Catello Maresca consigliere comunale e magistrato, il ministro Cartabia accelera sulla stretta: mai più porte girevoli

Venerdì 10 Dicembre 2021 di Gigi Di Fiore
Catello Maresca consigliere comunale e magistrato, il ministro Cartabia accelera sulla stretta: mai più porte girevoli

«Il Csm e l'ordinamento giudiziario sono il prossimo appuntamento di riforme» aveva assicurato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia. E ha mantenuto la promessa, annunciando le consultazioni con i partiti di maggioranza sulle ipotesi della sua riforma. Nodi spinosi: la composizione e l'elezione del Csm; l'alto numero di magistrati fuori ruolo con incarichi nei ministeri; l'ingresso in politica, accantonando la toga per poi rientrare senza problemi negli uffici giudiziari; i criteri seguiti per le nomine in incarichi direttivi. La vicenda di Catello Maresca, eletto consigliere comunale a Napoli e tre giorni fa tornato in ruolo con un incarico alla corte d'appello di Campobasso, ha accelerato il confronto su un disegno di legge sempre più urgente.

«Non esiste un mio caso - ha dichiarato Catello Maresca - Ho rispettato la legge, come hanno fatto altri colleghi. Se questa può essere l'occasione, ben venga una riflessione sul ruolo dei magistrati, prestati alla politica. Che sia però una riflessione che comprenda anche la posizione delle centinaia di colleghi, chiamati da ministri di partito a rivestire cariche politiche nell'esecutivo e che poi rientrano tranquillamente in servizio». Una stilettata dall'interno, che accresce la polemica su una questione di rilievo costituzionale. Riguarda il cosiddetto «elettorato passivo», la possibilità a ricoprire cariche elettive. Quattro anni è durato il procedimento al Csm, che lo ha «ammonito», del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, rimasto fuori ruolo senza dimettersi nonostante l'iscrizione al Pd. Stesso procedimento aveva affrontato Luigi Bobbio, ex pm a Napoli e parlamentare di An. Casi trasversali, in cui sono compresi anche alcuni esempi ricordati da Catello Maresca su colleghi rimasti in magistratura avendo incarichi in enti locali: Gennaro Marasca, assessore nella giunta regionale di Bassolino; Nicola Marrone sindaco di Portici; Nicola Graziano consigliere comunale ad Aversa; Mariano Brianda, consigliere a Sassari. E poi, in gran parte al ministero della Giustizia, decine di magistrati fuori ruolo nominati alla guida di direzioni poi rientrati in servizio per candidarsi in delicati incarichi direttivi. Esempi infiniti, in tutt'Italia. 

La ministra Cartabia ha chiarito le sue idee, che illustrerà la prossima settimana in una riunione collegiale con i partiti della maggioranza. Si dovrebbe cominciare dal sistema delle nomine nei posti direttivi degli uffici giudiziari: stop alle designazioni a pacchetto, che nascono da scambi e accordi tra le correnti della magistratura. Un sistema che il «caso Palamara» ha reso evidente, nelle centinaia di intercettazioni telefoniche della Procura di Perugia. Le nomine agli incarichi direttivi dovranno rispettare l'ordine cronologico dei posti scoperti, con audizione obbligatoria e non più discrezionale come adesso, dei candidati. Collegata alle nomine è la modifica del criterio di elezione dei consiglieri togati, con un sistema maggioritario su un numero da definire di collegi binominali e una sola preferenza. Tutto legato anche alla scelta sul numero dei consiglieri togati. Una riforma per le prossime elezioni del Csm, previste per luglio del prossimo anno. 

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La riforma del Csm, sollecitata più volte anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è attesa. Ma le ipotesi circolate sono già criticate da alcuni consiglieri togati, come Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita, che parlano di «trionfo del correntismo». Oltre al Csm, una riforma necessaria riguarda la disciplina rigida dei criteri per consentire l'ingresso in politica dei magistrati. Tante le ipotesi proposte negli anni. La ministra Cartabia ha anticipato le sue preferenze per un sistema che vieti la candidatura di un magistrato nel collegio in cui è compreso in tutto o in parte l'ufficio giudiziario dove ha lavorato negli ultimi tre anni. Poi, a candidatura accettata, dovrebbe ottenere l'aspettativa senza diritto allo stipendio.

Ma la riforma Cartabia non dovrebbe spingersi fino al blocco delle cosiddette «porte girevoli», la possibilità di uscire e rientrare in magistratura dopo l'incarico e l'impegno politico. Un'ipotesi prevista invece dal disegno di legge dell'ex ministro Alfonso Bonafede dei 5 Stelle. Con la riforma Cartabia, il magistrato che entra in politica potrà tornare a indossare la toga, ma con limitazioni e dopo essere rimasto fuori dalle funzioni giudiziarie per un periodo prefissato. Stretta rigorosa sul numero dei fuori ruolo, che dovrebbero essere al massimo 200, ognuno per non più di 10 anni nell'intera carriera. 

Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 09:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA