I comunali al Sud: pochi, anziani e senza laurea: servono 40mila ingressi in Puglia e in Campania

Venerdì 5 Novembre 2021 di Marco Esposito
I comunali al Sud: pochi, anziani e senza laurea: servono 40mila ingressi in Puglia e in Campania

«Rinasce l'Italia. I Comuni al centro della nuova stagione». Si apre martedì a Parma, con uno slogan ottimistico, l'assemblea annuale dei sindaci. L'appuntamento, alla presenza di Sergio Mattarella e con l'intervento di undici ministri, è dal 9 all'11 novembre. Ma i sindaci di molti territori del Sud, a partire da quello di Napoli Gaetano Manfredi, sanno che c'è ben poco da sorridere se non ci sarà un immediato cambio di rotta. Dodici anni di strette finanziare, blocchi del turnover e federalismo fiscale applicato in modo truccato hanno lasciato il segno soprattutto nei municipi del Mezzogiorno.

In apparenza i dipendenti comunali sono equamente distribuiti sul territorio: 5,98 ogni mille abitanti al Centronord e 5,93 nel Mezzogiorno. Ma il dato è del tutto fuorviante perché nelle regioni a statuto speciale, tra le quali pesa non poco la Sicilia, i valori sono molto oltre la media e superano quota 9 ogni mille in Sicilia, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige. Nei seimila comuni delle regioni ordinarie, cioè quelli in cui a partire dal 2015 si è applicato il federalismo fiscale (con forti distorsioni rispetto al dettato costituzionale), la differenza Nord-Sud è marcata con Campania e Puglia in coda rispettivamente con 4,7 e 3,7 impiegati comunali ogni mille abitanti. Solo per raggiungere la media nazionale di 6 ogni mille, nei comuni delle due regioni meridionali andrebbero assunte 16mila persone.

Ma la situazione dell'organico è molto più grave di quanto lascino intendere i meri numeri del personale. Mancano i giovani, scarseggiano i laureati e tanti, tantissimi sono a un passo dalla pensione per cui oltre a coprire i buchi in organico, bisogna nel giro di pochi anni integrare il personale in uscita, per cui il totale di assunzioni necessarie in Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata è di almeno 40mila unità. Sia chiaro, anche al Nord ci sono municipi in sofferenza, soprattutto in Lombardia e Veneto, però è evidente che in vista dell'attuazione del Pnrr è nel Meridione che si avverte la drammatica situazione della macchina comunale.

Non a caso il primo concorso del Pnrr a partire è proprio rivolto ai municipi del Mezzogiorno, con 2.800 assunzioni. Il bando però nella prima versione è andato quasi deserto tra mancata partecipazione dei candidati e rinunce de vincitori, per cui si riparte con oltre 2.000 posti e domande da presentare entro il 15 novembre. C'è da augurarsi che dopo i correttivi messi a punto da Renato Brunetta il successo sia pieno, però i numeri dimostrano che siamo di fronte a una goccia nel mare. Si pensi che il Comune di Napoli, che in dieci anni è sceso da 11mila a 4.800 dipendenti, vedrà entrare appena 4 (quattro) tecnici sui 2.022 che saranno assunti. 

Del resto da quando, dopo il 2009, è iniziata la stretta finanziaria i dipendenti comunali sono stati falcidiati. I tagli ci sono stati dovunque, si dirà, ed è vero ma non hanno inciso nella stessa maniera visto che la flessione del personale del Comuni nel decennio 2009-2019 è stata del 20% con una riduzione di 83mila unità ma in Campania in dieci anni sono scesi del 36% con una contrazione di 14mila. Tornare ai 415mila comunali del 2009 è probabilmente improponibile, mentre appare più realistico portare ciascun territorio allo standard di 6 ogni mille. Adesso in Campania ne servirebbero oltre 7mila per raggiungere l'attuale media nazionale. E oltre 9mila in Puglia. E non basterebbe, perché vanno immediatamente messe in campo azioni per sostituire gli addetti troppo avanti in età. 

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La situazione nei 550 Comuni campani dal punto di vista dell'anzianità è la peggiore d'Italia. In base alla fotografia più aggiornata (che è del 2019) il 10% del personale comunale campano ha oltre 65 anni e un altro 36% è nella fascia 60-64 anni per cui il totale over 60 è di 46 su 100. Nessun territorio ha in servizio tanti anziani: la media di over 60 tra i comunali italiani è del 22%.

A bilanciare, per così dire, tutti questi anziani in Campania ci sono appena 7 dipendenti su cento con meno di 40 anni. L'anzianità può essere considerata un giacimento di esperienze, ma non c'è dubbio che è un patrimonio da rimpiazzare nel giro di pochissimi anni. E, nel farlo, sarà indispensabile valutare la formazione scolastica con maggiore attenzione di quanto si sia fatto in passato. Attualmente, in Campania, 20 comunali ogni 100 hanno una laurea (media Italia 25 su 100) mentre 27 su 100 si sono fermati alla scuola dell'obbligo e 53 su 100 al semplice diploma. In pratica il personale al lavoro nei municipi è meno istruito della popolazione che deve servire. La «nuova stagione dei Comuni» inizia se si cambia rotta su quantità e qualità.

Ultimo aggiornamento: 15:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA