Campania e rifiuti: lo slancio dei Comuni virtuosi

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Rita Annunziata

Il recepimento del pacchetto di direttive europee sull’economia circolare entrato in vigore il 4 luglio del 2018 ha contribuito a determinare il contesto in cui gli Stati membri dovranno intervenire nei prossimi anni. Come sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, tra gli obiettivi principali emerge il limite massimo del 10% di rifiuti conferiti in discarica entro il 2035, ma anche «percentuali molto ambiziose di riciclo dei rifiuti prodotti» e un tetto annuo per abitante di 100 Kg di residuo secco. Secondo quanto rivelato dall’ultimo rapporto dell’associazione, oggi i Comuni italiani definibili “rifiuti free” (in cui i cittadini hanno contenuto la produzione di scarti non recuperabili al di sotto dei 75 Kg annui) sono 598, in crescita di 51 unità rispetto allo scorso anno. E lo slancio maggiore ha caratterizzato in particolare le regioni del Meridione. I Comuni virtuosi del Sud Italia, infatti, rappresentano oggi il 20,4% del totale, in crescita di 5,4 punti percentuali rispetto al 2019 (da 84 a 122), contro il 73,1% del Nord (da 421 a 437) e il 6,5% del Centro (in calo da 42 a 39). 

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A spingere la rimonta sono state soprattutto l’Abruzzo, con un balzo da 15 a 38 Comuni in classifica, la Campania (da 23 a 36) e la Sicilia (da uno a otto). «Dopo lunghi e difficilissimi anni di emergenza rifiuti», si legge nello studio, i Comuni della regione Campania in particolare hanno compiuto «enormi progressi nella raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Gli sforzi sostenuti sono stati notevoli e le percentuali di raccolta differenziata sono gradualmente cresciute, raggiungendo quasi gli obiettivi fissati dalla normativa vigente e, in alcuni casi particolarmente virtuosi, addirittura superandoli». Al primo posto tra le realtà con meno di 5mila abitanti si posiziona Domicella (in provincia di Avellino), accompagnata da Morcone (Salerno) tra i Comuni con un numero di abitanti compreso tra i 5mila e i 15mila, e Baronissi (Salerno) tra i Comuni con più di 15mila abitanti. A livello nazionale, invece, il Veneto mantiene il primato per la maggiore presenza di Comuni “rifiuti free”, pari a 168 (il 30% del totale). Seguono il Trentino-Alto Adige con 78 (28%) e il Friuli-Venezia Giulia con 48 (22%).

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Eppure, se da un lato il pacchetto di direttive europee sull’economia circolare rappresenta «un driver di cambiamento tecnologico importante dei processi di produzione e di consumo degli Stati membri», secondo l’analisi Circular capacity: stima del fabbisogno impiantistico per il piano nazionale di gestione dei rifiuti (urbani) del Centro studi in economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico (Cesisp), in Italia alcune aree territoriali restano in forte ritardo, «in primis a causa di un deficit impiantistico strutturale». La Campania, in particolare, si porrebbe molto vicina al benchmark virtuoso di riferimento (le tre regioni considerate “best performer” per aver già raggiunto due degli obiettivi comunitari di economia circolare, il 65% di raccolta differenziata e il 10% di rifiuti urbani conferiti in discarica, vale a dire Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige) per il conferimento in discarica, mentre resterebbe indietro di oltre 17 punti percentuali sul fronte della raccolta differenziata. Stando all’analisi, affinché i risultati raggiunti dalle “best performer” vengano eguagliati, è necessario dunque che le altre regioni riducano complessivamente il conferimento in discarica di circa 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti, incrementando parallelamente la capacità di trattamento negli impianti di termovalorizzazione di oltre 2,7 milioni di tonnellate.

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