Cannabis legale, 500mila firme: volano i sì al referendum

Domenica 19 Settembre 2021 di Gigi Di Fiore
Cannabis legale, 500mila firme: volano i sì al referendum

Quasi un record. In una settimana, sono già 500mila le firme raccolte dai promotori della proposta di referendum per depenalizzare l'uso della cannabis. Un traguardo festeggiato dal comitato referendario, costituito dalle associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum droghe, Antigone, Società della Ragione, con i partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani. «Una giorno straordinario, una strada di libertà contro i sovranismi», ha commentato Emma Bonino, leader di +Europa. Un traguardo ottenuto, per la prima volta nella storia del Paese, con una raccolta firme online consentendo l'accesso e la registrazione sul sito del comitato utilizzando lo Spid e la firma digitale. Il numero di firme raccolte è un traguardo non da poco, considerando che ne bastano 500mila per depositare la proposta all'esame della Corte costituzionale. Ma il comitato prosegue nella raccolta fino al termine ultimo del 30 settembre, per raggiungere la «soglia di sicurezza», in grado di garantire comunque il numero minimo necessario, anche dopo possibili firme annullate dalla Consulta.

Al centro del referendum ci sono due commi dell'articolo 73 del decreto presidenziale 309 dell'ottobre 1990. Norme che prevedono un processo penale per l'uso e la coltivazione di elevate quantità di cannabis. Oltre alla condanna, le norme fissano sanzioni amministrative come il ritiro della patente. Naturalmente, esclusa dalla richiesta di depenalizzazione resta l'ipotesi legata a associazioni criminali che sul traffico e la vendita di cannabis ricavano guadagni illegali. Spiega Antonella Soldo, componente del comitato referendario: «Firmano cittadini consapevoli, non stravaganti, anche molti iscritti a partiti che esprimono una posizione personale». È il caso, nel Pd, di Marco Furfaro e Matteo Orfini, che dice: «La mia per ora, insieme a quella di alcuni colleghi, è una adesione individuale, ma mi auguro davvero che il Partito Democratico possa sostenere, unito, la battaglia per la legalizzazione della cannabis». Sono tanti i giovani che firmano. La cannabis, «il fumo», come sostanza illegale alimenta guadagni di organizzazioni mafiose che la procurano e la vendono. Secondo i dati delle Prefetture raccolti nel 2020, il 43 per cento delle persone denunciate per reati di droga sono collegate alla cannabis e ai suoi derivati. La cannabis è la sostanza stupefacente più sequestrata dalle forze dell'ordine, con una percentuale del 50 per cento. La parte del leone la fa la marijuana. Seguono, nella classifica dei sequestri di sostanze stupefacenti, la cocaina con il 23 per cento, l'eroina con l'un per cento, le sostanze sintetiche con il 24 per cento. In totale, sono state 12066 le operazioni di polizia sull'uso di cannabis e suoi derivati. 

Che la legalizzazione sia la soluzione per tagliare guadagni alle organizzazioni mafiose lo pensa il comitato promotore del referendum. E Marco Cappato, che ne fa parte, dice: «Le 500mila firme raggiunte sul referendum cannabis legale sono una spinta significativa per abbandonare politiche che arricchiscono le mafie, intasano i tribunali e tolgono energie alle forze dell'ordine». E aggiunge: «Il totale silenzio dei capi dei grandi partiti, così come sta accadendo per il referendum sull'eutanasia legale, è un segnale preoccupante non tanto per i referendum, quanto per lo stato di salute della nostra democrazia e di partiti sempre più autoreferenziali».

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Di certo, sulla detenzione di sostanze psicotrope a uso personale, nel 2020 le Prefetture hanno ricevuto 32879 segnalazioni. In 24330 casi si trattava proprio di uso di cannabis. Tra i segnalati quasi 11mila hanno più di 40 anni, circa tremila sono minorenni. Secondo uno studio del professore Marco Rossi docente alla Sapienza di Roma, la legalizzazione e quindi vendita autorizzata dallo Stato, proprio come le sigarette, porterebbe introiti fiscali rilevanti. La stima dei guadagni arriva fino a sette miliardi di euro, con 35mila posti di lavoro potenziali per i punti vendita autorizzati. La cannabis come le sigarette o i prodotti alcolici, che fruttano consistenti tassazioni indirette allo Stato.

«Rispetto la democrazia e qualunque proposta, io non firmo e non firmerei perché per me la droga è sempre morte e sempre una sconfitta. Però siamo per fortuna in democrazia, quindi ognuno è libero di firmare per i referendum che vuole» commenta il leader della Lega, Matteo Salvini. Il centrodestra è contrario alla legalizzazione e Giorgia Meloni leader di Fdi parla di «programma che neanche i visitors hanno». Prende tempo sui commenti il segretario del Pd, Enrico Letta, che avverte: «La raccolta firme è iniziativa di altri, un grande partito discute non fa commenti con un tweet». Giuseppe Civati, che fa parte del comitato promotore con il partito Possibile, replica: «Noi siamo per mobilitarci per i diritti civili e sociali, senza soluzione di continuità. La società è matura ed è il momento di adottare ogni strumento possibile e democratico per rompere uno schema bloccato».

Nel centrodestra, l'opposizione alla legalizzazione è compatta. Spiega il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia: «Non saranno 500mila a fermare la nostra battaglia per la vita e contro la droga libera. Faremo parlare chi è uscito dal gorgo della droga, non permetteremo mai che prevalga la cultura della morte e della droga libera». 

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