CasaPound in marcia su Roma:
​a Napoli comanda la «Ducessa»

di Francesco Lo Dico

Bombe, raid, minacce e violenze contro gli immigrati: è a colpi di spranghe e insulti razzisti che Casapound prova spianarsi la strada verso il Parlamento. In passato vicino ai fascisti del terzo millennio, Traini aveva avuto infatti in Giancarlo Casseri, altro simpatizzante del gruppo condannato per l'omicidio di due senegalesi a Firenze, un sinistro precursore. E più di recente anche in Amedeo Mancini, simpatizzante di Casapound che definì «scimmia africana» il nigeriano Emmanuel Nnamdi, e poi lo uccise a Fermo con un pugno.

Ma all'alba del voto del 4 marzo, sono molti i candidati del partito di Iannone reduci da condanne e violenze contro gli immigrati. Tutti o quasi registi di una strategia che la Corte di Cassazione ha definito non limitata a casi singoli ma «orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema». Da Trento a Catania, il piano d'azione è sempre lo stesso: soffiare sul fuoco dell'invasione, scatenare una guerra tra poveri, pestare gli immigrati, e proclamarsi quindi come vendicatori degli italiani per lucrarne i consensi. È quanto affiora proprio nelle Marche, dove a Capodanno è stata incenerita dalle fiamme a Spinetoli una palazzina destinata ad accogliere i migranti. Un rogo doloso che ha acceso molti sospetti sui militanti di Casapound. Gli stessi che ora puntano alla Camera sul leader locale Giorgio Ferretti, che si è battuto per l'immediata chiusura del Cas Oasi di Carpineto in odio al «business degli immigrati«.

E accade così nel Lazio, dove Casapound candida a premier Simone Di Stefano, fratello di quel Davide condannato insieme ad altri nove militanti che attaccarono le forze dell'ordine. Si presentarono a volto coperto e con caschi in testa e poi lanciarono la rivolta di Casale San Nicola contro gli immigrati. Per gli stessi disordini del 2015, fu condannato a tre anni e sette mesi per lesioni e resistenza aggravata anche Francesco Amato, candidato di Cpi alla Camera nell'uninominale di Roma Montesacro. Non lontano da lì, al Collatino, prende posto anche Mauro Antonini, animatore del comitato di quartiere del Tiburtino III, dove un migrante eritreo 40enne fu ferito a coltellate lo scorso agosto in scontri con i residenti sostenuti da Casapound. In corsa all'uninominale di Primavalle c'è invece Simone Montagna, patron del comitato Fenix 13 che rivendicò la chiusura del Centro Enea che accoglieva 400 migranti a Casalotti, periferia ovest di Roma. Uno schema collaudato e difeso dalla Tartaruga anche a San Basilio, dove gli abitanti insorsero contro l'assegnazione di un alloggio a una famiglia marocchina, poi costretta a cambiare quartiere. E anche a Tor Bella Monaca, dove nel giugno scorso il bengalese Dulal Howlader, 52 anni, padre di un figlio disabile, fu insultato e picchiato a sangue da quattro estremisti che gli intimarono di tornarsene al suo Paese al grido di «negro di merda». La parata nera si conclude a Guidonia, dove lo studente immigrato Shasa Calì fu pestato lo scorso novembre. Finito in prognosi riservata, il liceale riconobbe nei suoi aggressori alcuni militanti di CasaPound. Ma il coordinatore locale Federico Rapini, che ora aspira alla Camera a Guidonia, negò fermamente le responsabilità dei suoi uomini.

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Martedì 6 Febbraio 2018, 09:54 - Ultimo aggiornamento: 07-02-2018 10:04
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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 11 commenti presenti
2018-02-07 09:06:20
Tutto quello che succede in Italia è colpa di Berlusconi bahhhhh
2018-02-06 21:35:50
Anacronismi storici e lessicali.
2018-02-06 20:27:40
Chiudere le sedi di questa gente...nessuna agibilità politica pe rquesti nostalgici del 20ennio !
2018-02-06 15:33:00
sovversione del fondamento democratico del sistema? sociomafioso, vi siete dimenticati di aggiungere
2018-02-06 13:54:15
....quel du non si capisce

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