mattarella alla presidente del Senato, era molto preciso. In buona sostanza Elisabetta Casellati salirà stamane al Quirinale per riportare al Capo dello Stato la risposta ad un paio di domande: il M5S accetta Berlusconi in maggioranza? La Lega può fare governo senza Forza Italia? Due questioni con una sola risposta, no, che riporta tutto alla casella di partenza di un estenuante gioco dell'oca.

La frenetica ripresa di contatti tra Di Maio e Salvini fa infuriare Berlusconi, ma dimostra per la seconda volta che la tentazione del leader del Carroccio di mollare il Cavaliere è solo sulla carta. Timore del passo finale, o bluff per spiazzare Di Maio, poco importa ai fini della costruzione di una maggioranza che ancora non c'è.

Resta il fatto che sinora Salvini è riuscito a far spendere a Di Maio molte energie nel vano tentativo di costruire un accordo a destra spingendolo a non investire su una possibile intesa a sinistra. L'eventuale incarico esplorativo a Roberto Fico sul quale sta riflettendo il Quirinale avrebbe il vantaggio di non usare lo stesso uomo per due stagioni diverse e in questo modo Salvini perderebbe la sponda principale che ha dentro il M5S: Di Maio. La scarsa enfasi data ieri dell'ex vicepresidente della Camera ad una possibile trattativa con il Pd conferma secondo qualcuno i timori che serpeggiano nel M5S per un possibile incarico esplorativo al presidente della Camera. Che nel Movimento siano stati in molti a tirare ieri un sospiro di sollievo per il fallimento della trattativa lo si ritrova nelle parole del senatore grillino Nicola Morra («noi abbiamo imposto l'applicazione della Severino») che ieri pomeriggio, casualmente, si trovava sotto palazzo Giustiniani poco dopo la fine delle consultazioni e si è fatto preda di taccuini e telecamere.

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