Salvini non molla Forza Italia e rispunta l'ipotesi Giorgetti premier

Martedì 1 Maggio 2018 di Mario Ajello
RL'effetto Friuli, per Salvini e Berlusconi, che ieri comunque non si sono sentiti per festeggiare, sembra essere il «non ci lasceremo mai». Anche se, in politica, mai dire mai. Tanto è vero che il dialogo tra la Lega e M5S, che pareva sepolto ma neanche tanto, subito dopo i risultati friulani viene rilanciato da entrambe le parti. L'offerta di Di Maio a Salvini per un voto nazionale anticipato, che al leader leghista non dispiace affatto visto che - dice ai suoi - «vinciamo sempre e ovunque e la Lega è sempre più il punto di riferimento guida del centrodestra», non viene respinta a brutto muso ma considerata dalla Lega soltanto una opzione di riserva, una extrema ratio. La via principale che Salvini di rimando propone a Giggino è quella che il capo leghista sintetizza con le persone con cui ieri ha parlato e prevede: governo con tutto il centrodestra più i 5 stelle ma stavolta ci si aspetta che il Colle dia l'incarico a Salvini o a un altro esponente della Lega. In questo secondo caso, si fa il nome di Giorgetti. Che è la figura giusta, per antica consuetudine di rapporto, per la lealtà sempre riconosciuta al mediatore lumbard per eccellenza da parte berlusconiana fin dai tempi della leadership di Bossi, per garantire il Cavaliere anche nei suoi interessi aziendali presi recentemente di mira da Di Maio. Giorgetti, più di Salvini, anche agli occhi del Colle suscita meno riserve.
 
Dunque, Salvini alla proposta di voto targata Di Maio rilancia (ma i due non si sono sentiti ieri) con una contromossa maccheronicamente traducibile così: andiamo al governo insieme, ma adesso tocca a me (o a un altro) guidarlo visto che tu hai fatto di tutto ma non ci sei riuscito, e siccome il centrodestra non lo rompo tu devi abbassare le tue pretese anti-berlusconiane. Dopo il Friuli, si fa più forte l'esigenza insomma di arrivare a un nuovo contratto di governo centrodestra più 5 stelle. Ma il problema Berlusconi c'è, visto che l'ex premier - sempre tentato dalle sirene Pd e ancora più attratto da esse dopo le aperture di Renzi a un governo costituente - insiste sulla sua idea fissa: «Salvini vada in aula, prenda i voti o le astensioni costruttive che trova e può nascere un governo di minoranza di centrodestra sul modello Rajoy, sostenuto da chi ci sta». Magari anche dai dem nel caso, ma proprio i dem restano l'unico tabù incrollabile per Salvini: «Mai con il Pd».

Da parte leghista, considerando che ormai i rapporti di forza tra Lega e Forza Italia sono quelli che sono, si confida sul «senso di responsabilità» di Berlusconi. E i lumbard che hanno contatti con l'entourage del Cavaliere stanno facendo arrivare questi messaggi: «Presidente, dobbiamo dare un esecutivo agli italiani, ce lo chiedono e si sono stancati dei veti e contro-veti». Anche il neo-governatore friulano Fedriga, freschissimo di elezione, va facendo questo tipo di ragionamenti. Che poggiano sul fatto che se Di Maio, nelle trattative delle scorse settimane era più forte e quindi più arcigno nei niet contro Silvio, ora potrebbe mostrarsi più malleabile sotto questo aspetto. E Berlusconi? «Si adeguerà, come Bossi ha sempre fatto con lui», assicurano alcuni dei colonnelli leghisti. Che vedono un cambio di fase, o almeno sperano che davvero ci sia, e a proposito del Cavaliere insistono: «Deve scegliere tra nessun governo, visto che il governo Salvini che va a cercarsi random i voti in Parlamento come vorrebbe lui non lo faremo mai, e un governo del centrodestra unito allargato a M5S. Non è il tipo da tanto peggio tanto meglio». Questo si vedrà.

Di sicuro, la strategia di Salvini - arciconvinto che alle amministrative del 10 giugno il Carroccio spopolerà ovunque anche succhiando voti grillini come accaduto in Friuli - esclude governicchi e governoni. Puntando viceversa a un «governo vero». Ma per questo esito, «i 5 stelle devono smetterla di tergiversare». Non lo dice un leghista, ma lo dice il governatore ligure Toti, berlusconiano che parla in questo caso il linguaggio di Salvini. Il cui leit-motive è questo: «Ragionevolezza». La chiede a Di Maio, la chiede a Berlusconi, e non esclude di trovare la formula chimica che riesca a coagulare due forze politiche che in queste settimane si sono accanitamente combattute a colpi di improperi. Se continuano così si vota, ma Salvini vuole fare l'ultimo tentativo e lo considera una forma di rispetto per chi ha già votato. © RIPRODUZIONE RISERVATA