GIUSEPPE CONTE

Conte, garanzie a Draghi: «M5S leale con il governo un patto di fine mandato»

Sabato 5 Febbraio 2022 di Marco Conti
Conte, garanzie a Draghi: «M5S leale con il governo un patto di fine mandato»

La parte più interessante del colloquio tra Mario Draghi e Giuseppe Conte è senz'altro quella nella quale il leader del M5S ha spiegato al premier che il Movimento lo ha voluto lasciare a Palazzo Chigi perché lo ritiene «l'unico in grado di governare il Paese in questo momento e con questa maggioranza». Non è poco se si considera che l'ex premier, durante la travagliata settimana che si è poi conclusa con il bis di Mattarella, era annoverato tra i più tenaci avversari del premier, e non solo dalla stampa amica. 

Il colloquio di ieri è filato però liscio seppur con poche concessioni da parte di Draghi su alcune faccende che interessano il Movimento e non solo. Ancor meno interesse per qualunque patto di governo che tanto somiglia alla consueta Fase 2 del governo che è sempre l'anticamera della sua fine. Ciò che ha ribadito Conte all'uscita da Palazzo Chigi è che non era salito al primo piano per «parlare di caselle di governo, ma delle urgenze dei cittadini» e che «noi manteniamo la parola, siamo qui a ribadire la nostra massima compattezza per rilanciare azione di governo». L'incontro era stato chiesto dal leader del M5S subito dopo il voto dei grandi elettori che ha permesso la rielezione di Mattarella. Un impellente esigenza avvertita anche da Matteo Salvini che ha chiesto a Draghi di incontrarlo insieme al ministro del Carroccio Giancarlo Giorgetti. In attesa che Salvini smaltisca il Covid, Draghi ha iniziato con Conte quel giro dei partiti di maggioranza che - a poche settimane dall'ennesima campagna elettorale - mostrano sempre più evidenti segni di insofferenza nei confronti del suo governo.

Ovviamente anche Conte ha raccontato l'ora di colloquio citando i principali dossier aperti - dal caro bollette alla scuola, passando per la sanità e le crisi internazionali - ricordando anche a Draghi «la volontà, anticipata sempre linearmente dal M5S, di rafforzare governo e premiership». Ovvero te l'abbiamo sempre detto che per noi dovevi rimanere a Palazzo Chigi e non traslocare al Quirinale. «Nessuna preclusione personale, ma anzi la convinzione che l'attuale equilibrio di governo possa reggersi solo sulla figura del premier». Nel ribadire che si intende «rafforzare l'azione di governo» - racconta chi è vicino all'ex premier - si intende scacciare anche la favola del voto anticipato «che qualcuno ha agitato strumentalmente per sporcare la linea chiara e responsabile di Conte». Il riferimento, neppure tanto nascosto, è alla polemica con Luigi Di Maio che, secondo chi è vicino al leader del M5S, ha «ufficializzato in diretta tv la sua corrente subito dopo l'elezione di Mattarella», malgrado le correnti non siano ammesse nel M5S. 

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A Draghi le questioni interne ai partiti interessano molto poco. Ciò che ha ieri ribadito a Conte è il programma del governo che ora ruota principalmente sull'attuazione del riforme previste nel Pnrr che Conte ha ribadito di voler sostenere anche nell'incontro avuto a pranzo con il segretario del Pd Enrico Letta. Nessun passo indietro però sulle correzioni al Bonus 110% e forte resistenza, che di fatto è un no, ad un nuovo scostamento di bilancio che M5S, Lega e anche il Pd chiedono per calmierare il caro bollette anche a rischio di allarmare Bruxelles.

A tutti gli effetti Draghi continua nell'agenda di governo che è la stessa di un anno fa pur consapevole che tra coloro che non volevano il suo passaggio al Quirinale non c'erano solo quanti lo considerano insostituibile nel ruolo da premier, ma anche coloro che intendono picconarlo nella parte restante della legislatura. Con l'incontro di ieri Conte ha cercato di non essere annoverato tra i demolitori nella consapevolezza di quanto complicato sia affossare tale governo e aprire le strade alla fine anticipata della legislatura che rappresenta un vero spauracchio per i parlamentari 5S. 

Chiusa la parentesi del Quirinale, Draghi riprende con forza in mano l'azione di governo ripescando anche alcuni dossier che erano stati messi da parte. Per Draghi «il patto con i cittadini», proposto da Conte e in qualche modo anche dal Pd con la «sessione parlamentare sulle riforme», è quello stipulato un anno fa. Nulla vieta, per Palazzo Chigi, che i partiti di maggioranza ne siglino uno nuovo in Parlamento - come propone il Pd - ma per prima cosa dovrà contenere i punti dell'accordo di governo o non smentirli. Non piacciono invece i distinguo della Lega in consiglio dei ministri che, se dovessero tradursi in voti contrari nella aule parlamentari, costringerebbero il premier a lasciare Palazzo Chigi.

«Ci incontreremo spesso», fa sapere Conte al termine del colloquio confermando che per eliminare le scorie post elezione-Quirinale, ci vorrà del tempo e non è detto che la maggioranza ci riesca.

Ultimo aggiornamento: 12:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA