Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

GIUSEPPE CONTE

Conte, Raggi-Di Battista stringono l'avvocato: la mossa di far saltare Draghi è diventata un boomerang

Martedì 19 Luglio 2022 di Mario Ajello
L isolamento dell avvocato stretto dal duo Raggi-Dibba, la sua mossa è diventata un boomerang

Usando il linguaggio craxiano, c’è da dire che la volpe è finita in pellicceria. Ovvero Conte, che da neofita della politica pensava di saperla più lunga degli altri, s’è infilato con candore e sprovvedutezza, da leader che non riesce a guidare il suo partito ma neppure a lasciarsi guidare, nel trappolone in cui un po’ tutti lo hanno portato. Compreso Beppe Grillo. Il quale, dicono i pochi con cui sta parlando nella sua spola tra Genova e Marina di Bibbona (da Roma si tiene alla larga dopo i disastri provocati e patiti ultimamente), sarebbe «sconfortato» dalla condotta di Conte (non disse di lui: «Non ha capacità organizzativa né politica?») e dal dibattito interno degli ultimi giorni in M5S. Grillo avrebbe lamentato con i suoi interlocutori l’«eccessiva personalizzazione» di Giuseppe nello scontro con Draghi. «M’hanno rimasto solo ‘sti quattro cornuti», potrebbe dire Conte citando la proverbiale battuta dell’Audace colpo dei soliti ignoti. 

Che cosa significa infatti, si chiedevano ieri pomeriggio nel cerchio magico di Conte, la riunione notturna di Virginia Raggi con un po’ di grillini? Che è già cominciata la manovra dell’ex sindaco di Roma, non amica di Conte, per farlo fuori o per guidarlo nel revival del movimento combat dove lei ha molte più carte da giocare di lui? E non aveva calcolato, questo leader per caso, che se strappava con il governo non tutti i suoi ministri - D’Incà è un pezzo pesante a assai apprezzato da Draghi - non lo avrebbero seguito? E non ha insegnato niente, a questo politico-impolitico, che la scissione di Di Maio da lui calcolata - i suoi gli dicono bugie - in una ventina di parlamentari si è gonfiata invece fino a 62 nel mese scorso? Stesso errore di sottovalutazione ha compiuto in queste ore Giuseppe il quale ieri di botto s’è trovato quasi 30 stellati che non vogliono stare più con lui, ed era prevedibilissima la cosa. 

Una vecchia volpe della politica, Gianni Cervetti, roccioso ex dirigente del Pci, vicinissimo a Napolitano, ha appena dato una definizione perfetta del personaggio Conte: «Ha innescato qualcosa di cui non capisce nemmeno lui le ragioni». Non si raccapezza proprio più l’ex premier. Che non ha avuto la forza di far fuori Crippa da capogruppo, perché i deputati glielo hanno impedito, e ora assiste inerme ma apparentemente affaccendato al parlamentare amico di Grillo che gli toglie un altro pezzo di partito da sotto il naso ed è il sottoposto che sfiducia il principale con un blitz che è una beffa. 

E ancora: era immaginabilissimo, ma non per chi è sotto botta dell’Io e degli Altri, che a livello istituzionale e parlamentare sarebbe scattata la rete salva Draghi. Il bilancio, che sta naturalmente per essere strombazzato per grande trionfo dai media amici, comprende il taglio dei compensi al suo portavoce Casalino (troppo oneroso per i pochi soldi ormai a disposizione del gruppo dei deputati decimati); l’aumento numerico e di peso politico dell’esercito di Di Maio; il rischio, che forse è già certezza, che la coppia Dibba-Raggi gli ruberà il movimento all’indomani delle elezioni o forse anche prima perché come vietcong sono più credibili di lui. 

Video

E sta suscitando ilarità (non s’era mai sentito prima un leader di partito togliere la fiducia al governo “per le umiliazioni subite” ossia perché si è sentito offeso) lo sfogo verbale di Giuseppe La Frana (così lo chiama qualcuno dei suoi). Così come il fatto che senza M5S il nemico Draghi avrà un governo potenzialmente più forte e libero dagli ideologismi modello No al termovalorizzatore di Roma. È riuscito Conte a scatenare il mondo intero, dagli Usa al Vaticano, dagli ucraini ai grandi media internazionali, dalla Ue ai mercati, contro la sua mossa che in compenso sembrava far felice la Taverna: «Draghi? Lo sfonnamo!». 

Non è andata proprio così. Vittima dei propri raggiri, l’ex premier è quello che sta perdendo tutto e continua a rilanciare. E con questi chiari di luna, quando si andrà a votare Conte non toccherà palla nei collegi uninominali (perfino Letta pare aver perso la pazienza) e al massimo piazzerà una quindicina di eletti in Parlamento col proporzionale (lo hanno spinto a fare il Bertinotti in cambio di questa manciata di strapuntini). L’altra sera Giuseppe è pure rimasto chiuso fuori casa. Citofonava al portone del palazzetto all’angolo di Fontanella Borghese, ma nessuno gli apriva. E verrebbe quasi da offrigli una pizza, o un giaciglio, a un perdente di questo calibro. 

Ultimo aggiornamento: 13:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA