Le chiese sull'orlo del default: c'è l'ipotesi ticket per i turisti

Venerdì 31 Gennaio 2020 di Laura Larcan

Chiese a pagamento? L'ipotesi si fa sempre più strada. Per i turisti, ça va sans dire, e non certo per i fedeli nelle ore di cerimonia. L'annosa questione ruota tutta intorno al tema delle risorse per la manutenzione ordinaria, sempre ridotte al lumicino. E le chiese diventano un patrimonio a rischio. «Costi notevolissimi», dice Angelo Carbone, prefetto del Fec, il Fondo edifici di culto ente in consegna al Ministero dell'Interno, che detiene la proprietà di 700 chiese su tutta Italia, solo su Roma ne possiede 70. Da Santa Maria sopra Minerva nella Capitale a Santa Maria Novella a Firenze. «Abbiamo fatto un piano di interventi e attraverso un monitoraggio con le Soprintendenze abbiamo raccolto i dati. Servono oltre 70 milioni di euro. Soldi che il Fondo non ha. Il Viminale sta cercando risorse per avviare la campagna di interventi». Il biglietto potrebbe aiutare? «Sono d'accordo, lo ritengo indispensabile. Al Pantheon, per esempio, lo metterei subito», rincara il prefetto Carbone.

Imu della Chiesa, nel mirino i cinque miliardi di arretrati

Quello del ticket al monumento icona di Roma, che solo nel 2019 ha collezionato oltre 9 milioni di visitatori, ha riempito le cronache dei giornali negli ultimi due anni. Il progetto, nel 2018, era frutto dell'accordo tra il Ministero dei beni culturali guidato da Dario Franceschini, e il Vicariato, con l'introduzione di un biglietto simbolico di 2 euro, ma il successore al Collegio Romano congelò tutta l'operazione. Oggi il Pantheon avrebbe potuto contare su quasi 18 milioni di euro, un tesoretto prezioso per la manutenzione. La soluzione delle chiese a pagamento deve essere concordata anche con il Vicariato che vorrebbe mantenere «un senso di accoglienza nei luoghi di culto». Soprattutto a Roma, dove non si registrano ancora ticket. «Capisco che il Vicariato sia contrarissimo a introdurre un ticket, lo comprendo perché la chiesa è un luogo di culto, ma laddove c'è la possibilità di inserire un biglietto, si riesce a conservare i monumenti».

FIRENZE E BARCELLONA
Ma esempi virtuosi si registrano. «Nei complessi fiorentini come Santa Maria Novella o Santa Croce, se non ci fosse il biglietto, sarebbero abbandonati», riflette Carbone. A Santa Maria Novella si paga un ticket di 7,50 euro, ed è uno scrigno di meraviglie dell'arte. «Alla Sagrada Familia, però, per entrare servono 28 euro», commenta. «Ciò che ricaviamo da Santa Maria Novella serve a pagare gli interventi in altre chiese». E le emergenze non mancano. Proprio a Roma. Pensa a Santa Maria della Vittoria, che custodisce l'Estasi di Santa Teresa d'Avila, capolavoro assoluto del Bernini, ma divenuta meta di flussi massicci di turisti anche per il bestseller Angeli e Demoni di Dan Brown (con tanto di film blockbuster di Ron Howard con Tom Hanks) .

L'ALLARME
«I grandi flussi stanno distruggendo la chiesa», rincara il prefetto. Motivo? I numerosi e continui visitatori si appoggiano alla balaustra in marmo della Cappella Cornaro che sta di fronte all'opera, col risultato che la balaustra sta venendo giù. D'altronde, come in tutte le chiese, non c'è personale di custodia, e questa situazione crea un danno continuo. Per non parlare dell'esterno della chiesa: «Ci sono situazioni molto sconvenienti, sembra persino che ci siano persone che vendano biglietti abusivi a chi vuole entrare».
Il miraggio del biglietto aiuterebbe la tutela. Sono molti i complessi che avrebbero bisogno di interventi di manutenzione straordinaria. Le priorità riguardano le chiese che sono chiuse. A Roma, per esempio, ci sono i casi di Santa Maria sopra Minerva e i Santi Biagio e Carlo ai Catinari, chiusa quest'ultima dal 2016, dall'ultima scossa di terremoto. Con la Soprintendenza speciale di Roma, il Fec ha avviato una commissione permanente per monitorare lo stato delle chiese, e pianificare gli interventi necessari. «Ma i biglietti aiuterebbero».

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