Camere, via alle grandi manovre: prove di dialogo tra Lega e M5S

di Marco Conti

La polvere della campagna elettorale comincia a posarsi e i numeri riacquistano la loro importanza. Le percentuali di domenica notte hanno incoronato i vincitori, ma la geografia del Parlamento certifica che nessuno dei partiti e delle coalizioni ha i numeri per governare da solo. Un dato noto prima del voto, definito dal presidente della Repubblica «una pagina bianca», ma che fatica ad emergere e costringe anche i leader dei partiti vincitori ad ammorbidire le proprie posizioni.

Un segnale in tal senso lo si coglie nella trattativa già in corso sulle presidenze delle camere. Nei giorni scorsi Luigi Di Maio si è detto pronto a discutere «con tutti» anche di chi guiderà Montecitorio e palazzo Madama. Una disponibilità che la Lega di Matteo Salvini non rifiuta aprendo all'eventualità di votare un grillino alla Camera e un leghista al Senato. «Se vengono da me con un nome credibile, sono pronto a farne un altro altrettanto credibile», sostiene Matteo Salvini. La quadra non è facile ma i due partiti ragionano su Roberto Fico alla presidenza della Camera e su Roberto Calderoli per il Senato. Quest'ultimo però ha un concorrente di peso: Paolo Romani. L'esponente azzurro ha un vantaggio che forse il Quirinale apprezza. Ovvero lasciare spazio ad un eventuale candidato premier della Lega che in questo modo non sarebbe accusata di avere, oltre palazzo Chigi, la presidenza del Senato.
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Giovedì 8 Marzo 2018, 10:20 - Ultimo aggiornamento: 08-03-2018 10:20
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1 di 1 commenti presenti
2018-03-08 11:37:58
"Certifica che nessuno dei partiti e delle coalizioni ha i numeri per governare da solo". "Un dato noto prima del voto". E' in questo tipo di legge elettorale che si rispecchia tutta la responsabilità e cinismo dei pseudopolitici, incuranti delle conseguenze pur di difendere le loro posizioni e privilegi. Faccio un grandi augurio, omissis, a tutti loro.

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