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MATTEO RENZI

Calenda: «Io e Renzi contro il caos. Seggi a metà, il mio nome nel simbolo»

Venerdì 12 Agosto 2022 di Alberto Gentili
Calenda: «Io e Renzi contro il caos. Seggi a metà, il mio nome nel simbolo»

Carlo Calenda e Matteo Renzi si sono sentiti al telefono «milioni di volte». E assieme agli sherpa hanno lavorato ad affinare il logo del Terzo Polo, ad abbozzare il programma. «Non c’è stato un momento di svolta», racconta il leader di Azione, «il lavoro è stato molto progressivo e costruttivo».

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Sta dicendo che il parto dell’atteso Terzo polo non è stato difficile? 

«Non so se il nostro Polo sarà terzo, primo o secondo. Questo lo decideranno gli italiani. Quello che è nato è il Polo della serietà e del buonsenso. Cioè il Polo delle persone che vogliono fare per il Paese cose molto precise. Dai rigassificatori ai termovalorizzatori, ma anche interventi sul salario minimo, il taglio del cuneo fiscale, il rilancio di impresa 4.0, più fondi alla sanità e all’istruzione, politiche vere per i giovani. Insomma, molte delle cose di cui Draghi ha parlato nel suo ultimo intervento in Parlamento. Ecco, più che di Terzo polo, parlerei di “Italia sul serio”».

Mancano una stretta di mano e una foto di lei e di Renzi che celebrate l’accordo. Perché?

«Non c’è stato tempo, Matteo doveva andare alla Versiliana e il patto l’ho firmato con Rosato. Ma faremo presto iniziative ed eventi assieme. Devo riconoscere a Renzi una grande generosità nel fare ciò che lui ha definito un assist, affidandomi il ruolo di guidare la campagna elettorale come front runner. Cosa che non è da tutti e, soprattutto, non è da persone con caratteri forti, come siamo io e lui. Dopo di che, la campagna la condurremo assieme».

Non poteva puntare prima all’accordo con Renzi, senza fare un patto con Letta per poi stracciarlo?

«Ho pensato che la caduta di Draghi imponesse a tutte le forze che non l’avevano provocata di stare assieme. Per questo abbiamo parlato con il Pd, ma avevo sempre detto che l’intesa doveva essere aperta anche a Renzi. Così non è stato. E quando Letta ha stretto un accordo con Fratoianni, Bonelli e Di Maio la confusione è diventata tale, il messaggio è diventato così contraddittorio e incomprensibile, che mi sono chiamato fuori. A me piacciono le scelte chiare e nette. Per questo faremo una campagna, in nome di “Italia sul serio”, sui contenuti. E spero che tanti italiani colgano questa occasione per rompere con il bi-populismo, con trent’anni in cui hanno sentito solo rumore e rivoluzioni promesse e mai attuate. Spero che scelgano un’alternativa di pragmatismo e buonsenso, come è stato il governo Draghi».

Ha detto che l’accordo tra lei e Renzi durerà perché non ci sono Fratoianni e Bonelli. Ma il nodo è anche caratteriale, non siete tipi facili...

«Non lo eravamo neppure quando abbiamo governato tre anni insieme, abbiamo discusso ogni giorno. Ma da quelle discussioni sono nate tante cose: la strategia energetica nazionale, l’Ilva, la Tap, industria 4.0, il taglio dell’Ires e dell’Irap, il salario di produttività. Perciò è meglio l’incontro di caratteri forti, netti e con chiarezza nei contenuti programmatici, piuttosto che annullarsi in una mucillagine in cui c’è tutto e il suo contrario, come accade a destra e a sinistra».

Perché ha abbandonato l’idea della corsa in solitario? Il modello Roma aveva funzionato bene.

«Il modello Roma è esattamente uguale all’accordo siglato con Renzi: una campagna elettorale chiara e netta, con liste assieme a Italia viva. Chi manca sono quelli di +Europa che hanno fatto una scelta che rispetto. In più nel logo ci sarà Renew Europe per marcare il nostro europeismo».

Si candiderà a Roma?

«Sì, nel proporzionale. Ma è presto per parlare di candidature, le decideremo assieme a Renzi».

Lei aveva avanzato l’idea di una front runner donna e tutti avevano pensato alla Carfagna. Ci sarà un ruolo per le donne?

«Abbiamo con noi tre ministre di straordinaria capacità: Elena Bonetti, Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini. Saranno anche loro le front runner della coalizione e già lo fanno, spiegando l’insensatezza della scelta di Berlusconi di far cadere Draghi».

C’è chi sostiene che dietro la sua scelta di stracciare l’intesa con il Pd ci sia stato il timore di Renzi che, correndo da solo, gli avrebbe tolto voti moderati. È vero?

«No. L’idea del patto con Italia viva è nata perché siamo consapevoli che c’è tante gente stanca di dover votare per coalizioni che sanno perfettamente che non riusciranno mai a governare. Convinceremo gli italiani che il Paese è arrivato a un tale stato di disgregazione che solo il metodo e l’agenda Draghi, costruiti appunto sulla serietà, il buonsenso e la coerenza programmatica, può salvarlo. Basta con la destra e la sinistra, basta con coalizioni che propongono cose irrealizzabili come i 200 miliardi di taglio delle tasse. Noi non prometteremo mai nulla di irrealizzabile. Risponderemo alla richiesta di serietà degli italiani».

 

Ha detto che il suo obiettivo è il pareggio nel proporzionale al Senato per impedire la vittoria della destra. Cosa dicono i sondaggi?

«Che siamo potenzialmente tra il 15 e il 20%. Ma nessuno può dire come finirà: è la prima volta che si crea un’alternativa omogenea e dunque credibile tra destra e sinistra. Vedremo il 25 settembre. Se va bene, nessuno vincerà a si potrà fare un governo di unità nazionale con Draghi, l’unica soluzione che non determina l’ingovernabilità: la sinistra è lacerata e non potrà mai governare senza i 5Stelle, la destra è talmente conflittuale e lontana dall’asse con Germania e Francia che provocherebbe l’uscita dell’Italia dai tavoli internazionali».

Insomma, vi proponete come l’alternativa al caos?

«Esattamente. Noi rappresentiamo, proponendo un nuovo governo Draghi, l’antidoto al caos. E offriamo una grande capacità gestionale e amministrativa: siamo il polo della competenza e del buongoverno. Basta con ministri come Di Maio e Toninelli».

Punterete sui voti moderati del centrodestra?

«Punteremo, come fatto a Roma, a prendere voti a destra e a sinistra sulla base delle cose da fare. Ma soprattutto convinceremo gli indecisi, chi non è schierato, chi è tentato dall’astensione. Il nostro bacino elettorale è molto trasversale: chiederemo agli italiani di scegliere tra chi è in grado di governare e non chi non lo è».

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Letta lancia il voto utile: «Chi non vuole la Meloni al governo voti per il Pd». Farà breccia questa impostazione?

«Non credo. Sono trent’anni che fanno così. La destra così non la battono di certo».

L’ha convinta la professione di fede atlantista, europeista, anti-fascista e di conti in ordine fatta da Giorgia Meloni?

«Sul fascismo sì, ma dovrebbe togliere la Fiamma del Msi dal suo simbolo e vedremo chi candiderà nelle sue liste. Per il resto, Meloni è alleata di Orban che è alleato di Putin e i leader europei la terranno a distanza. In più, Salvini e Meloni sono senza dubbio i più vicini in Europa a Mosca. Insomma, quella coalizione non ha alcuna tenuta internazionale. E i conti in ordine Meloni non li può garantire se i suoi alleati promettono 200 miliardi di tagli alle tasse. In più non ha l’esperienza per guidare un governo e dunque l’Italia».

Ultimo aggiornamento: 11:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA