GIUSEPPE CONTE

Riforme, Conte: «Piano entro metà ottobre, agosto al lavoro». La task force comincia da digitale e infrastrutture

Mercoledì 29 Luglio 2020 di Alberto Gentili
Riforme, Conte: «Piano entro ottobre, agosto al lavoro». La tasl force comincia da digitale e infrastrutture

Cominciata con oltre un’ora di ritardo a causa del dibattito in Senato sullo stato di emergenza, la prima riunione (in notturna) della cabina di regia per decidere come spendere i 209 miliardi del Recovery fund è durata in tutto settanta minuti. Ma è servita, come ha spiegato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, «a definire le modalità tecniche per la redazione» del Recovery plan. Un piano che «mostrerà nel dettaglio le linee intervento, le fasi di sviluppo e le risorse destinate» ai vari progetti e alle riforme indispensabili per ottenere i sussidi a fondo perduto e i prestiti da parte dell’Unione europea. In primis, Sud, infrastrutture e digitalizzazione, così come raccomandato dalla Commissione Ue.

LEGGI ANCHE Covid, è stato d'emergenza fino al 15/10 

In sostanza il debutto del Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae, così si chiama la cabina di regia), guidato da Giuseppe Conte e coordinato dal responsabile per l’Europa Enzo Amendola, è stato un breve vertice sul metodo e sulle priorità. Durante il summit, presenti tutti i ministri e (in remoto) i rappresentanti di Regioni e Comuni, il premier ha chiesto ai responsabili dei vari dicasteri di predisporre «quanto prima i dossier» con cui definire gli interventi. E ha annunciato che il Ciae «lavorerà a ritmo sostenuto per l’intero mese d’agosto: abbiamo tempi strettissimi, bisogna correre. Si inizia subito, Amendola ha già convocato per le prossime ore la prima riunione dei tecnici del Comitato di valutazione con i delegati dei ministri: prima si fanno le scelte politiche, poi i dicasteri avranno a disposizione una struttura di servizio tecnico».

Di fronte a qualche ministro un tantino perplesso, il premier ha aggiunto: «Non partiamo da zero, abbiamo un piano di rilancio già elaborato a livello di ministri e di forze di maggioranza presentato» agli Stati generali di Villa Pamphili. «La prima cosa che faremo sarà selezionare quei progetti che sono più confacenti alle indicazioni del Next generation Eu e al Recovery Fund, per poi partire con la massima determinazione». Sud, infrastrutture e digitalizzazione, appunto. Più economia green, riforma giustizia, formazione.

Stabiliti timing e priorità, Conte ha arringato e provato a motivare i ministri: «Siamo di fronte a un’opportunità storica di riforma e sviluppo del nostro Paese. Nessun esecutivo, dobbiamo esserne consapevoli, ha mai goduto di queste opportunità. Ed è sicuramente una prospettiva concreta che ci viene offerta per migliorare il nostro Paese per renderlo più efficiente e competitivo». E per provare a durare fino al 2023.

 


«Vorrei che tutti a questo tavolo entrassimo da subito in una prospettiva che è l’unica giusta», ha proseguito Conte nel suo discorso motivazionale, «dobbiamo affrontare una grande responsabilità, per noi stessi, per il Paese intero che ci guarda e per l’Europa: è una grande sfida. Abbiamo vinto la prima sfida, quella di contribuire come Italia a ottenere questa svolta (è la prima volta che in Europa si ragiona di debito comune, vengono emessi titoli). Saremo chiamati a risponderne nei confronti di noi stessi, dei nostri figli, delle prossime generazioni, di tutti i cittadini europei».

Dopo l’orgia retorica, Conte è passato agli avvertimenti: «La puntualità nell’elaborazione» del Recovery plan «è una condizione, una premessa indispensabile per poter accedere al piano europeo. Ma non è sufficiente: dovremo essere assolutamente efficaci nella realizzazione del piano di investimenti e dobbiamo mantener fede a quello che sarà il cronoprogramma anticipato. E dovremo quindi - forse come mai nella nostra storia - dimostrare di esprimere una capacità amministrativa nel mettere a terra questo piano, nel perseguirlo, rispettare i cronoprogrammi, riuscire a implementarlo nei tempi giusti». Conte ha anche spiegato che il Recovery plan va presentato entro il 15 ottobre in modo da poter sperare di ottenere «il prefinanziamento del 10%».

Non è mancato un passaggio dedicato al rapporto con le Camere: «Ci predisponiamo a interloquire con il Parlamento, nella consapevolezza che la responsabilità nell’elaborazione dei progetti e nel perseguire il disegno di politica economica e sociale del Paese spetta al governo. Per un programma di tale portata è giusto il pieno coinvolgimento del Parlamento. L’interlocuzione sarà sostanziale e non solo formale».

Ultimo aggiornamento: 10:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA