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Calenda apre a Letta e accoglie Gelmini: «Ma va convinto Draghi per Palazzo Chigi». Poi vede Renzi. Il Pd: nome del premier non è in agenda

Lunedì 25 Luglio 2022
Calenda apre a Letta e accoglie Gelmini: «Ma va convinto Draghi per Palazzo Chigi». Il Pd: nome del premier non è in agenda

Azione e Più Europa lanciano il Patto Repubblicano, la premessa di una coalizione che apra anche ad alcuni big usciti da FI e si proponga alle prossime politiche in continuità con l'azione di Mario Draghi. È lui, secondo Carlo Calenda, l'unica persona che «bisogna tenere a fare il presidente del Consiglio», non altri. Il riferimento sottotraccia è all'ipotesi di Enrico Letta candidato premier del centrosinistra. Così, a stretto giro, il Nazareno replica alla stoccata: «Noi non siamo la destra che litiga su Palazzo Chigi e sugli incarichi prima ancora di fare le liste. Nessuno può avere dubbi su ciò che pensano Letta e il Pd su profilo e caratura di Draghi. Ma non è un tema in agenda ora». Nel pomeriggio colloquio fra Carlo Calenda e Matteo Renzi. A quanto si apprende l'ex premier avrebbe ribadito al leader di Azione l'intenzione di Italia Viva di correre da solo alle elezioni visto il veto del Pd.

Dal fronte degli ex forzisti, che di giorno in giorno si ingrossa sempre più, si fa avanti la ministra Mariastella Gelmini che propone un incontro a Carlo Calenda: «L'agenda Draghi è quello che serve all'Italia. Io ci sono». Il leader di Azione non se lo fa ripetere due volte: «Con grande piacere». Intanto, la titolare del Sud Mara Carfagna, formalmente ancora nei ranghi di Forza Italia, continua il periodo di riflessione approfondita sul suo futuro, ma chi la conosce scommette che a stretto giro anche lei ufficializzerà l'addio a Silvio Berlusconi. Azione la aspetterebbe a braccia aperte. «Sono sicura che Mara prenderà la decisione giusta, quella di continuare a contribuire al nostro grande progetto», dice la delegata forzista ai rapporti con gli alleati, Licia Ronzulli. Parole che attestano lo sforzo in atto dentro FI per evitare un altro divorzio pesante. Chi ha già lasciato gli azzurri, ma non ancora svelato le sue carte è Renato Brunetta. Da registrare la chiara analogia tra «l'unione repubblicana per salvare il paese» lanciata dal titolare della Pa e, meno di 24 ore dopo, il «Patto repubblicano» presentato alla Stampa Estera. Per capire che il progetto in questione si collocherebbe nell'area del centrosinistra, basta incrociare aperture e veti. «Da 24 ore è iniziata la prima interlocuzione col Pd che in questi anni ha preferito altri interlocutori, il M5s e l'estrema sinistra, ad esempio», spiega la senatrice di Più Europa Emma Bonino. Per il resto, i paletti sono chiari: no «a chi ha fatto cadere Draghi», dunque M5s, Lega e FI. Luigi Di Maio? «Non so di chi lei stia parlando», taglia corto Calenda. La replica del leader di Insieme per il futuro non si fa attendere: «Le coalizioni sono fondamentali per stare uniti contro gli estremismi. Essere uniti, fra coloro che hanno provato a salvare il governo di unità nazionale, è un valore».

 

Il puzzle delle alleanze da tessere all'ombra della premiership di Draghi è ancora tutto da costruire. E tra i tasselli mancanti c'è il collocamento di Matteo Renzi: «Siamo pronti ad allearci con chi ha voglia di costruire un progetto serio per il Paese», altrimenti saremo «in campo, anche da soli», dice il leader di Iv. Che, subito dopo lancia un messaggio chiaro a Carlo Calenda e ad Azione : ci «sono molto più vicini di Fdi e 5s. Spero che con le persone vicine, data la legge elettorale, si possa stare assieme». Dal segretario di Azione arriva una mezza apertura: «Nel momento in cui si ipotizza un 'fronte repubblicanò ampio, in cui ognuno mantenga la sua specificità, non si deve chiudere a nessuno. Poi è chiaro che le differenze restano». Intanto il ministro degli Esteri starebbe lavorando ad una lista autonoma, sempre nell'ambito del centrosinistra, che metta insieme da Bruno Tabacci a Federico Pizzarotti, fino a Beppe Sala. Più difficile lo scenario di una sua candidatura nel listone 'democratici e progressistì lanciato dal Nazareno, in cui dovrebbero finire, invece, Roberto Speranza (Articolo 1) e Enzo Maraio (Psi). Dal centrodestra Giovanni Toti mischia le carte, definendo «il programma di Carlo Calenda per molti aspetti condivisibile». Il dubbio che solleva, subito dopo, è sostanziale: «Non so quanti lo condivideranno nella coalizione di Letta...e quanti invece nella coalizione di centrodestra sarebbero pronti a sposarlo».

Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 00:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA